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Tom Walker: «La musica è terapeutica»

Il primo marzo esce What a time to be alive, l'album di debutto dell'artista britannico

Foto: Tom Walker a Milano  - Credit: © Pagina Facebook ufficiale

25 Febbraio 2019 | 14:20 di Giulia Ausani

Il titolo del suo album di debutto, in uscita il primo marzo, è What a time to be alive, ovvero “che momento per essere vivi”. E per Tom Walker questo è davvero un gran momento: si è fatto conoscere in tutto il mondo con il singolo Leave a light on, ha aperto tutti i concerti in America dei The Script («un'esperienza incredibile») e pochi giorni fa ha vinto un BRIT Award come artista rivelazione dell’anno.

E pensare che nemmeno si aspettava di essere nominato. «È assurdo, sono felicissimo!», ci ha detto giusto un paio di giorni prima della cerimonia. «Pensavo che avrei potuto essere nominato ai Critics’ Choice Award, e quando non è successo ho pensato che avrei dovuto aspettare i prossimi anni. E invece… ». E invece non solo è stato nominato (in due categorie: rivelazione dell’anno e singolo britannico dell’anno), ma si è anche portato a casa una statuetta.

L'album What a time to be alive

Nell’album «c’è quello che ho fatto negli ultimi tre anni, e c’è anche un lato di me che non avete ancora sentito», spiega Walker. Tredici in tutto le canzoni del disco, dai singoli di successo come “Leave a light on” a titoli del tutto inediti, passando per una collaborazione con i Rudimental (“Walk alone”).

Il sound è quello che abbiamo già imparato a conoscere e che lo stesso Walker definisce «un mix di hip hop e blues, con un po’ di pop e una spruzzata di reggae», un insieme di generi diversi che, a detta dell’artista britannico, è dovuto ai suoi stessi gusti musicali. In effetti, l’elenco dei suoi artisti preferiti è a dir poco variegato: «adoro i Muse, gli AC/DC, B.B. King, John Mayer, Paolo Nutini… Ascolto di tutto, e l’album riflette i miei gusti. Ci sono diversi tipi di sound: a legarli insieme ci pensa la mia voce».

«In questo disco ci sono tutti gli insegnamenti che ho imparato nella mia vita e la mia visione del mondo», racconta Walker, nato in Scozia e cresciuto a Manchester. «Non voglio trasmettere un messaggio preciso o fare alcun tipo di predica. Voglio solo che persone ascoltino le mie canzoni e vi trovino dentro le loro stesse storie, gli insegnamenti che loro hanno imparato».

La musica? «È terapeutica»

«Per me la musica è terapeutica», dice Walker. «Quando mi succede qualcosa, ci scrivo su una canzone perché mi fa stare meglio. E anche ascoltare la musica di altri mi aiuta». Ma, chiarifica subito, «non è questo il motivo per cui scrivo. È un bell’effetto collaterale, però. Anche perché quando metti le tue emozioni e la tua tristezza in una canzone, anche il pubblico riesce a entrare meglio in sintonia col pezzo. E in più stai meglio tu, quindi è proprio una doppia vittoria».

Scrive perché ama la musica «da quando riesco a ricordare». Tre canzoni che sono particolarmente importanti per lui? Non deve neanche pensarci: «Iron sky di Paolo Nutini, di cui sono un grande fan, Stop this train in John Mayer e Hometown Glory di Adele». Scoppia a ridere se gli si fa notare che gli sono venute in mente subito: «La verità è che cambiano ogni settimana, dipende tutto dal mio umore. Perché canzoni diverse ti comunicano cose diverse in diversi momenti della tua vita».

La collaborazione con Marco Mengoni

Tom Walker è salito anche sul palco di Sanremo per esibirsi con Marco Mengoni sulle note di "Hola (I say)", pezzo per cui hanno collaborato. «Ci ha presentati la Sony, è davvero un ragazzo fantastico», racconta. «Ho ascoltato la canzone, di cui mi sono subito innamorato, e Marco mi ha chiesto di aggiungerci qualcosa di mio. Quindi ho messo insieme qualcosa e l’ho spedito a Marco e al suo team, e a loro è piaciuto un sacco».

Il singolo, già certificato platino, è uscito lo scorso novembre come estratto dall’album Atlantico dell’artista italiano. «In realtà non mi aspettavo accettassero il mio contributo», ha ammesso Walker. «Pensavo fosse buono, sì, ma immaginavo avessero già tante persone a lavorarci. Quindi sono proprio rimasto un po’ sconvolto quando invece mi hanno permesso di farlo. E poi Marco è una leggenda, è stato un onore essere nella sua canzone».

Se canteranno ancora insieme? Lui spera di sì, e anzi ha detto che spera di essere accompagnato da Mengoni in un paio di date italiane e di poterlo accompagnare a sua volta in qualche concerto.

La strada per il successo

Tom Walker si è fatto notare in tutto il mondo con Leave a light on, ma il successo non è stato poi così inaspettato. «È un viaggio piuttosto lungo», spiega. «La gente spesso pensa che gli artisti emergenti appaiano dal nulla, ma in realtà non succede tutto in una notte. Ho lavorato molto per arrivare dove sono adesso e di certo è stato incredibile, ma in qualche modo ero preparato. Non è stato come andare a un talent show, dove diventi famoso nel giro di due mesi. In quei casi sì che ti chiedi come il successo ti cambi la vita. Ma io ci ho messo tre anni, la mia popolarità è arrivata pian piano. È un’emozione incredibile ma ero preparato».

Lavorare nel mondo della musica «è meraviglioso», ma ha anche i suoi svantaggi. Tra album e concerti, il tempo libero è ridotto all'osso. «Andare in snowboard è una delle cose che preferisco in assoluto», rivela. «Solo che ora chi ha più tempo?».