Home MusicaDischi in uscitaLiam Gallagher, con “Why me? Why not?” «Voglio riportare il rock’n’roll alle masse»

Liam Gallagher, con “Why me? Why not?” «Voglio riportare il rock’n’roll alle masse»

«La più importante icona del rock'n'roll» per autodefinizione torna col suo secondo album da solista. L'ex Oasis è pronto a dare al pubblico quello che vuole: le chitarre, il punk e un po' di "attitude"

Foto: Liam Gallagher  - Credit: © Ufficio Stampa

20 Settembre 2019 | 17:47 di Manuela Puglisi

«Bisogna andare a letto presto, svegliarsi presto. Mi piace uscire la mattina prima che inizi il caos, alle 6, quando ci sono giusto un paio di persone coi loro cani, gli scoiattoli, i gatti» quando ci si può godere una corsetta in santa pace. Non riconoscete il Liam Gallagher di sempre? Quello che beve il té col cucchiaio da un piatto fondo con un tovagliolo legato al collo e impazza su Twitter dando della "couch potato" al fratello Noel?

«Non sono certo Sting, non faccio yoga per nove ore di fila» si sente in dovere di rassicurare l'ex Oasis che esce con il suo secondo album solista, "Why me? Why Not?", il 20 settembre. Ad anticiparlo sono stati quattro brani: “Shockwave”, “The River”, “Once” e “One of Us”. Ingredienti? Chitarre, rock'n'roll «Un po' di punk, un po' di atteggiamento».

Dopo un tour di 23 date in UK, Gallagher arriverà anche in Italia: il 15 febbraio 2020 a Roma (Palazzo dello Sport) e il 16 a Milano (Mediolanum Forum). «Nei live ci saranno: delle canzoni degli Oasis, una decina, cinque da "As you were" e cinque da "Why me? Why not?"» perché, quando si tratta dei suoi fan, non vuole proprio scontentare nessuno.

L'abbiamo incontrato per parlare del secondo progetto che porta il suo nome e da adesso «Potete farne ciò che volete. L'album è finito, è vostro».

Why me? Why not?

In caso foste un po' preoccupati per sua svolta (parzialmente) salutista, aspettate di sentire cos'ha da raccontare sul titolo.

Innanzitutto: un aneddoto che coinvolge John Lennon. Non poteva certo mancare. Un giorno, Liam compra un disegno di Lennon, sopra c'è scritto "Why me?". Quando racconta la cosa a Yoko Ono lei prontamente gli dice «Ce n'è un altro, sai? Te lo mando». «Sono tornato in inghilterra, me ne stavo seduto in giardino coi miei gatti Mick e Keith, quando hanno suonato alla porta per consegnarmelo: John Lennon seduto su una poltrona con un gatto, nella stessa posizione in cui ero non più di mezz'ora prima e c'era scritto “Why not?”».

Un chiaro segno da parte dell'universo. Non si tratta però solo dell'ennesima "sparata" a tema Beatles, dietro la storiella c'è di più. Una vibrazione positiva «Molte persone sono un po' timide, hanno paura di essere grandi, di quanto sono brave, che le persone le giudichino arroganti. Se hai ottenuto qualcosa dovresti urlarlo». Un invito, insomma, a osare e a non farsi bloccare dal timore del giudizio degli altri. Materia in cui è senz'altro un grande maestro.

Cantanti e cantautori

Certo, quando gli Oasis si sono sciolti (o forse sarebbe meglio dire "dissolti") in molti si saranno chiesti che fine avrebbe fatto Liam. Chi gliele avrebbe scritte ora le canzoni? Quello che troviamo, però, è un uomo fortemente consapevole dei propri limiti che si trova estremamente a proprio agio nel farsi aiutare nella scrittura dei brani. Equilibrato, verrebbe da dire, per quanto possa suonare una parola strana da associare al suo nome.

«Non sono un cantautore, sono un cantante, le canzoni le ha sempre scritte Noel. Io posso scriverne qualcuna, ma ci metterei una vita a finire un album» ha spiegato candidamente «Una volta che sai chi sei, quello che sai fare, è facile mettere da parte le idiozie. Non sono Noel Gallagher, non sono Paul McCartney, non voglio fare tutto io, mi piace condividere. Ma quando si tratta di cantare non mi può toccare nessuno».

Sembra equilibrato anche il suo modo di gestire il processo creativo: capire quando buttare giù cinque canzoni di fila, quando fermarsi a riflettere, quando smettere di lavorare sullo stesso materiale col rischio di rovinarlo. «Se sei un egomaniaco rischi di rovinare tutto e stravolgerlo. Io non lo sono, anche se posso sembrarlo. So quando spegnere il forno e mangiare».

L'ultima icona del rock'n'roll?

«Non penso di essere l'ultima icona rock'n'roll, penso di essere la più importante» e in quanto tale ha ben chiara la sua missione: «Elvis l'ha inventato, il blues l'ha inventato, io lo sto riportando alle masse». Senza il pubblico, però, non si fa niente. Il futuro che vede all'orizzonte è pieno di orecchie pronte. «Penso che il rock'n'roll stia tornando ed è il genere in cui sono bravo: musica con le chitarre, un po' di punk, un po' di atteggiamento. Non voglio reinventare la ruota, voglio dare alla gente quello che vuole». Un dovere morale, per lui, nei confronti dei fan «Lavorano come dei matti per poter venire ai concerti, voglio che si divertano e tornino a casa felici». È in quel momento che un musicista può considerare di aver fatto il proprio lavoro «Che venda o meno è irrilevante, ovviamente vorremmo tutti vendere tantissime copie come Ed Sheeran. Ma non importa davvero, quello che importa è che le persone si divertano ai tuoi concerti e che tu rimanga te stesso».

E gli Oasis?

Come si fa a trovarsi di fronte a Liam Gallagher e non chiedergli neanche un po' degli Oasis? A chi gli chiede se vorrebbe davvero una reunion risponde semplicemente «Penso che fossero una cosa importante e che il modo in cui si sono sciolti sia stato patetico. Non voglio che tornino, penso semplicemente che non si sarebbero mai dovuti sciogliere».