Tananai: «Le mie passioni? Enrico Mentana e gli Aristogatti»

L'artista che sarà a Sanremo 2023 presenta a Sorrisi l'album “Rave, eclissi”

8 Dicembre 2022 alle 08:20

Il Festival di Sanremo, meno di un anno fa, gli ha cambiato la vita. La scorsa estate è arrivato poi sui palchi più importanti d’Italia cantando il singolo “La dolce vita” con Fedez e Mara Sattei, mentre le sue “Sesso occasionale” e “Baby Goddamn” scalavano le classifiche italiane. Nell’ultimo incontro con Sorrisi, Tananai ha ricordato un monito del suo manager: «Tu pensa solo a fare buona musica, al resto penso io». È nato così “Rave, eclissi”, l’album d’esordio nel quale ha obbedito a quella raccomandazione. Ascoltandolo, imparerete a conoscere il lato più intimo dell’artista.

Un album così, Tananai, non ce lo si aspettava.
«Perché? È brutto? (ride)».

No, anzi. Più che altro, viene da chiedersi come mai i nuovi brani siano così malinconici nel momento
più felice della sua carriera.

«Ho lasciato come al solito che le cose accadessero senza pensarci troppo. Da fuori un successo esplosivo come il mio appare bello sempre. È così in effetti, tranne però quando poi finisci di fare le tue cose e chiudi la porta del tuo appartamento. In casa il tuo successo non entra. Lì sono quello prima di Sanremo, con la mia vita e i miei problemi».

Si sta allontanando dall’immagine festaiola di Tananai?
«No, anzi. Sono tornato a essere quello che sono sempre stato, cioè un po’ allegro e un po’ no. Qualche anno fa ho pubblicato una piccola raccolta di brani, “Piccoli boati”. Lì c’è già quella parte di me più profonda. In fondo sono un po’ oscuro e un po’ scintillante, un po’ eclissi e un po’ rave».

A proposito di rave, questo genere di eventi sono oggetto di dibattito nelle ultime settimane. Sembra si voglia in qualche modo arginarle. Lei cosa ne pensa?
«Non sono un sostenitore delle feste illegali, questo è certo, ma io i rave li ho fatti e considero rave ogni ritrovo di persone, o di amici, dove si ascolta musica per la quale non si paga e non si è selezionati all’ingresso. Possiamo discutere cosa succede poi all’interno, ma di una cosa bisogna parlare, innanzitutto».

Di cosa?
«Del fatto che spazi come questi servono per sentirsi per qualche ora liberi in un mondo che li giudica e li opprime. Avere la possibilità di essere se stessi anche fuori da quei contesti è ciò di cui bisogna occuparsi, ancor prima che dei rave».

Nel brano che dà il titolo al disco cita una parte della melodia di “Concertino a quattro zampe” dalla colonna sonora de “Gli Aristogatti”. Perché?
«Mi è capitato di rivedere da poco il lungometraggio e mi ha ipnotizzato quella ninna nanna».

Tananai ama le ninne nanne? Lei mi sconvolge.
«In realtà in passato le ho odiate. Da piccolissimo impedivo a mia madre di cantarmele perché le trovavo tristi, a tal punto da mandarla via dalla stanza. Mi facevano addormentare pieno di malinconia e mi facevano svegliare ancora peggio».

Ha superato questa cosa?
«Crescendo ho chiesto a mamma di cantamele da sveglio quelle canzoni. Ho capito che lasciarmi andare mi faceva paura. Non è un caso che questo brano così, oggi, sia dedicato alla mia ragazza».

È solo fan dei cartoni Disney o in tv guarda anche altro?
«Sono sincero, guardo pochissimo la tv e quando la accendo, vedo solo lui».

Gli Aristogatti?
«No, Enrico Mentana! Per qualche verso lo sento molto simile a me. È spontaneo, inesauribile e ha un modo di raccontare quello che succede attorno a lui molto originale. Ha presente quando muove la schiena all’indietro? Mi fa impazzire! Non mi perdo nemmeno una delle sue maratone. Quelli, ai miei occhi, sono i suoi rave».

Invece che somiglianze ci sono con Ariete, l’unica artista con cui ha collaborato nel disco?
«In amore, sguazziamo nel tormento».

E nel tormento, le capita spesso di piangere?
«Non riesco proprio a piangere. Magari soffro un casino, ma tengo tutto dentro. Non esce nemmeno una lacrima».

Quand’è stata l’ultima volta che ha pianto?
«Oddio… forse durante un concerto in estate cantando una mia vecchia canzone, “Volersi male”. Cantandola è come se avessi capito per la prima volta il dolore che racconto».

Per il singolo ”Abissale”, a proposito di dolore, ha scelto di girare il videoclip stando fermo e muto
otto ore in Via Dante a Milano. Non ha parlato davvero a nessuno?

«Nessuno, mai. Per otto ore. Nel videoclip non si è visto ma è successo di tutto. Una delle cose più brutte che sono successe è che mi hanno spinto per vedermi reagire».

Non ha reagito?
«Non l’avrei fatto per nulla al mondo. Per fortuna dei fan, anche se ancora non sapevano cosa ci facessi lì, mi hanno difeso. Altri ancora hanno vigilato su di me finché non me ne sono andato».

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