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Lacuna Coil e il nuovo album «Delirium», l’intervista

«Il disco parla degli orrori che affrontiamo nella vita di tutti i giorni, esplorando l’ignoto e trovando la via giusta»: il 27 maggio esce l’ottavo album del gruppo metal italiano

Foto: Lacuna Coil  - Credit: © Facebook

23 Maggio 2016 | 09:00 di Giulia Ciavarelli

Tra i nomi italiani che circolano all'estero ci sono i Lacuna Coil: il gruppo nato a Milano nel 1994 si è proiettato subito oltre i confini del nostro paese, divenendo la band metal italiana più famosa al mondo. Se si pensa all'attuale realtà discografica, il loro percorso musicale è anomalo: non sono mai entrati nei cliché, concentrandosi sull'unità della band e sulla creazione di un suono aperto mai ripetitivo. Il risultato è una vera sperimentazione di suoni, voci e tematiche. Grazie alla loro resa e pratica live, hanno attirato una grande attenzione internazionale, tanto da rientrare nella prestigiosa classifica della rivista Billboard.

«Delirium», l'ottavo album della carriera, sembra essere una produzione diversa dalle altre, più libera e creativa; ne parliamo con i due cantanti dei Lacuna Coil, Cristina Scabbia e Andrea Ferro.

Partiamo da «Delirium», l'album segna una nuova fase della vostra carriera.
Cristina: «È il primo disco che produciamo da soli, questa è una delle principali novità. In passato ci hanno affiancato produttori importanti: se da una parte hanno condizionato in qualche modo il prodotto finale, dall'altra abbiamo imparato molto da loro. Ci siamo presi tutti i rischi e le soddisfazioni, controllando personalmente il lavoro dall'inizio alla fine. Abbiamo curato molto anche il visual: volevamo un album realistico, che riportasse non episodi di fantasia ma sensazioni vissute veramente e trattate con rispetto».

Questa è un'epoca in cui cerchiamo continuamente certezze, e voi invece affrontate le nostre ossessioni.
Cristina: «Viviamo in un mondo plastificato, non ci sembrava giusto far uscire qualcosa che cercasse il compromesso. L'argomento è trattato con serietà perché nei testi c'è la nostra esperienza personale. Di solito, i problemi mentali sono visti con una certa distanza mentre non ci accorgiamo che molte azioni della vita quotidiana, come l'essere sempre connessi con il mondo attraverso un telefonino, sono "follie". Anche visivamente, doveva essere una lavoro non preconfezionato».

Infatti l'artwork dell'album è curato nei minimi dettagli.
Andrea: «Nel book all'interno del disco ci sono molte foto di persone ricoverate nei manicomi, le abbiamo guardate su internet. La forza degli scatti sta nella loro naturalezza, non ci sono effetti speciali o grafiche eccessive. "Delirium" lo paragoniamo ad un viaggio: c'è un'idea di base e una location, vogliamo sia un album non solo da ascoltare ma anche da vedere».

Il punto di partenza è proprio un luogo fisico, il sanatorio. Cosa vuol significare?
Andrea: «La tematica è la pazzia nel suo contesto medico e riportata nelle piccole ossessioni quotidiane. È un luogo fittizio per rappresentare al meglio il disco. Prima ancora di individuare il concept, abbiamo visitato per curiosità alcuni ex-manicomi: uno a Milano e uno a Brescia. Ci hanno colpiti molto, e nel disco abbiamo deciso di inserire casi di malattia mentale riportati però alla vita reale come le piccole follie quotidiane o riferimenti al momento storico che stiamo vivendo, incerto e pazzo a modo suo. Per comprendere meglio questo binomio, posso fare un esempio».

Quale?
Andrea: «"You Love Me Cause I Hate You? è ispirata alla sindrome di Stoccolma: abbiamo utilizzato un concetto medico per esprimere sensazioni reali, paragonandolo a quelle relazioni negative in cui ti senti ?prigioniero?, e che non riesci a lasciare andare. Abbiamo vissuto questa esperienza: nei nostri testi raccontiamo storie vissute personalmente o sensazioni molto vicine a noi».

Tra le sonorità, c'è un evidente spostamento verso l'heavy.
Cristina: «Ci piaceva l'idea di fare qualcosa di inaspettato. Ora ci sono generi ripuliti e confezionati, la nostra è stata una reale (e rischiosa) inversione di marcia. Penso sia la cosa più onesta che i Lacuna Coil potessero fare, e credo ci sia la possibilità di essere compresi nella maniera più appropriata».

Dal 2014, siete stati travolti da numerosi cambiamenti. Vi hanno influenzato nel modo di lavorare?
Cristina: «Quando gli ex-membri hanno deciso di abbandonare il gruppo non c'è stata tensione tra noi, ma la dipartita del chitarrista Maus (Marco Biazzi) è stata uno shock emotivo. In realtà, questo avvenimento ci ha dato una motivazione in più per fare qualcosa di non programmato come il fatto di avere tanti ospiti nel disco. Dall'amico Myles Kennedy a Mark Vollelunga, il nostro fonico Marco Barrusso, Diego Cavallotti e Alessandro La Porta: tutti hanno contribuito alla diversità del disco e lo hanno arricchito con il loro personale sound».

Dopo «Delirium», come saranno i vostri concerti?

Cristina: «Musicalmente, in sede live porteremo gli stessi suoni e la stessa energia di sempre. Pensiamo ad una scenografia diversa con costumi nuovi: l'unico problema sarà amalgamare il nostro repertorio con i nuovi pezzi. Stiamo valutando se dividere lo show in due parti, una con gli abiti dei precedenti dischi e l'altra con le canzoni nuove».

Siete apprezzati molto in Nord America, Inghilterra e nei Paesi Scandinavi. In cosa, però, vi sentite italiani?
Cristina: «L'italianità c'è sempre. Un esempio? Fin dal primo tour, ci siamo portati la caffettiera con tanti pacchi di caffè. Addirittura durante le prime registrazioni in Germania, avevamo un furgone pieno di pasta, pomodoro, vino e olio. E poi andiamo d'accordo con tutti, venivano tutti nei nostri camerini ad assaggiare le specialità italiane! Il nostro percorso è stato anomalo: abbiamo raggiunto il successo all'estero e ora siamo ritornati ?a casa?».

Avete detto che il disco accomuna i fan di vecchia data con i nuovi ascoltatori, in che modo?
Cristina: «Con la produzione, i suoni e le influenze moderne: abbiamo gli occhi puntati sul futuro. Ci sono elementi riconducibili al passato, come i cantanti di Andrea e la struttura complessa di alcune canzoni, ma vogliamo essere un gruppo contemporaneo. Cerchiamo di avere un'attitudine al passo con i tempi, cercando di capire chi sono i Lacuna Coil nel 2016».
Andrea: «Ci sentiamo come se fossimo al primo disco, proprio perché c'è una lineup nuova che ha portato novità e innovazione. Abbiamo lo stesso entusiasmo e la passione degli esordi. Siamo emozionati per l'uscita del disco, e anche curiosi di come il pubblico accoglierà il nostro lavoro».