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Lorenzo Fragola: il primo ascolto di «Bengala», l’album

Dal 27 aprile, il suo terzo album. Da X Factor alla rinascita, ecco la recensione del suo ultimo progetto

27 Aprile 2018 | 00:27 di Alessandro Alicandri

In 38 minuti e 10 canzoni di «Bengala», Lorenzo Fragola mette un punto sul passato e si proietta verso il futuro. Dopo X Factor, due Sanremo e due album niente male (anche l'ultimo, «Zero Gravity») quel ragazzo appena 23enne riprende in mano le redini di una carriera fuori controllo. Fuori dal suo controllo.

Prima di tirare fuori facili teorie di complotto, la storia di Lorenzo sembra cominciata in un modo rassicurante (è uno dei nomi più importanti nati dal talent durante l'era Sky) e si è velocemente trascinata in luoghi dove non voleva essere, forse in canzoni dove non voleva stare. Alcune di queste canzoni sono diventate le sue punte di successo popolare. Ma non è lì che voleva arrivare.

Ad un certo punto si è ritrovato da solo o forse è scappato via da tutti, ha iniziato a guardarsi le mani per capire cosa stava facendo. E poi si è guardato dentro e non si è piaciuto per niente. Così ha mollato tutto, d'improvviso. Come nella copertina del precedente album, è poi precipitato per capire se cadendo sarebbe rimasto in piedi.

«Bengala» è un album dove il nome e il cognome di Lorenzo appaiono dovunque: nella scrittura dei testi, nella musica, nella produzione e negli arrangiamenti. L'ha fatto in team mettendo le braccia dentro l'impasto fino ai gomiti.

Quando si lavora con una certa autonomia decisionale possono nascere follie e si possono prendere cantonate pazzesche. Lorenzo in questi anni invece ha imparato tante cose e si vede. Anche da quelle che non gli sono piaciute: ne ha fatto bagaglio e se le porta dietro come un tesoro.

«Bengala» è un album che visto da «Battaglia navale» a «Bengala» sembra cupo, meditativo, fatto da una persona timida e introversa. Invece c'è anche il divertimento del viaggio, la descrizione di luoghi visti e sognati, una panoramica onesta sui nervi scoperti e sui suoi dolori, come se fosse alla resa dei conti. È un album con un linguaggio personale e popolare. In ogni angolo trovi per accenni aspetti noti e meno noti della sua storia.

I suoni sono quelli di chi ascolta tanta musica «ragionata» per lo streaming. È impazzito (da tempo) per quelle produzioni elettro-pop ma non troppo, un po' da ballare ma non troppo, un po' emozionanti ma non troppo. «Cemento», in duetto con il precisissimo Mecna (che cura anche la copertina dell'album), è simbolica per l'album: c'è verità, assenza di schemi, più voglia di comunicare e divertire che furbizia.

Quel senso di divertimento si sente anche in «Super Martina», in collaborazione con Gazzelle (che ha scritto con lui anche la potente «Lontanissimo»). Anche se Lorenzo nelle occasioni pubbliche sembra voler fare di tutto per celarle, è in una fase sorridente della sua vita. Sta bene, si sente, lo canta. 

«Bengala» è un album di rivoluzione che non si stacca in modo totale da «Zero Gravity» nella forma, ma si sente un abisso di crescita nel contenuto, nella cura per i dettagli, nella voglia di pensare un po' meno alle classifiche e un po' di più alla musica. Un po' meno al «Fragola nato X Factor», ma al «Lorenzo nato a Catania». 

Lorenzo in un mondo parallelo avrebbe scelto l'autodeterminazione fin dall'inizio, come stanno facendo un sacco di artisti indipendenti. YouTube, una canzone in alta rotazione su Spotify, i media di settore che si incuriosiscono e così via. Diventare un palazzo inconfondibile, tuo e per questo indistruttibile: Lorenzo sta (ri)cominciando adesso. Lo può fare, anche se non è facile, perché ha l'età e il talento dalla sua parte.

Nella sentita «Amsterdam», nella sorprendente «Vediamo che succede» e nel divertimento di «Miami Beach» troverete un Lorenzo Fragola fortissimo, appassionante. «Bengala» è un album da ascoltare per chi l'ha tenuto vicino e da scoprire per chi se l'è un po' perso per strada. «Sono io, sono qui!» sembra urlare al mondo.

Ascolta l'album «Bengala»

«Bengala»: canzone per canzone

BATTAGLIA NAVALE
È un brano che parla della solitudine e della paura nell'affrontare alcune scelte. Quando l'ho scritto mi trovavo a casa di amici in un momento non troppo felice, in cui mi interrogavo su quale sarebbe stato il mio futuro. Questa canzone, nata un anno e mezzo fa, ha avuto circa 13 versioni, ci sono state tante modifiche ma alla fine sono tornato al punto di origine. L'idea sonora, molto evidente, è quella di un'onda, con il beat che si infrange sulla parte suonata con l'andamento tipico del mare, un saliscendi continuo che non si interrompe.

LONTANISSIMO
È forse il pezzo più ballad del disco. È un atto di coraggio che descrive quel momento in cui ti rendi conto che una relazione è ormai finita, e non c'è niente che si possa fare per aggiustarla: il momento in cui sopraggiunge la rassegnazione. Tutto diventa più stretto, più insopportabile e allora ?vado lontano lontanissimo, e sto malissimo, e fanculo!?.

SUPERMARTINA
Ho conosciuto Gazzelle a Roma la scorsa estate tramite Federico Nardelli, che ha prodotto il brano nato da un suo drop molto efficace. Nonostante non ci fossimo mai incontrati prima, ci siamo trovati fin da subito in sintonia e abbiamo scritto questo pezzo in un solo pomeriggio subito dopo la registrazione di Lontanissimo. In pratica è stata una jam improvvisata!

VEDIAMO CHE SUCCEDE
È un brano con una struttura strana, particolare: non c'è lo special e non c'è il terzo ritornello. E torna l'onda che era già presente in Battaglia Navale, perché il ritornello non si interrompe mai. Parla di un episodio che mi è successo la scorsa estate a Roma in una mattinata di caldo atroce, passeggiando da solo per le vie del centro e reduce da una serata di baldoria?a causa del caldo insopportabile sono crollato. A tenermi compagnia è stata una ragazza di un call center che, proprio in quel momento, mi aveva chiamato per propormi un'offerta.

ECHO
È uno dei pezzi che ho scritto durante la writing session ad Amsterdam, insieme ad autori stranieri ed è prodotta da SRNO. È l'unico pezzo in inglese del disco. Penso che Echo sia un'evoluzione naturale di ?The Reason Why?.

MIAMI BEACH
Ho scritto questo brano tra una sessione e un'altra, quando era tanta la pressione sul disco e tanta la voglia di scappare e di andare lontano, in un posto caldo. L'ho dedicata a uno dei miei primi amori, che ogni tanto mi torna in mente, proprio come l'idea di partire e mollare tutto?ma non credo andrò mai a Miami, non fa per me! All'interno c'è un accenno di ?sonorità latina?.

CEMENTO
È un brano inusuale per il panorama musicale italiano perché ?composto? da due canzoni praticamente cucite tra loro, pensate insieme sia a livello di storia che di sonorità e che uniscono due concept stilistici diversi. L'ho dedicato ad un amico stretto con cui ho perso i rapporti da più di un anno: nella prima parte
ho usato le parole e le frasi che lui stesso mi ha rivolto in passato mentre nella seconda, insieme a Mecna, lo stesso argomento è visto da un altro punto di vista quando, dopo aver superato il dolore, entra in gioco l'orgoglio che muta la rabbia in parole forti ma dette in modo leggero.

AMSTERDAM
Questo pezzo parla della distanza, e della difficoltà di mantenere dei rapporti a distanza che, una volta finiti, si trasformano in oggetti, in ricordi. Persino gli eccessi di Amsterdam hanno un sapore diverso, quando si vivono da soli. Fausto Cogliati ha curato la produzione e l'arrangiamento, partendo dalla mia voce a cappella.

IMBRANATI
È l'unico brano del disco che non parla strettamente di me ma dell'attesa, costante, quasi ingenua, che le persone spesso hanno rispetto ad un evento o di un'occasione che stravolga radicalmente la loro vita. Oggi che il mondo viaggia così velocemente è facile confondere il consumo, le auto e gli oggetti che compriamo con la felicità, quella sincera che ci fa ridere di gusto, di pancia. E allora ?Restiamo in coda nei supermercati come gli indiani? è un esortazione a vedere il mondo con ironia, l'unica arma per non essere ?incazzati?. Il suono è leggermente retrò.

BENGALA
Al centro di Bengala c'è un episodio accaduto una notte di 3 anni fa a Catania. Pioveva tantissimo e l'acqua aveva allagato completamente la città. Dovevo prendere un volo la mattina presto per Milano e non volevo partire perché ero stato solo pochi giorni a casa ma, a causa delle strade impraticabili, sono rimasto bloccato in macchina. La sensazione è stata quella che la mia città mi stesse trattenendo con forza, per non farmi partire. Ho scelto l'immagine del Niagara perché descriveva in una sola parola quello che sentivo e quello che stava succedendo intorno a me.