“Materia (Pelle)“ di Marco Mengoni. Le differenze con “Materia (Terra)”

Arriva il 7 ottobre il secondo capitolo della trilogia musicale. Ecco la nostra analisi

7 Ottobre 2022 alle 10:51

Nel bel mezzo del suo tour nei palazzetti Marco Mengoni pubblica il 7 ottobre "Materia (Pelle)”, il secondo disco della trilogia cominciata con "Materia (Terra)” nel 2021. L'uscita del disco arriva quasi in contemporanea con l'annuncio delle nuove date negli stadi a partire dal 20 giugno 2023 da Padova. Oggi proviamo a capire quali sono a grandi linee le differenze e le somiglianze con il capitolo d'esordio, oggi è certificato con un doppio disco di platino.

"Materia (Terra)" è riuscito (forse per la prima volta nella sua carriera) a raccontare Marco nel modo più intimo e profondo possibile, ripartendo dalle radici, dalla famiglia, dalle persone che l'hanno reso l'uomo che è oggi. È un disco con produzioni in parte vicine al soul e con quell'introspezione va a toccare punti decisamente inediti della sua vita. È una scrittura fatta di analisi, senza filtri. Pur non mancando brani ritmati, le atmosfere sono spesso buie (e anche cupe), legate quindi a un momento di vita dove l'isolamento l'ha costretto a prendere contatto con le sue fragilità.

In "Materia (Pelle)" emerge chiara la volontà di "sbocciare" da quel terreno, guardando fuori (e guardandosi da fuori) con nuove consapevolezze. Le sonorità di questo secondo capitolo sono infatti più fresche e ancora più contaminate. I duetti (con La Rappresentante di lista, Bresh e Samuele Bersani) mostrano quasi uno "scambio di ruoli", come se Marco non volesse semplicemente assorbire ma anche guardare al canto e alle parole con occhi diversi. Quando si parla di collaborazioni, con Mengoni non bisogna mai scinderle dalle produzioni, che in questa occasione risultano, anche se molti tornano da "Materia (Terra)", ancora più variegate, soprattutto nel modo di "trattare" la musica, con una chiara volontà di girare il mondo brano dopo brano, appunto dopo appunto.

La freschezza si traduce quindi in brani decisamente pop e più elettronici del disco precedente. Senza sconfinare nella world music rende appetibili suoni inconsueti, esotici e "lontani" in una chiave urban che risulta di forte impatto e immediata da comprendere.

Rimane da chiedersi perché abbia chiamato "Pelle" il suo disco è in effetti pur non essendo uno dei quattro elementi, potrebbe in effetti essere il quinto, quello che in ambiente filosofico ma anche fisico e esoterico viene definito l'etere, qualcosa che da una parte si contrappone in tutto e per tutto alla solidità della terra ed è infatti impalpabile, associata spesso alla forza vitale, di cui la pelle risulta in qualche modo testimone. Molto utile per capire le intenzioni dell'album è "Unatoka wapi" che contiene e convalida un po' tutte le considerazioni fatte qui finora.

Consigliatissimo è l'ascolto di "Caro amore lontanissimo" (contenuta solo nella versione CD), brano inedito di Sergio Endrigo e colonna sonora del film "Il colibrì" in arrivo il 14 ottobre nei cinema. L'album, anticipato dai singoli "No stress" e "Tutti i miei ricordi", è in realtà ancora pieno di sorprese che ci auguriamo di poter ascoltare presto anche in concerto. La buona notizia è che oggi aumenta di molto il volume dei brani uscito relativamente in poco tempo, ma niente fa numero e tutto ha perfettamente senso.

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