Sono tornati gli Oliver Onions con “Future memorabilia”

Dentro ci sono le riedizioni di alcuni grandi classici come “Dune buggy”, “Orzowei” e “Sandokan"

Guido e Maurizio De Angelis, gli Oliver Onions
28 Ottobre 2021 alle 17:08

A chi non è mai capitato di canticchiare almeno una volta le loro canzoni. All’anagrafe sono Guido e Maurizio, di cognome fanno De Angelis. Ma, forse, è più facile parlarne con il loro nome d’arte: sono gli Oliver Onions. Una leggenda delle colonne sonore degli Anni 70 e 80: film come “…altrimenti ci arrabbiamo”, “Bulldozer”, “…più forte ragazzi”, “Zorro” o serie tv come “Sandokan”, “Orzowei, il figlio della savana” non sarebbero stati gli stessi senza quella musiche lì.

Oggi, Guido e Maurizio, alla soglia degli 80 anni, non si fermano: hanno pubblicato un centinaio di album (colonne sonore comprese) e il 29 ottobre è uscito il loro ultimo lavoro, “Future memorabilia”. Dentro ci sono le riedizioni di alcuni grandi classici come “Dune buggy”, oltre ai già citati “Orzowei” e “Sandokan". In quest’ultima duettano nientemeno che con Claudio Baglioni.

Ma come avete fatto a convincerlo?
«Noi e Claudio ci conosciamo da tanti anni. Poi lui aveva già cantato “Sandokan” ai tempi di “Anima mia” e l’aveva poi pubblicata nel disco con tutte le canzoni del programma. Quindi è stato naturale andare da lui. Glielo abbiamo chiesto e lui ha accettato con entusiasmo».

Quello con Baglioni non è il solo duetto, però.
«No infatti. Tra gli altri ci sono Tommaso Paradiso che canta in “Orzowei”, gli Elio e le storie tese che hanno rifatto a modo loro la canzone dei pompieri di ““…altrimenti ci arrabbiamo” (un vero cult) e il nostro amico David Hasselhoff».

La star di “Supercar” e “Baywatch”?
«Ma certo. Lui è un grande cantante, fa live davanti a 30 mila persone. Quando il muro di Berlino cadde nel 1989, tra quelli che cantarono nel grande concerto con i Pink Floyd c’era anche lui. Lo abbiamo conosciuto tanti anni fa sul set di un film, “Shaka Zulu”, e da allora siamo rimasti in contatto. Canta “Sheriff” tratta da “Uno sceriffo extraterrestre… poco extra molto terrestre”».

Uno dei grandi film di Bud Spencer.
«Ah, il nostro amico Bud..».

Avete anche ripescato un suo audio originale nella riedizione di “Banana Joe”.
«Sì. Questo perché abbiamo ritrovato i vecchi nastri con le sue registrazioni. Allora ci abbiamo messo mano, integrando la sua voce alla nostra di oggi. È stato come incontrarsi di nuovo: un omaggio a chi oggi non c’è più».

A proposito di Bud, com’era lavorare con lui e Terence Hill?
«Fantastico: eravamo un vero quartetto. Si figuri che facevamo ascoltare prima le canzoni a loro che non ai vari produttori e registi. Eravamo amici per davvero, molto spesso ci invitavamo sul set dei film che stavano girando».

Qual è stato il primo film che avete musicato?
«“Per grazia ricevuta”. Ci chiamò il leggendario Nino Manfredi».

Come andò?
«Avevamo curato gli arrangiamenti di una sua canzone, “Tanto pe’ canta’”. Nessuno se lo aspettava, ma quel brano ebbe un successo straordinario. Così quando Nino decise di girare il suo primo film da regista, appunto “Per grazia ricevuta”, ci chiese se volevamo fare la colonna sonora. Non ci abbiamo pensato un minuto e abbiamo accettato. E da allora abbiamo musicato oltre cento film, incredibile».

Voi facevate tantissimi concerti, anche all’estero. In Germania, per esempio, eravate amatissimi…
«Un anno arrivammo ad Amburgo. Era appena uscito il nostro singolo “Flying to the air” ed eravamo primi in classifica. Scesi dall’aereo fummo letteralmente assaliti dai fan, con le ragazze che addirittura si spogliavamo. Noi non ci credevamo, pensavamo ci fosse qualcun altro di più famoso sull’aereo. Invece erano lì per noi. Nessuno sapeva che fossimo italiani, con quel nome d’arte lì. Potevamo essere inglesi o scozzesi. Fu una cosa veramente incredibile».

Adesso avete in progetto di portare “Future memorabilia” anche dal vivo?
«Sì, certamente. Adesso abbiamo fissate due date: il 7 aprile al Teatro degli Arcimboldi di Milano e l’11 aprile al Teatro Brancaccio a Roma».

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