Home MusicaDischi in uscitaIntervista a Giorgio Poi: è uscito il suo nuovo album “Smog”

Intervista a Giorgio Poi: è uscito il suo nuovo album “Smog”

Una chiacchierata col cantautore per parlare del suo nuovo album, del tour all'estero coi Phoenix e delle collaborazioni con Carl Brave, Calcutta e Frah Quintale

Foto: Giorgio Poi  - Credit: © Federico Torra

08 Marzo 2019 | 9:00 di Cecilia Esposito

Vi avevamo già presentato Giorgio Poi qualche mese fa, in occasione della sua performance di "Walking On A Dream" per Red Bull Music. Oggi torniamo a parlare di lui in occasione di una bellissima novità che lo riguarda. Ebbene, dopo un tour all'estero, apparizioni centellinate sui palchi di noti musicisti e una manciata di singoli di successo, oggi, finalmente esce "Smog", il suo secondo album. 

Anticipato dai singoli "Vinavil" e "Stella" - e da una collaborazione spaccacuore con Calcutta per il brano "La Musica Italiana" - "Smog" arriva dopo due anni dall'album di debutto di Giorgio Poi, "Fa Niente", ed è tutto ciò che di meglio potete aspettarvi da lui. Circa ventisette minuti di musica da bere tutta d'un sorso come un bel bicchiere d'acqua fresca con una fetta di limone in un pomeriggio di giugno. Niente sorprese, niente passi azzardati, ed è bello così: le atmosfere effervescenti, oniriche, vagamente psichedeliche, a cui ci ha abituati tornano a farci sognare, ed è un piacere anche rincontrare di nuovo i suoi testi così vividi e colorati che si imprimono nella memoria. Insomma, se già il primo album ci aveva fatto innamorare, "Smog" è quel passo in più che può solo confermare il talento del cantautore. 

In occasione dell'uscita del suo nuovo album, abbiamo fatto quattro chiacchiere con Giorgio Poi, per parlare di "Smog", ma anche della sua esperienza all'estero, delle sue collaborazioni e di molto altro. 

Per molti tu ormai non hai bisogno di presentazioni, ma immaginiamo un nostro lettore che ti ascolta oggi per la prima volta: cosa dovrebbe sapere di fondamentale sul tuo conto? Come artista e come persona, vale tutto.
Io direi niente, in realtà. Se uno non sa niente, ascolta una cosa, sente un nome e si fa una sua idea. Credo che questa sia la cosa principale: giudicare senza nessun preconcetto.

Quindi giochi sull'effetto sorpresa?
Direi che non è fondamentale sapere qualcosa di me per valutare una mia canzone, può piacerti o non piacerti a prescindere. Poi tutte le descrizioni sono un qualcosa in più, o un qualcosa in meno [ride].

"Smog" è il tuo nuomo album: ti va di parlarmene un po'? Magari a partire dal titolo. 
In realtà era per me il titolo del disegno che c'è in copertina, con questi personaggi che fumano. Non si tratta di un concept album, non è un disco che parla di smog, o, almeno, non soltanto. Ci sono dei piccolissimi riferimenti, ma sono quasi casuali. Mi piaceva l'idea di un nome un po' fumoso, vago anche. Una parola che sentiamo spesso e alla quale pensiamo – almeno io, me la sento addosso e ce l'avevo in testa da qualche parte.

Foto: La cover di Smog di Giorgio Poi

Sono passati due anni da "Fa Niente": cosa è cambiato in questo lasso di tempo che ti ha portato a scrivere "Smog"?
Per me è cambiato tutto, è cambiata la mia vita completamente. “Fa Niente” l'ho scritto che vivevo a Berlino, mentre “Smog” l'ho scritto in Italia, adesso infatti vivo a Bologna, ed è stato un passaggio abbastanza importante per me che ha stravolto la mia vita. È un disco scritto con l'esperienza del primo, quindi con alle spalle un lunghissimo tour e tutte le cose che ho fatto dalla scrittura di “Fa Niente” a quella di “Smog”. È difficile per me dire quali elementi sono frutto di quale cambiamento o di quale influenza, è stato piuttosto un percorso spontaneo di cui poi la scrittura ha risentito.

C'è un brano di "Smog" a cui sei particolarmente affezionato?
Ancora devo capire qual è. Per adesso mi sembra di voler bene a tutti allo stesso modo, più o meno. Anzi no, non a tutti allo stesso modo, ma a ognuno in modo diverso, nella stessa quantità. Secondo me la preferita l'avrò fra un anno, sarà quella che magari mi sono divertito di più suonare dal vivo. Anche nel caso del primo disco, l'ho scelta dopo molto tempo.

Sei reduce da un tour all'estero con i Phoenix: com'è stato cantare davanti a un pubblico straniero e come ha reagito alla tua musica?
Inizialmente sulle facce del publico c'era un po' di sorpresa, non capivano bene cosa stesse succedendo, perché non se l'aspettavano [ride]. Però dopo un primo momento di “confusione”, sono entrati dentro questa cosa e l'hanno apprezzata anche se non capivano cosa stavo dicendo. Diciamo anche che lo show che abbiamo portato in giro l'anno scorso era molto musicale, c'erano lunghi momenti strumentali, quindi poteva essere capito e apprezzato anche da chi non capisce l'italiano. Non si è trattato di un concerto da sing-along, ecco, ma di uno spettacolo adatto anche per un pubblico che non capiva la lingua. Hanno reagito benissimo, è stata un'esperienza incredibile, meravigliosa.

Qualche aneddoto divertente della vita in tour con la band francese? Attento a cosa racconti, eh.
[ride] Questa è una domanda a cui non so rispondere. Quando qualcuno mi dice “raccontami qualcosa” io buio totale e non ho niente da dire, non mi ricordo nulla [ride], come se in tour non ci fossi mai stato. Non lo so, anche perché magari una cosa divertente lo è stata lì per lì, che ci ha fatto ridere sul momento, ma poi a raccontarla non è così straordinaria. Diciamo che non è successo niente di incredibile, sono successe tante belle cose credibili che ci hanno divertito.

Nell'ultimo anno hai duettato con Frah Quintale, Carl Brave e Calcutta: qual è la collaborazione che ti ha più divertito?
È una domanda a cui non posso rispondere perché altrimenti sarebbe una graduatoria delle collaborazioni [ride]. Onestamente tutte, perché sono state molto diverse per le loro dinamiche. Per qualla con Frah Quintale, ad esempio, io ho scritto prima il ritornello e poi lui ha aggiunto le strofe. Con Carl Brave, invece, lui mi ha inviato il pezzo già fatto con le sue strofe e io dovevo incastrarmi dentro con un ritornello, mentre per quella con Calcutta io ho scritto le strofe e il ritornello e lui poi ha fatto la sua parte. Sono state dinamiche molto diverse, ognuna a modo suo è stata nuova per me e divertente. Ovviamente quella con Calcutta è proprio una canzone “mia”, una canzone che ho pensato e prodotto io, che è nel mio nuovo disco e che suonerò dal vivo, mentre le altre fanno meno parte del mio mondo sonoro.

Musicista, cantautore, produttore e perfino illustratore per il tuo nuovo album: cosa vorresti essere che non sei ancora stato? 
Papa [ride]. Niente in realtà, diciamo che non ho aspirazioni a essere videomaker, regista oppure scrittore per il momento, non sono interessato ad altro. Anzi, forse in futuro sarò un po' più me.