Lo Stato Sociale pubblica cinque dischi, il secondo è “CHECCO”

Cinque album, uno per ogni componente del collettivo bolognese, è la nuova sfida dei "regaz" per eccellenza

CHECCO  Credit: © Jessica De Maio
5 Febbraio 2021 alle 11:10

La scorsa settimana Lo Stato Sociale ha lanciato una sfida a loro stessi: pubblicare cinque album in cinque settimane, uno per ogni componente della band. Il primo ad aprire le danze è stato Bebo, ma oggi è il turno di Checco. Un disco concepito come «Un viaggio circolare in Interrail che parte da una costa e finisce ai confini dell’Universo [...] uno scambio di lettere tra amici per chiedersi: come va, come stai?» così l'artista del progetto bolognese ha descritto il suo personale lavoro.

La voce di Francesco "Checco" Draicchio è limpida come la sincerità che esprime nel corso di questa esplorazione in cinque episodi, nati in parte nel corso dell’isolamento forzato durante il lockdown, come i brani "Barca" e "Luce", e in parte insieme ai compagni d’avventura di una vita de Lo Stato Sociale, come "Delorean" scritta a quattro mani con Albi, "Vivere" insieme a Lodo e "Perso" con Bebo.

È l’indagine intima e personale di Checco per (ri)scoprirsi ed essere più onesto con se stesso e con gli altri, facendo emergere quella spiccata attitudine al far parte di una comunità, sia essa una famiglia, una band o un gruppo di amici, per esorcizzare la distanza fisica e i momenti in solitaria che hanno segnato l'anno appena passato. Dentro, infatti, ci sono un sacco di persone a cui si rivolge attraverso una corrispondenza epistolare emozionante, un susseguirsi di parole sature di passione, come in "Luce" un omaggio a Mirko "Zagor" Bertuccioli, sature come le sonorità generate dalla mescolanza di chitarre elettriche e suoni sintetici su pattern ritmici sapientemente filtrati.

Checco è il regaz con il punk nelle vene e non a caso ha scelto nel suo team Giacomo Gelati (Altre di B) per disegnare le traiettorie chitarristiche e Andrea “Sollo” Sologni (Gazebo Penguins) al basso e dietro al mixer nel miscelare un lavoro dall’orizzonte tanto ampio quanto profondo.

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