Sanremo 2021

Mr. Rain: «“Petrichor” è un viaggio alla scoperta di me stesso»

Dai temi del disco alle collaborazioni con Hopsin e Birdy fino alla delusione per la mancata partecipazione a Sanremo: il rapper ci racconta il nuovo album in uscita venerdì 12 febbraio

Mr.Rain  Credit: © Facebook ufficiale
11 Febbraio 2021 alle 15:20

Mattia Berardi, in arte Mr.Rain, ci svela un'altra piccola parte di sé: esce venerdì 12 febbraio "Petrichor", il nuovo progetto discografico disponibile nei negozi e su tutte le piattaforme in streaming. Torna a ispirarlo la pioggia, come ci aveva detto al nostro primo incontro, che questa volta è la protagonista anche del titolo e dell’immagine di copertina: «Scrivo, compongo, sono ispirato solo quando c'è il profumo della pioggia. È un fil rouge che ricama e accompagna tutte le tracce, le scene del mio film» commenta il cantautore.

Quasi come una pellicola cinematografica, il disco ha un inizio e una fine: in mezzo, una lunga serie di riflessioni sul suo mondo interiore, dal periodo buio trascorso qualche anno fa alle storie d’amore, il rapporto con il padre e la promessa di ritrovare un equilibrio con se stessi. Tra le tracce anche una critica non troppo velata al mondo musicale e all’esclusione da Sanremo, che ci racconta meglio in questa lunga chiacchierata.

La pioggia torna ad essere protagonista delle tue composizioni: quando e come hai scelto il titolo?
«Quando c’è il sole compongo solo canzoni orribili! (sorride). “Petrichor” è una parola che avevo in testa da tempo, significa "profumo di pioggia". Tutti i brani mi sembravano interconnessi tra di loro ed è come se fossero una canzone sola».

In effetti, il disco è un cerchio.  
«Sono tante piccole scene di un mio film. La tracklist è in ordine di produzione: parte dalla prima canzone che ho scritto, “Fiori di Chernobyl” e termina “Ricominciare da me”, una riflessione su cosa arriverà dopo. È una sequenza che va ascoltata così come si presenta, dalla prima all’ultima traccia».

Con questo album dici di aver raggiunto una maggiore maturità artistica, una versione aggiornata di te. Quanto sei soddisfatto del risultato?
«Sono migliorato in produzioni e testi, mi sono esercitato di più. Rispetto ai lavori precedenti, ho cambiato il mio approccio al lavoro: prima scrivevo e pubblicavo di getto, ora riscrivo più volte e rifletto sulle cose già lavorate».

Come nel precedente album, anche in queste tracce ritroviamo una gran voglia di raccontarti senza limiti e con sincerità. Intorno a quali temi gira l’album? 
«È semplicemente un viaggio alla scoperta di me stesso, cominciato da gennaio 2020 e durato un anno. È un percorso dove scopro di avere due “individui” che vivono in me, completamente diversi e in perenne scontro. Alla fine mi faccio una promessa: ricominciare da me e trovare un equilibrio».

Il tuo primo singolo, “Fiori di Chernobyl”, riesce a proiettarsi nel periodo storico che stiamo vivendo raccontando uno stato d’animo condiviso.
«Sì, è stato tutto puramente casuale perché l’ho scritto mesi prima, nel 2019. Problemi personali e lavorativi mi hanno portato a vivere un periodo buio, e ho composto questo brano per aiutarmi a superare la bolla negativa. La semplicità con cui l’ho scritta, la non vergogna nel mostrare le proprie debolezze e paure ha fatto arrivare la canzone a tutti e ne sono molto felice».

La tua indipendenza creativa è rimasta invariata: oltre a scrivere i testi, ti occupi di ogni più piccolo aspetto del disco. Ad esempio, i videoclip continuano ad essere una tua grande passione.
«Chi meglio di me può riprodurre fedelmente quello che ho in testa e dove voglio arrivare. Tranne “A forma di origami”, ho gestito tutte le canzoni compresi gli strumentisti, gli script e location dei videoclip».

“Ci sono cose che non riesco a dirti” canti in una lettera indirizzata a tuo padre. Fai fatica a esternare i tuoi sentimenti?
«Sono molto introverso e sì, ho difficoltà a parlare e confidarmi. Lo faccio scrivendo canzoni, sono dei flussi di coscienza che ho voluto inviargli. Ancora, però, non l'ha ascoltata!».

Parliamo delle collaborazioni del disco: c’è Hopsin e Birdy, come sono nate questi duetti?
«Da un messaggio su Instagram, mi hanno semplicemente risposto e dato approvazione per una canzone insieme. Il primo contatto l’ho avuto con Hopsin durante il lockdown, con Birdy uguale. Sono il fiore all’occhiello di questo album».

Hai sempre detto di sentirti fuori posto e in “Non fa per me” sembri sviscerare bene questo pensiero.
«È stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Ho voluto fare una fotografia del mondo musicale attuale, che secondo me non è poi così meritocratico. Lo divido in due parti: quella più orientata alle piattaforme di streaming e ai social, l’altra più tradizionale composta da radio e tv. Questi ultimi non hanno ben chiaro cosa piace alla gente e sono in vantaggio rispetto agli altri, è un peccato. Sono mondi che non comunicano, bisognerebbe giudicare le canzoni e non le etichette».

Citi anche Sanremo e la tua esclusione dalla gara.
«Avevo proposto “Fiori di Chernobyl”, che da due settimane è doppio platino, e quest’anno ho provato con “A forma di origami”, ma me l’hanno respinta. Non capisco, eppure sono molto obiettivo su ciò che produco. È un palco su cui vorrò andare, sicuramente tra i più importanti d’Italia».

Se al Festival aggiungiamo un altro sogno nel cassetto, quale sarebbe?
«Collaborare con i grandi artisti, riempire un Forum di Assago e comporre colonne sonore».

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