Home MusicaDischi in uscitaRobbie Williams: «Sono un “entertainer”, è nel mio DNA». L’intervista

Robbie Williams: «Sono un “entertainer”, è nel mio DNA». L’intervista

Il re del pop è stato a Milano per partecipare a X Factor e per presentare il suo nuovo album «The Heavy Entertainment Show». Noi lo abbiamo incontrato

Foto: Robbie Williams  - Credit: © Splashnews

11 Novembre 2016 | 15:45 di Stefano Gradi

Robbie Williams è stato a Milano per partecipare a X Factor e per presentare il suo nuovo album «The Heavy Entertainment Show». Lo abbiamo incontrato ed è stato emozionante. È un personaggio carismatico, trasmette energia, una vera popstar di livello superiore. Ma è anche un ragazzo alla mano, simpatico e disponibile, uno che sa intrattenere il pubblico.

«The Heavy Entertainment Show» segna il ritorno in grande stile di Robbie, un album registrato in studio che sembra concepito apposta per uno show live. Arrangiamenti maestosi, musiche di grande impatto e ritornelli fatti apposta per essere cantati assieme a migliaia di persone in uno stadio. Sarà in Italia, a Verona, il prossimo 14 luglio e noi non vediamo l'ora.

«The Heavy Entertainment Show» è un disco divertente, dalla prima all'ultima traccia. Tutte le canzoni, sia le ballad, sia quelle più movimentate, sono legate da un unico filo conduttore: l'intrattenimento. È evidente la mano di Guy Chambers, storico collaboratore tornato al suo fianco.

Robbie Williams è consapevole del suo ruolo, ma non ne abusa, non si ritiene una star al di sopra degli altri. È un intrattenitore che da oltre vent'anni riesce a emozionare le persone che ascoltano la sua musica e vanno ai suoi concerti. Incontrandolo di persona si ha la netta sensazione che sia proprio nato per fare questo: intrattenere con la musica. E lo conferma lui stesso: «All'inizio della mia carriera avrei voluto essere i Radiohead, ma evidentemente non potevo. Nel mio DNA sono un "entertainer", anche mio padre lo era. Questo mi ha ispirato moltissimo, so chi volevo essere e so chi sono ora, quantomeno professionalmente».

Il primo singolo («Party Like A Russian») estratto dall'album ha fatto molto discutere, te lo aspettavi?
«Quando ho scritto quella canzone ho chiesto ai miei discografici se avesse potuto offendere qualcuno, ma tutti mi hanno assicurato che non sarebbe stato così. Avrebbe fatto parlare, questo sì. Ma era anche il mio obiettivo, mancavo da tanto tempo, ho una certa età. Così ero sicuro di avere tanti titoli di giornale, si sarebbero accorti tutti del mio ritorno».

Dopo tanti anni in California sei tornato a vivere a Londra, hai fatto pace con l'Europa?
«Sì, ho vissuto a Los Angeles per 17 anni e 4 anni fa ho comprato una casa a Londra, ci siamo trasferiti la scorsa settimana. Volevo fare in modo che i miei bambini crescessero con una sensibilità europea. Ma comunque mi sono sempre diviso a metà tra l'America e l'Europa, ora forse cambierà un po'. Adesso sono più in pace con me stesso, sono più tranquillo, più felice. Indipendentemente da dove mi trovo. Questo è in gran parte dovuto dall'avere una moglie e dei figli ai quali pensare».

Hai ricevuto tanti riconoscimenti, tra i quali 18 BRIT Awards, ma adesso è forse arrivato il riconoscimento più importante, il BRITs icon Award. È la tua consacrazione come re del pop?
«Mi fa indubbiamente piacere, in passato il premio è stato assegnato soltanto a Elton John e David Bowie, ma cerco sempre di schivare i complimenti. Non ho ancora realizzato cosa voglia dire questo riconoscimento, penso significhi che ho fatto delle cose buone, però non penso di meritarmelo».

A «X Factor» Robbie ha presentato il secondo singolo «Love My Life», ora in rotazione radiofonica. Ma ascoltando l'album, si ha l'impressione che quasi tutti i brani possano diventare delle hit di successo.