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Mahmood, esce l’album Gioventù Bruciata: il primo ascolto

Anticipato al 22 febbraio, ecco i brani del suo esordio discografico analizzati uno per uno

Foto: Mahmood

22 Febbraio 2019 | 09:35 di Alessandro Alicandri

Dove eravamo rimasti? Dopo la vittoria a Sanremo 2019 (che vi abbiamo spiegato in modo più analitico in questo articolo), Mahmood (tra varie polemiche, da lui evitate con molta tranquillità) ha anticipato al 22 febbraio l'uscita del suo primo vero album, «Gioventù Bruciata», inizialmente prevista il 1° marzo.

In questi giorni molti di noi hanno letteralmente consumato la discografia di Alessandro, trovando in giro parti di questo album che prima era un Ep e prima ancora una serie di singoli lanciati qua e là, senza una precisa destinazione se non quella dell'ascolto in streaming.

Allo stato attuale, «Soldi», canzone vincitrice del Festival, è certificata disco d'oro e vola ben oltre 24 milioni di visualizzazioni su YouTube. Su Spotify il brano ha raggiunto numeri da record: un successo di cui ha beneficiato, complice la prossima partecipazione all'Eurovision Song Contest,  tutta la sua discografia.

Un particolare exploit è arrivato con il brano «Uramaki», uscito lo scorso aprile e che si è ritrovato oggi a essere una delle canzoni più amate di Mahmood. 

L'album «Gioventù Bruciata»

In che cosa si differenzia l'album che dal 22 febbraio si trova nei negozi rispetto all'Ep digitale omonimo pubblicato il 30 novembre? Le differenze sono i tre inediti: «Il Nilo nel Naviglio», «Remo», «Sabbie mobili» oltre alla versione in duetto di «Soldi» presentata il venerdì sul palco del Teatro Ariston con Guè Pequeno, per la prima volta a Sanremo.

Le canzoni nuove sono poste in alternanza a quelle che già conosciamo, inserite nello stesso ordine scelto per l'Ep. Questa modalità ricorda il fascino discografico del passato, con la pubblicazione di tanti singoli (e doppi singoli) che solo alla fine scaturivano in un progetto finale completo. La copertina utilizzata è la stessa dell'Ep digitale. Andiamo ora ad analizzare i brani.

I brani di «Gioventù Bruciata»

Soldi

Si sono spese tantissime parole su questo brano, ma il suo segreto sta nella sua semplice complessità. Il ritmo e i suoni conturbanti voluti da Dardust (Dario Faini) e Charlie Charles hanno trasferito le inquietudini di un ragazzo cresciuto senza il supporto del papà in una canzone pop godibilissima.

Questo delicato tema personale, ve lo diciamo fin d'ora, si ritrova molto di frequente nei brani di Alessandro. L'incrocio tra affettività e interessi economici, il tema dell'abbandono e quello di una frustrazione molto ben identificabile nella sua generazione, permeano gran parte dei suoi brani.

Gioventù Bruciata

Il pezzo presentato per «Sanremo Giovani» lui lo definisce un «biglietto da visita», un brano per farsi conoscere dal grande pubblico. Non solo: per Mahmood, «Gioventù bruciata» è la parte introduttiva a «Soldi». Difatti, anche se non ce ne siamo accorti, la figura del padre c'è già ed è nominata in modo non troppo esplicito nel testo. «Se gli addii fossero di moda, forse saresti il primo in tendenze» dice.

Non mancano i riferimenti alle sue passioni nerd, come quella per i videogiochi tra cui i Pokémon. Non a caso, nella copertina dell'album, Alessandro indossa una maglietta con raffigurato Rayquaza, bellissimo drago di terza generazione presente fin da Pokémon Rubino e Zaffiro del 2003.

Uramaki

È forse uno dei brani più belli del suo repertorio. Qui Mahmood si esprime appieno in una canzone d'amore vera e propria, un manifesto della sua Milano e un'autoanalisi dei suoi peggiori difetti. «Servirebbe del talento per amare uno come me» canta. Non c'è tempo per romanticismo e smancerie: l'amore raccontato da Alessandro è crudo, come il sushi.

Il Nilo nel Naviglio (inedito)

Volevate sentire una ballad di Mahmood? Eccone una, ma nel suo stile. «Il tuo sorriso è l'unica cosa che mi può fottere». Anche qui parla di una storia finita, immerso nella sua Milano deserta. Mahmood ne ha parlato così: «Il pezzo è molto descrittivo, racconta di una persona a cui ho dovuto dire addio. Parlo tanto di relazioni in questo album e in questo pezzo racconto immagini precise, parlo di maglie Lacoste, di viaggi in macchina fino all’alba. Ci sono ricordi degli ultimi 4 anni». Non c'è molto da scrivere su questo brano, c'è molto da ascoltare (e con molta attenzione ai dettagli).

Anni 90 (con Fabri Fibra)

Questo brano arriva dopo l'affascinante collaborazione (al contrario) nel singolo «Luna», nato dall'incontro con la manager di Fabri Fibra Paola Zukar durante Sanremo 2016 (Mahmood partecipava tra i Giovani con «Dimentica»). Fibra e Alessandro, molto più affini di quanto possiate superficialmente immaginare, hanno una visione simile della musica e della popolarità, con quello stesso atteggiamento di estrema riservatezza che li pone sulla stessa linea d'onda. L'intesa si sente anche in Anni 90, celebrazione di una cultura che ha colorato (e forse anche illuso) una generazione.

Remo (inedito)

È acquatica (anzi, melmosa) l'immagine di una relazione fallita, dove Alessandro a un certo punto della relazione di punto in bianco smette di "remare". «Le tue parole, fanno acqua da tutte le parti» canta. Ispirata ai brani r&b di culto in tutto il mondo negli Anni 2000, la canzone contiene la collezione dei suoi sbagli. «Cado, non annego» dice Mahmood, mentre fugge da un rapporto finito.

Asia Occidente

«Farò finta di niente, come sempre, come se io fossi l'Asia e tu l'Occidente». Il linguaggio iperdettagliato di Mahmood si prende una piccola pausa per un brano a tema delicato: quello della fine di un amore, dove viene a galla ogni forma di distanza. In un atto estremo, si cerca di riparare un amore stracciato a metà. «Ora non ti assomiglio più» canta. Il ritornello è ipnotico come un mantra.

Milano Good Vibes

Pubblicato ad agosto 2018, il singolo di Mahmood racconta l'estate nel posto in apparenza meno estivo d'Italia, Milano. In questo brano c'è il desiderio di combattere la noia cercando energie positive dalle persone e dalle cose che lo circondano. «Togliamoci lo stress per la cattiveria che regaliamo, giudicare il prossimo non ti rende un saggio, né un sultano».

Il brano racconta una volontà di "depurarsi" dalla negatività come strumento per stare meglio. «Su una spiaggia cubana sarei più felice, un po' meno insensibile» canta, ma prova a fare del suo meglio per fare di quell'estate senza speranze, qualcosa di buono. Questo è il "mood" di Mahmood, quello che tutti abbiamo conosciuto vedendo le interviste di cui è stato protagonista. Dice "no" alla negatività.

Sabbie mobili (inedito)

Con un ritmo incalzante e divertentissimo, «Sabbie mobili» racconta un certo "disagio di vivere" tra immagini del suo passato, ma infarcite di ironia. «Di sogni ne avevo cento, fatti seduto dal kebabbaro». Torna un po' il tema legato all'accettazione mancata (da parte di qualcuno) del suo voler "fare canzoni". «Ti chiedi cosa faccio: scrivo a casa, non mi drogo, non spaccio» dice.

Mai figlio unico

Tornano le tematiche personali, introspettive e famigliari. «Sì, ho la faccia da schiaffi, sono i tratti orientali, cosa posso farci» dice riallacciandosi alle sue origini. Come in «Soldi» cita la sua mamma dicendo che lei ha solo suo figlio, ma lui non si sentirà mai figlio unico, probabilmente perché circondato da tanti amici e in un senso più ampio, perché ha deciso di abbracciare il mondo. Toccante e molto profondo è questo passaggio, probabilmente rivolto a suo padre: «Scusami se ti fa stare male, sentire di me o questa canzone in un karaoke, mi sento un po' come se avessi preso il lato peggiore di te».

Il primo ascolto

Non capita spesso di ascoltare album così poco "affannati", con così tante idee che arrivano (evidentemente) da un lavoro durato anni. Mahmood, complice il lavoro di bravi produttori (oltre ai già citati Dardust e Charlie Charles, ci sono anche Katoo, MUUT e Ceri), riesce a presentare un'identità solidissima che racconta chi è nel dettaglio Alessandro più di un milione di interviste.

Non capita da tempo di avere per le mani un progetto sul quale si ripongono così tante aspettative e Mahmood ha l'autonomia e il talento necessari per non deluderle. In un mondo di cantanti che hanno bisogno di due tre album per capire chi sono, Alessandro ha le idee più chiare di tutti.

In questo disco c'è commozione, ci sono testi coinvolgenti ma soprattutto non c'è il sapore plastico che produzioni simili sempre più spesso hanno. A quando le prossime canzoni? È quello che penserete ascoltando quest'album che sembra vivere e vive qui, adesso, nel nostro tempo.