Jack Savoretti: arriva “Europiana” per farci stare bene

L'incontro tra la musica europea e quella americana e un desiderio di festa, disponibile dal 25 giugno

Jack Savoretti  Credit: © Chris Floyd
24 Giugno 2021 alle 11:36

Jack Savoretti torna dal 25 giugno con un nuovo album di inediti dal titolo “Europiana”. Ad anticiparlo è stato il singolo “Who’s Hurting Who” che ha visto la partecipazione di Nile Rogers, co-fondatore degli Chic.

Un disco che vuole attualizzare i suoni vintage degli Anni 60 e 70 e raccontare l’incontro tra la musica americana e la musica europea, ma soprattutto far stare bene chi lo ascolta. «Ho chiesto a Nile Rogers di fare parte di questo progetto, perché come spesso è successo nella mia carriera mi sono trovato a dire “Qui ci starebbe bene una chitarra stile Nile Rogers”. Lui ha contribuito a creare questa cosa che io chiamo “Europiana”, questa musica europea trasformata dalla musica americana».

“Europiana” non viene però dallo stesso luogo da cui arriva la disco americana «È voglia di vivere, una voglia di lusso, di romanticismo, di celebrare». Un concept album, lo definisce, «Una colonna sonora di un film che non è mai stato fatto, ma spero che quando lo sentirete nella vostra mente appaia il film della vostra infanzia, della vostra gioventù, delle vacanze estive.

In un momento storico un cui la Gran Bretagna si trova spaccata in due sull’Europa dopo la Brexit «Volevo celebrare quanto culturalmente siamo legati, con leggerezza».

Nel disco, in particolare in “More Than Ever”, emerge l’importanza dei ricordi estivi, dei viaggi dell’infanzia che ora Jack Savoretti fa coi suoi figli «Questo anno ci ha fatto rivalutare le cose che davamo per scontate». Nell’ultimo brano dell’album, “War of Words” c’è infatti un coro di bambini, tra cui i suoi figli e quelli dei suoi musicisti, «Abbiamo visto la politica usare le parole in maniera aggressiva, per dividere. Volevo far sapere loro che per me non è così che si può andare avanti, una guerra di parole non ci porterà a migliorare. È una canzone di speranza, non c’è niente che dia più speranza di un coro di ragazzini che cantano»

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