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Ivano Fossati: «Solo Mina poteva riportarmi in uno studio di registrazione»

Il cantante ligure spiega così il ritorno alla discografia dopo un'assenza durata otto anni. L'occasione è “Mina Fossati”, il nuovo album di inediti dei due giganti della musica italiana che esce il 22 novembre per Sony Music

Foto: La copertina di "Mina Fossati"

20 Novembre 2019 | 13:54 di Andrea Di Quarto

«La mia idea era davvero quella di restare in ozio e dedicarmi alle mie cose e alla mia famiglia. Mina era l'unica persona che poteva riportarmi in uno studio di registrazione. Ormai ero uscito da quella routine disco-intervista-tournée-disco che per me era diventata davvero pesante. L'ho fatto per 42 anni e quando mi sono staccato ho capito che era la decisione giusta da prendere. Quindi questo disco per me rappresenta un'eccezione e una gioia. Una gioia che non mi sarei negato per nessuna ragione al mondo».

• Quando Mina chiamò Fossati e gli disse...

Ivano Fossati spiega così il ritorno alla discografia dopo un'assenza durata otto anni. L'occasione è “Mina Fossati”, il nuovo album di inediti dei due giganti della musica italiana che esce il 22 novembre per Sony Music. I due artisti anziché scegliere la via più facile delle cover reciproche hanno optato per 11 brani inediti, scritti e composti da Fossati e cantati da entrambi.

«C'è un antefatto: questo disco dovevamo farlo nel 1997», spiega il cantautore ligure. «C'eravamo accordati per farlo e stavamo per realizzarlo. Poi qualcosa andò storto a livello di case discografiche e non se ne fece più nulla. Ho scoperto due anni fa che Mina pensava ancora a questa idea, non immaginavo nemmeno che se lo ricordasse. Ci conosciamo da tanti anni, anche se non ci siamo mai frequentati, ma tra di noi c'è una grandissima stima. Ci ho pensato un attimo e confesso che la proposta mi ha spiazzato un po'. Sono stato titubante per un momento, poi tornato a casa ne ho parlato con mia moglie che mi ha detto: “Se dici di no a Mina chiedo il divorzio”».

Fra i due artisti, che hanno lavorato insieme nello studio di registrazione luganese di Massimiliano Pani, figlio di Mina e produttore dell'album, si è creata da subito un'alchimia: «Noi abbiamo l'idea che lei sia (solo) una grandissima cantante. La verità è che lavorare con Mina significa lavorare con una grandissima musicista. Dietro ogni parola che canta c'è sempre un pensiero. Tutte le sue undici interpretazioni in questo disco meriterebbero una lectio magistralis per essere spiegate punto per punto. Fa delle cose che sono di una raffinatezza incredibile, ma non sono studiate: Mina non progetta, semplicemente pensa. Dietro a ogni parola e a ogni sua emissione vocale c'è sempre il pensiero. È lo stesso atteggiamento che hanno i grandi jazzisti. Quando ascolti un assolo di John Coltrane sai che lui in quel momento sta pensando e si sta esprimendo attraverso la musica. Vi assicuro che nel caso di Mina è la stessa cosa».

Duettare con una cantante di questo calibro è stata una sfida non da poco per il “pensionato” Fossati: «Quando hai come contraltare una cantante di un simile livello non vuoi sfigurare. Lei ha una tecnica immensa, ma non la usa, la sua è espressività. Allora cerchi di fare il tuo meglio. Io avevo inciso delle tracce senza la sua voce, quando l'abbiamo aggiunta io ho detto: “No, così non la incido, voglio ricantarla! Lei ti porta a migliorarti. Inoltre è una persona adorabile. Durante la lavorazione mi ha mandato un pezzo e mi ha detto: “Sai, ho provato ad appoggiare una voce su quella base. Sentila e dimmi, se non va, la ricanto. Dopo averla sentita l'ho richiamata dicendole: “Se la vuoi ricantare devi passare sul mio cadavere”.

Fossati sottolinea anche come non sia stato semplice scrivere questo album: «La mia tonalità ha bisogno di vocali molto lunghe, mentre quella di Mina no. Quindi a volte dovevo dire le stesse cose con meno parole. Noterete che non ci sono acuti: è tutta colpa mia, perché non li ho scritti. Sono abituato a scrivere per me, per la mia voce la parola acuto non esiste. Ma va bene così. Non mi sono mai posto il problema di mettere Mina alla prova, so cosa può fare. Ci siamo posti, invece, il problema di raccontare, come due attori, come due narratori. Questo è un disco sul presente».