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Riki: il primo ascolto dell’album «Mania»

Arriva il 20 ottobre uno dei progetti più attesi del 2017. Ecco la nostra analisi

20 Ottobre 2017 | 05:25 di Alessandro Alicandri

Riki non è semplicemente il vincitore della categoria canto di «Amici 16» ma è decisamente il fenomeno del momento, un dato immediato del reale. Esiste, tutti ne parlano, è sul mercato con un successo e con dei numeri che fanno ben sperare per il suo futuro. «Mania», pubblicato il 20 ottobre, arriva esattamente a cinque mesi dall'Ep «Perdo le parole», album più venduto nei primi sei mesi dell'anno, triplo platino con oltre 150 mila copie. Dopo 22 settimane è ancora tra i 25 dischi più comprati in Italia. La musica non è fatta solo di numeri, ma questi numeri raccontano il momento straordinario di Riki.

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Una delle questioni più «spinose» del disco è l'uscita a pochissima distanza dal progetto precedente, con i precedenti vincitori e finalisti di «Amici» non era mai successo: Sergio Sylvestre, vincitore di «Amici 15», ha pubblicato il suo primo Ep il 20 maggio 2016, mentre l'album è arrivato quasi nove mesi dopo in occasione di Sanremo. I The Kolors hanno pubblicato l'album «Out» il 19 maggio 2015 con enorme successo: per arrivare al loro successivo progetto, i fan hanno dovuto aspettare esattamente due anni. Anche i secondi classificati di «Amici 13», i Dear Jack, hanno fatto uscire subito l'album d'esordio, il 6 maggio 2014, ma per il successivo progetto i loro fan hanno aspettato quasi 9 mesi. 

Nel caso di Riki i tempi si dimezzano ma sono forti di un risultato importantissimo: non succedeva dal 2013 con Moreno e il suo album «Stecca» che un progetto discografico arrivasse a un così grande numero di persone. Dato il lasso di tempo così stretto, è presumibile che Riki questo record possa eguagliarlo e addirittura superarlo. Ma dirigiamoci ora verso i contenuti dell'album.

Il primo ascolto

Rispetto a «Perdo le parole», cambiamo le atmosfere ma non la sostanza. Nell'Ep le ballad sono sostanzialmente tre (su 7), in «Mania» il numero di vere e proprie ballad rimane proporzionale (dipende dai punti di vista, per me sono 6 su 10 brani). Di sicuro mancano le canzoni puramente allegre e estive, ma in alcuni pezzi dal forte impatto elettro-pop si ritrova il Riki che conosciamo. E poi, diciamocelo, la romanticissima «Perdo le parole» è diventata tanto centrale quanto l'allegra «Polaroid».

Di certo variano i toni del racconto, che sono sicuramente più introspettivi, anche se affrontati con la stessa semplicità di linguaggio del recente passato e con quel senso di tenerezza adolescenziale con la quale Riki, nonostante sia un 25enne, riesce a conservare quando parla di sentimenti. Una dolcezza e una semplicità che non è facile ritrovare in colleghi emergenti, anche più giovani di lui che spesso ricorrono, per mostrare in musica la propria età anagrafica, all'aiuto di autori e penne esterne.

Riccardo Scirè, produttore di questo album e compagno di viaggio di Riki già "in tempi non sospetti", fa un lavoro che prende a piene mani dalle mode elettropop del momento (e ripescate dal passato) e le rielabora in una chiave che non vuole essere smaccatamente imitativa ma nemmeno troppo ricercata. Fa quello che deve fare: fa suonare bene (e fa rimanere in testa) quello che canta Riki. Punto. L'approccio elettronico del disco è rafforzato dal primo e dall'ultimo brano, che fanno da cornice al progetto, e spinge l'acceleratore in brani come «Frena» e «Dentro la notte».

Dal canto suo Riki nei suoi giochi di parole, nell'adottare immagini inconsuete, negli incastri a volte imperfetti tra musica e parole, nel ripetere una frase o tre parole in maniera ossessiva, definisce uno stile personalissimo e difficilmente imitabile. L'artista, che nasce designer e grafico, nel suo essere geneticamente iperpop, rinuncia all'omologazione con scelte anticonvenzionali per l'Italia (come quella di proporre la copertina dell'album standard a occhi coperti e quella deluxe senza che ci sia scritto il suo nome, ad esempio). Così, davvero tutto lo pone a un livello diverso rispetto a una buona parte del mercato «da talent» odierno. Per quanto riguarda la musica, ogni canzone nasce per catturarti in modo diverso e si presta a un ascolto complessivo e non «selezionato» o random, come capita adesso nell'era dello streaming. 

In «Mania» Riki dimostra di sapere molto bene come si fa a farsi ascoltare dalla gente. E in un mercato musicale italiano che a volte sembra navigare nel cemento, la sua autonomia e consapevolezza sono da osservare (e da ascoltare) con curiosità.