Home MusicaDischi in uscitaRaffaella Carrà: «Canto il Natale, ma a modo mio»

Raffaella Carrà: «Canto il Natale, ma a modo mio»

«Non volevo le campanelle alla “Jingle Bells” e ho scelto brani diversi dai soliti». E poi annuncia a sorpresa: «Non farò mai più uno show tutto mio in tv»

Foto: «Ho visto una foto di Cristiano Ronaldo sul trono. Ma l’idea per la cover di Sorrisi è venuta prima a me. Se lui è CR7, io di più: sono RC8» scherza la Carrà  - Credit: © Iwan

30 Novembre 2018 | 09:58 di Giusy Cascio

«Ho rifatto “White Christmas” in versione swing. E il mio amico Frank Sinatra, da lassù, starà dicendo: “Ma Raffa, what are you doing, che stai a fa’?”». Vorremmo trascorrere ore e ore con Raffaella Carrà. È un tale monumento della tv che per raccontarla non basterebbero dieci numeri di Sorrisi, l’unico giornale a cui rilascia un’intervista per parlare del suo grande ritorno discografico: il 30 novembre esce l’album «Ogni volta che è Natale». Un evento da celebrare, con quattro versioni del disco (Cd, Lp, Deluxe edition e Super Deluxe) e due appuntamenti per i fan, il 1° dicembre a Milano e il 6 a Roma. Noi le dedichiamo una copertina da vera regina. E mentre lei ci accoglie nel suo storico studio nella Capitale con l’inconfondibile risata, inutile negarlo, siamo un po’ in soggezione.

Raffaella, come si comincia un’intervista con la Carrà?
«Andando al succo della questione.  Mi chieda quello che vuole sapere davvero. Poi semmai allarghiamo il discorso. Come dico sempre, più che un’artista io sono un’ottimizzatrice».

Iniziamo dalla notizia, allora. Perché un album di Natale adesso?
«Alla Sony Music l’idea è venuta due anni fa. Quando me l’hanno chiesto, ci ho pensato su. Poi mi sono detta: “Non l’ho mai fatto e a me le cose nuove piacciono”. Non sono una che sta nella naftalina e viene tirata fuori, io mi butto nei progetti se mi va. Quindi, ok: il repertorio c’era e anche la garanzia della mia libertà. Volevo fare dieci pezzi, non di più, e li ho fatti».

Ha scelto lei i brani?
«Sì. Non volevo le solite campanelle che dondolano di “Jingle Bells”, ma la sorpresa. E io, da “Carràmba” in poi, di sorprese, qualcosa ne so (ride). Quindi, per esempio, ho fatto “Happy Xmas (War is over)” di John Lennon come un valzer con l’orchestra sinfonica. Scelte non scontate, come “La Marimorena”, una canzone popolare andalusa che è una rumba fortissima. Gli arrangiamenti del Maestro Valeriano Chiaravalle sono meravigliosi. E poi volevo un inedito che raccontasse lo spirito del Natale in modo ironico. Ed ecco “Chi l’ha detto”, scritto dal giovane autore siciliano Daniele Magro. Sono contenta anche del video del brano, che è il primo vero videoclip della mia carriera. È molto particolare: io ci sono, ma non ci sono... Vedrete, è fantastico».

Ha deciso anche il titolo del disco?
«No, ma secondo me la casa discografica ha scelto “Ogni volta che è Natale” perché così, anche quando non ci sarò più, ogni volta che è Natale il disco sarà già lì, pronto da ascoltare» (ride).

La copertina è sbrilluccicante: c’è lei dentro una stella d’oro.
«Quella foto è stata scattata mentre stavo cantando “Rumore” a “Domenica in”. Ha energia, ha forza. Legata allo spirito del Natale è un bel connubio».

Ma cos’è per lei il Natale?
«Da piccola era un’epoca magica, luminosa. Mia mamma, a Bologna, faceva presepi chilometrici e alberi alti fino al soffitto».

Il regalo più bello?
«Il mio bel cavallo a dondolo bianco. A me sembrava che volasse».

E da grande?
«Da grande ho decorato io gli alberi, per Gianni (Boncompagni, ndr) e le sue figlie. E poi i regali, regali sempre. Adoro proprio fare i pacchetti. E anche gli scherzi: una volta a Barbi (Barbara Boncompagni, ndr) ho messo un pacchetto di lenticchie nella carta di una gioielleria. Che ridere!».

Oggi, invece?
«Oggi Natale è passare del tempo con i miei due nipoti, i figli di mio fratello, che sono lontani e a cui, da quando Enzo non c’è più, ho fatto io da “padre”. Sa, lo spettacolo mi ha dato tanto, più di quanto potessi immaginare. Ma mi ha tolto anche spazi per la vita privata. Adesso, dato che vado meno in televisione, recupero».

La rivedremo presto in tv?
«Sì, canterò da Carlo Conti allo “Zecchino d’Oro” su Raiuno il 12 dicembre. Ma vorrei accontentare anche il mio amico Fabio Fazio, che mi invita sempre. E andrei anche da Silvia Toffanin, che è molto garbata».

A tornare con uno show tutto suo ci pensa mai?
«Scherza? Alla sola idea di allenarmi sei ore al giorno per ballare mi viene la scarlattina. Ho già dato. E, pur volendo, non ci sono più gli show di una volta».

E le showgirl.
«E dove vanno, infatti? A un certo punto devono scegliere: o cantano o ballano o conducono. In tv forse solo Michelle Hunziker, a Sanremo, è riuscita anche a ballare un po’. Ma le ragazze oggi, che opportunità hanno? Mancano i programmi. Io ci ho provato con “Forte forte forte”, ma poi la Rai non ha proseguito. Non ci sono più i soldi e non sono più i tempi di “Milleluci”. Anzi, sa che le dico? Beata Mina, che fa anche lei i suoi dischi ma poi se ne sta casa e non deve andare in giro a promuoverli» (ride).

Lo sa che c’è qualcuno che la vorrebbe senatrice a vita?
«Lo ringrazio, ma non fa per me. E poi sono già “Cavaliera” in Spagna, dove mi hanno dato due onorificenze: il “Lazo de dama” e un riconoscimento “al Orden del Mérito Civil”».

Comunque le spetterebbe almeno una laurea honoris causa in Storia della tv.
«Ma lei mi vuol premiare per forza?».

Per lavoro ha girato mezzo mondo, ha ancora sfizi da togliersi?
«Mi mancano i fiordi norvegesi. Ma le grandi navi non ci passano. Ci vanno quelle piccole, battelli postali. Scomodi, alla mia età (ride). Pazienza, i fiordi me li guardo nei documentari».  

Cos’altro guarda in tv?
«Domenico Iannacone ne “I dieci comandamenti” e Massimo Gramellini a “Le parole della settimana”. Mettere al centro le parole, che bella idea».

Guardi che belle parole ha avuto per lei lo scrittore Aldo Nove, che l’ha paragonata al Sé danzatore dell’induismo: «La Carrà è la quintessenza religiosa del pop».
«Uh, Madonna! Però questo poeta non ha tutti i torti: dentro di me c’è un universo fatto di spiritualità, che è insieme profonda e leggera».

Musa per i poeti, musa per la moda.
«Mi ha vestito Corrado Colabucci ai tempi dell’ombelico scoperto: portai la moda di strada in tv e fu uno scandalo. E poi ci sono stati tanti costumi scintillanti di Luca Sabatelli (che le fece indossare pure un abito da suora, ndr). Per non parlare di quelli da show del pomeriggio firmati Gabriele Mayer a “Pronto, Raffaella?”».

Di quel programma ricordo il barattolo di fagioli. Alla fine il notaio certificò che erano 10.943. E «millemila» sono anche i modi in cui lei è cambiata nel tempo, ma rimanendo sempre la stessa. O no?
«Eh sì! Pure il mio caschetto, dopo il primo taglio del grande Cele Vergottini, è cambiato sempre un po’. Adesso, per esempio, ho una coda leggermente più lunga dietro. Come il ragazzo di profilo in un dipinto di Piero della Francesca. Cambio, cambio. Ma sono sempre io».

Scusi, ma come fa ad averli sempre così perfetti, i suoi capelli?
«Azzeccato il taglio, è solo merito della genetica. Ho capelli forti. La piastra me la passo da sola, in un attimo. È amor proprio: i capelli in ordine sono la prima cosa in una donna».

A proposito di amore...
«L’amore può finire. Quello che non deve finire mai è l’affetto. Guardi me e Sergio (Japino, ndr). Ci sono le avventure, i casini, gli incontri che devono rimanere belli e segreti. Resta, però, il bene per chi hai amato veramente».

E ora? Dopo questa verità, come si finisce un’intervista con Raffaella Carrà?
«Con i saluti. A lei, ai suoi colleghi, al direttore, ai lettori di Sorrisi. Vi auguro buone feste. E mi raccomando, non litigate durante il pranzo di Natale!».