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Intervista agli AlunaGeorge: il nuovo album «I Remember»

Dalle influenze musicali alla collaborazione con i Disclosure, fino al singolo di successo «I'm In Control»: intervista al duo londinese

 - Credit: © Ufficio stampa

12 Maggio 2016 | 17:00 di Giulia Ciavarelli

Non è semplice trovare la chiave di un successo duraturo quando si parla di musica elettronica poiché il rischio è sempre quello di replicare qualcosa che già c'è nel mercato discografico. A creare un'alchimia di suoni futuristici e richiami dance mai prevedibili ci pensa il duo londinese formato dalla cantante Aluna Francis e il produttore George Reid, insieme sono gli AlunaGeorge. Dopo aver abbandonato i precedenti impegni, la coppia si incontra virtualmente su MySpace e decide di entrare in studio nel 2009: il risultato è «Body Music» (2013), una combinazione elegante di stili nel quale spicca «You Know You Like». Il brano sperimenta la prima fortunata collaborazione con Dj Snake: il remix diventa manifesto di un successo web con 161 milioni su Spotify e più di 85 milioni di visualizzazioni su YouTube. È richiesta dai festival più importanti del mondo, come Rock in Rio e Coachella, per le sue carismatiche performance; intanto, sale l'attesa per il secondo album, «I Remember» (non ufficializzata la data di uscita).

«Posso avere un tè verde?» chiede Aluna Francis prima di cominciare l'intervista: avvolta da un cappotto argentato e un mini top nero, l'artista si racconta partendo dal quel tocco originale che ha saputo offrire alla musica di un determinato genere.

La vostra peculiarità è la sperimentazione di stili differenti, e questo spesso è un rischio.
«Certo, potrebbe esserlo perché facciamo qualcosa di inusuale per quel settore, accettando il fatto che alle persone poteva non piacere. Ma siamo musicisti, e desideriamo creare qualcosa che il pubblico non ha mai sentito perché non sarebbe divertente copiare quello già fatto da altri. L'originalità non è necessariamente quello che diverte le persone, piuttosto è un racconto nel quale tutti si possono identificare».

La miscela esplosiva del vostro suono si avverte soprattutto durante i concerti.
«Suonare dal vivo la musica elettronica è un lungo ed interessante viaggio. Ho lavorato duramente per creare i miei show: secondo me la tecnologia non si sta sviluppando alla stessa velocità della musica. Voglio creare qualcosa di ibrido tra l'elettronica e gli strumenti che suono, ma è difficile. Trascorriamo tanto tempo ad arrangiare le canzoni al fine di eseguirle sul palco nel miglior modo possibile, potenziando il fattore divertimento e stando attenti all'integrità dell'album».

In uno dei singoli più recenti, «I'm In Control», quale immagine della donna vuoi descrivere?
«La canzone parla appunto di una donna che nella sua testa sa quello che vuole ma si rende conto che tutti vogliono sapere ciò che desidera. Trovo che sia attraente e sexy ascoltare cosa vuole una donna».

Sono una fan della traccia «White Noise» realizzata con i Disclosure. Come è andata?
«Dopo un nostro concerto a Brixton, ci siamo ritrovati a parlare nel backstage con loro: ci hanno detto che stavano scrivendo il nuovo album e ci hanno invitato nel loro studio. In un solo giorno abbiamo registrato la maggior parte della canzone e poi siamo ritornati per incidere la parte finale».

Hai registrato l'album in un piccolo studio a Londra: ti ha influenzato l'atmosfera di una metropoli così multiculturale?
«Ci sono tante influenze provenienti da tutto il mondo e si ha accesso a quasi ogni tipo di musica: in maniera inconscia, si viene a contatto con una bella miscela di suoni e ritmi. A volte scrivo con la chitarra e sento un po' di folk, ma poi aggiungo i tamburi e diventa una canzone R&B»

A cosa ti ispiri per la composizione dei testi?
«Non scrivo canzoni autobiografiche perché parlerei di qualcosa solo mio: il primo album era basato sulle storie di altre persone, mentre nel nuovo ho sviluppato le mie capacità in modo da essere più obiettiva e raccontare le cose con una diversa prospettiva».

Pensi che la musica possa avere un ruolo importante nel condizionare le menti delle persone?
«Le influenze musicali sono molto sottili: possono però aprire le porte della propria creatività e stimolare la fantasia. La musica è utile quando c'è uno spazio per il pensiero, e non credo sia la piattaforma giusta per il dibattito politico. Ci sono tanti altri mezzi di comunicazione che dicono alla gente cosa fare e cosa pensare. Mi piace trasmettere messaggi su come affrontare la vita e far crescere la propria fiducia».