Piero Pelù: «Cerco speranze nei “Deserti”»

Il cantante racconta il nuovo album e ci rivela: «Il mio acufene è stabile, mi aiuterà la tecnologia»

13 Giugno 2024 alle 08:12

Un gigante del rock italiano, Piero Pelù, è ritornato il 7 giugno con l’album “Deserti”.

Piero, lo ha intitolato così perché viviamo in un mondo apocalittico?
«Ora? Sì. Dal crollo delle Torri gemelle alle guerre di oggi, la vita sembra non dare grandi speranze».

Lei ne ha, di speranze?
«Ne abbiamo tutti, in fondo. Sono figlio di una famiglia stabile e ho entrambi i genitori vivi, che se sommi i loro anni arrivi a 190. Ma ho vissuto un’adolescenza combattiva, “barricadera”. Lo faranno anche i giovani di domani?».

Nel disco duetta con i Calibro 35 e con i Fast Animals and Slow Kids.
«Con i Calibro abbiamo creato un brano in stile “poliziottesco” citando Celentano e Paolo Conte, con i FASK abbiamo allineato il divario generazionale al tavolo di un pub (ride)».

E ha anche rispolverato “Il mio nome è mai più”.
«La incidemmo con Jovanotti e Ligabue per la guerra in Kosovo, ma per il 25° anniversario ho cambiato alcune cose e il testo ora contiene anche un mio personale omaggio al fratello di Jova, Umberto, che ci ha lasciati in un incidente aereo nel 2007».

Come va con il suo acufene, di cui soffre da tempo?
«Stazionario, non si è risolto. Le medicine aiutano al 25% e il resto lo farà la tecnologia. Quando sul palco ci sarà l’inferno, nelle mie orecchie, per tutelarle... sentirò il liscio di Casadei».

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