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Omar Pedrini racconta il suo nuovo album

«Ho rischiato di morire sul palco, ma questo ha rafforzato il mio amore per l'arte» dice il cantautore bresciano. «E questo disco è dedicato ai giovani»

10 Maggio 2017 | 13:10 di Francesco Chignola

Il 28 maggio Omar Pedrini compie 50 anni. Pochi giorni prima, il 12 maggio, torna con un album intitolato «Come se non ci fosse un domani». Per il cantautore bresciano, ex leader dei Timoria, si tratta di un nuovo inizio: «Dopo l’ultima operazione al cuore mi sento rinato e sono pronto a iniziare il “terzo tempo”: nel rugby è quello in cui ci si ritrova intorno a un tavolo, quello più divertente» ci dice con un sorriso. «Tre anni fa ho rischiato di morire sul palco, ma questo ha rafforzato il mio carattere e il mio amore per l’arte. Questo è un disco nato di getto, più di pancia che di testa».

«In attesa che la scienza ci porti su un altro pianeta, ci sono due modi per reagire alla paura della fine del mondo» racconta poi Pedrini. «Il primo è impegnarsi e far sentire la propria voce, cercare di cambiare le cose in tutti i modi. Il secondo, invece, è più “cialtrone”: organizzare il rock party definitivo, una festa cosmica, come si farebbe al declino dell'Impero Romano. Sino due anime che convivono in me e io ho voluto giocarci in questo album».

Nel disco Pedrini si rivolge soprattutto ai giovani: «Ho visto le condizioni in cui versa il pianeta e ho sentito il dovere di parlare ai ragazzi, inclusi i miei figli. Io non credo a chi demolisce i giovani d'oggi, penso che possano fare la rivoluzione. Ma vanno spronati. bisogna far vedere loro programmi intelligenti e bisogna insegnare la musica in modo giusto, non ridicolo come si fa oggi nelle scuole» spiega. «A mia figlia Emmadaria ho dedicato “Sorridimi”: un giorno mi sono svegliato con una grande angoscia per il futuro, ma lei è saltata sul letto e con un sorriso mi ha convinto a mettercela tutta per cambiare il mondo».

Tra i brani anche «Il cielo sopra Milano», sua città adottiva ormai da vent’anni: «Io abito a Isola, un quartiere che negli ultimi anni è cambiato a una velocità incredibile sotto i miei occhi. Volevo raccontare la smania di progresso di questa città da una prospettiva nuova, diversa da quella di cantautori “indigeni” come Vecchioni o Iannacci. È la Milano vista da chi arriva da fuori e vede per la prima volta la Stazione Centrale e ne resta meravigliato e sedotto per sempre».

Foto: L'album di Omar Pedrini