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Tiziano Ferro racconta «Il mestiere della vita»

Oggi a Milano il cantante ha presentato alla stampa il suo sesto album in studio

Foto: Tiziano Ferro

01 Dicembre 2016 | 11:36 di Francesco Chignola

Un album che rappresenta un nuovo inizio. Questa la parola d'ordine di «Il mestiere della vita», attesissimo sesto album in studio di Tiziano Ferro, che il cantante di Latina ha presentato oggi alla stampa in un rinomato ristorante di Milano.

Prodotto da Michele Canova e disponibile nei negozi dal 2 dicembre, il disco contiene 13 brani contemporanei caratterizzati da una grande ricchezza sonora e da testi che scavano nell'intimità di un nuovo corso della vita.

«Ho scritto questo album senza pensare che sarebbe diventato un disco» racconta Tiziano, «e senza nemmeno un contratto discografico. Non volevo avere fretta, volevo ritrovare la spinta di quando avevo sedici anni e cominciavo a fare musica. Ed è un album che ho scritto da solo, in camera mia, anche ?cazzeggiando?, senza la pressione di fare canzoni per un album».

«L'unica responsabilità che sento nei confronti della gente che mi ascolta è questa: non avere nessun tipo di paura di esporre la mia ricerca personale» aggiunge Tiziano per spiegare il titolo dell'album. «Un tempo scrivevo canzoni a difesa, chiudendomi dietro i brani. Questo invece è il primo disco che faccio in cui ho amato il processo fino in fondo».

In «Epic» Tiziano canta le parole: «Fine primo capitolo». «Ci tenevo a tracciare questa linea con il passato, il che non vuole dire rinnegare ciò che è stato» spiega Tiziano. «Io ho la tendenza a non apparire, non amo i social network né spiegare le canzoni, quindi preferisco espormi il più possibile nei testi. Quando ho provato a edulcorare le parole, il messaggio non funzionava».

«Carmen Consoli è la mia cantante preferita, da sempre» dice Tiziano per raccontare il duetto «Il conforto». «Sono sempre stato affascinato da lei, l'ho sempre trovata l'erede di Mina, perché ha quel gusto intoccato per il canto, meraviglioso ma istintivo, ma anche per la scrittura. Nel 2010 ha scritto una canzone con me e ho scoperto una persona molto simile a me, persino più schiva di me. Due anni fa a un concerto ha detto che sono la sua controparte maschile, così mi è venuta l'idea di proporle un duetto. È la prima volta che cantiamo insieme, ma mi sembra di cantare assieme a lei da vent'anni».

«La parte in inglese di ?Epic? è stata un caso, è stata scritta da Baby K perché mi fido molto di più del suo inglese. Doveva cantarla un altro artista, ma poi non è andata in porto. Era tardi per adattare il testo in italiano, la traduzione l'avrebbe snaturato. Però sì, è una casualità. Può succedere, certo, ma io preferirei non cantare in inglese, non è una scelta artistica».

La copertina di «Il mestiere della vita» è piena di riferimenti. Tiziano la spiega così: «È la mia preferita tra tutte le copertine che ho avuto, è la prima volta che uso la grafica e non solo la fotografia. È la copertina che in uno scatto rappresenta il percorso che mi ha portato a fare questo disco. Los Angeles è diventata inaspettatamente lo scenario dell'album, ci ho messo 10 anni a passare dall'odio a comprarmi una casa: non è una semplice città, è un posto dove puoi fare quello che vuoi, dove i musicisti ti invitano a lavorare con loro. Si parla poco e si fanno le cose: è un atteggiamento che all'inizio mi ha spiazzato».

«Lo scontro con Los Angeles all'inizio è stato culturale, avevo 21 anni e ho visto una distesa infinita di cose che non capivo, mi mancava l'esistenza di un centro storico, di una piazza» racconta Tiziano. «Dal punto di vista musicale mi spaventava la loro concretezza, per anni sono stato geloso del mio mondo musicale, il mio territorio personale. Avevo paura che il pop mondiale avesse qualcosa di plastico, fatto in fabbrica, che si allontanava dalla mia dimensione contrita e isolata di artista contro il mondo. Questo atteggiamento nei confronti della città ora è cambiato. È un mondo in cui devi esserci, non puoi chiuderti nella tua scatoletta di provincia, e devi lasciar fare. Per quello ci ho messo un po', dovevo uscire dalla mia ?comfort zone?».

«Il prossimo anno negli stadi succederà qualcosa di diverso, cercherò di evitare le ernie che mi hanno causato quelle evoluzioni» dice Tiziano parlando del tour negli stadi del 2017. «Non ho mai fatto tour concettuali che si allontanano dal ruolo dello spettacolo dal vivo, dove devono esserci il divertimento e il ricordo, e tutte le canzoni più importanti e di successo. Il concerto deve essere un pugno nello stomaco, quindi sì, ci saranno le canzoni nuove del disco ma senza trascurare il passato. Oggi come oggi me lo immagino come uno spettacolo divertente».

«Il perdono è un esercizio, la pazienza è una virtù» dice Tiziano per spiegare l'importanza della parola «Perdono» nei suoi testi. Molto spesso ci vantiamo di quanto siamo stati bravi a inchiodare al muro qualcuno che sbaglia e ci dimentichiamo quanto sia complesso perdonare qualcuno. È importante parlarne». Racconta poi Tiziano: «Mi sono permesso il lusso di fare un disco che ogni tanto si contraddice, se in un album pieno di beat e sonorità elettroniche a un certo punto partono due ballad, non muore nessuno».

«Mi ricordo benissimo dov'ero quando ho scritto il testo di ?Potremmo ritornare?» dice Tiziano. «Al contrario degli altri testi, che sono il frutto di un lungo lavoro, questo è stato scritto da zero sulla musica senza avere frasi da parte, è un flusso di coscienza. E infatti quando è uscita non l'ha capita nessuno: non è una canzone d'amore. È una canzone che parla di ritorno in modo molto diverso da un ritorno di coppia, me l'ha ispirata una canzone di Califano, ?Non escludo il ritorno?. Ci sono legami molto più profondi. Questa canzone l'ho scritta pensando a una persona che non ho più accanto, una donna. Poi quando le canzoni le dai agli altri diventano degli altri, ma non c'è una parola di quel brano che parli di una relazione sentimentale».