Home MusicaDischi in uscitaTiromancino e il nuovo «Nel respiro del mondo», l’intervista

Tiromancino e il nuovo «Nel respiro del mondo», l’intervista

Nuovi spazi sonori e una scrittura più positiva: il nuovo lavoro di Federico Zampaglione esce l'8 aprile

Foto: Federico Zampaglione  - Credit: © Ufficio stampa

07 Aprile 2016 | 19:30 di Giulia Ciavarelli

Ritrovarsi attraverso il rumore delle onde, riscoprire un nuovo ottimismo e creare il disco della maturità: non è impresa da poco, di questi tempi. Lo sanno bene i Tiromancino, e in particolare Federico Zampaglione, compositore dei dieci inediti che fanno parte de «Nel respiro del mondo» (in uscita l'8 aprile). Un ritorno in grado di lasciare il segno, ne siamo certi.

Lo incontriamo negli uffici della Sony: nonostante un pomeriggio frenetico, Zampaglione è concentrato e particolarmente elegante. Parla dei luoghi incontaminati e dell'essenza del mare, ai quali si intrecciano i rapporti familiari, la passione per il cinema e la felicità di un'ispirazione ritrovata: l'artista ci racconta la sua personale rinascita.

Dall'analisi sull'amore del precedente «Indagini su un sentimento» alla sintesi, serena ed energica, di emozioni derivanti dal mare. Ci sono altre componenti importanti nel disco?
«È una composizione omogenea nei suoni dinamici ed essenziali, nelle melodie e nelle tematiche. C'è l'amore, il tema del viaggio e un'analisi interiore sugli stati d'animo. Ci sono riferimenti sia letterali come quelli a Hemingway e Pablo Neruda, sia cinematografici. Un esempio è il brano «L'ultimo treno della notte»: evoca immagini in bianco e nero, suggestioni di un film muto. L'ispirazione centrale rimane il mare: entra in tutte le canzoni, anche solo per un attimo. È stato sempre presente, ci ha dato energia durante la costruzione dell'intero album».

Non è un caso se il processo creativo si è sviluppato in una casa in riva al mare.
«È stata un'esperienza bellissima. Insieme ad un mio collaboratore e il fonico, siamo arrivati lì in inverno: era una casa completamente desolata e l'abbiamo riempita di strumenti musicali, dalle chitarre alle percussioni di ogni tipo. Lavoravamo dalla mattina alla sera, ed è stato un processo molto libero. E soprattutto, i telefoni non prendevano: senza messaggi e social network era come se tutto fosse sospeso. Non c'era niente e nessuno che poteva riportarci alla realtà, quella vera».

Di questo album conosciamo bene il suo primo estratto, «Piccoli Miracoli»: è una celebrazione del coraggio e della determinazione delle donne. Ha imparato qualcosa in più su di loro?
«C'è sempre qualcosa da scoprire e imparare sul loro mondo; utilizzo la musica per cercare di capirle meglio. Se gli uomini rimangono sempre un po' bambini, le donne hanno una sensibilità spiccata, sono più sofisticate ma riescono ad essere molto complicate (sorride). Lo vedo da mia figlia Linda: ha sei anni ma quando comunica con i suoi coetanei, ne dimostra molti di più».

È un disco privo di duetti con altri colleghi ma è impreziosito da due collaborazioni, una nei i testi e l'altra nella musica. Il primo nome è quello di suo padre Domenico.
«Si, la metà dei testi li ho scritti con lui. È stato bello condividere la nascita e la lavorazione dell'album, anche perché è stato proprio lui ad indirizzarmi verso questo mestiere. Ha creduto in me e mi ha incoraggiato, sempre. Per me, è un piacere e un grande privilegio».

La seconda è, invece, una novità: la produzione di Luca Chiaravalli.
«È una bella sfida: in fase di pre-produzione, li ho inviato i brani ed è riuscito ad aggiungere un tocco di contemporaneità e una veste curata, fresca e solare. È un produttore molto sensibile e ha saputo trovare le giuste corde da toccare. Si tratta di quelle alchimie che mi auguro possano andare avanti per tanto tempo».

E questo si ritrova in «Imprevedibile», un brano pieno di ritmo. Ma nella sua carriera, c'è qualcosa che non ha previsto?
«Si, diventare regista di film horror. Ed è stato un colpo di scena che ha sorpreso me per primo. Ora è giusto concentrarmi sulla musica, ma comunque faccio la regia di cortometraggi e video. Sono convinto che nella vita bisogna sempre seguire le proprie passioni e l'istinto perché quello che può sembrare impossibile, in un attimo, si trasforma nella realtà».

Il riassunto grafico del progetto è nella copertina, trasmette molta tranquillità.
«Mi è piaciuta tanto proprio per questo motivo. Ho chiesto un parere ad alcuni miei amici, e anche loro l'hanno subito trovata adatta a quello che voleva trasmettere il disco, alle sue sonorità».

Tornando alle tematiche: delle dieci tracce non c'è riferimento alla politica, almeno non esplicitamente.
«Mi sono sempre riferito a questioni sociali e ad una politica non intesa come entità che gestisce ma come idea. Cercare di fare musica di qualità, fare testi non banali ma riflessivi: è anche questa una scelta politica. Andare contro un certo tipo di trend che tende a voler "appiattire" e semplificare le cose: in qualche modo, è prendere una posizione netta».

L'ultima domanda: ha vent'anni di carriera alle spalle, c'è ancora l'entusiasmo degli inizi?
«Si ma solo da qualche anno, prima ho vissuto momenti di stanchezza. Ho avuto le mie soddisfazioni e tanti risultati ma dovevo fare qualcosa di nuovo perché mi sembrava di aver detto ?tutto?. Ho lasciato sedimentare le canzoni nel tempo, ed è stato bello accorgersi che, grazie al web, hanno ritrovato una vitalità differente tra le nuove generazioni. Ho fatto esperienze completamente diverse, ed ora è stato come ritornare a casa».

In che senso?
«Ad un certo punto, senti il bisogno di fuggire da una ?quotidianità? noiosa: vai lontano, vivi nuove avventure e poi, il ritorno diventa la cosa più bella del mondo. Ho ritrovato, però, uno scenario completamente diverso nel quale è stato faticoso ritrovare e riappropriarsi dei propri spazi. Ho dovuto ricominciare da capo, ma l'importante è aver ritrovato le idee e la voglia di fare. E poi, è la musica ha fatto il resto».