Home MusicaDischi in uscitaUn aperitivo con Franco126: Stanza Singola, l’intervista

Un aperitivo con Franco126: Stanza Singola, l’intervista

Dall'ammirazione per Franco Califano alla collaborazione con Tommaso Paradiso, il malinconico della Love Gang ci racconta la sua svolta cantautoriale

25 Gennaio 2019 | 14:53 di Redazione Sorrisi

di Valentina Cesarini e Manuela Puglisi

Dopo i singoli Frigo Bar e Ieri l'altro, esce il 25 gennaio (Bomba Dischi/Island Records) l'album da solista di Franco126. Nel 2017 era arrivato il disco d'oro per Polaroid, in coppia con Carl Brave, “collega” della romanissima Lovegang. Con Stanza singola Franco126 cambia un po' strada, abbandona l'autotune e porta il suo stile più decisamente nella direzione del cantautorato italiano, senza rinunciare del tutto al background rap. A dare coesione al sound e a legare efficacemente i due volti di Franco c'è qualcuno che di sfaccettature se ne intende: Stefano Ceri, già produttore di Frah Quintale.

Via l'autotune e dentro temi più difficili, allora, ne esce un disco che scopre un timbro vocale unico e malinconico, ricco di sfumature e immagini senza tempo, ma insieme attuali.

Abbiamo fatto un aperitivo all'Elita Bar sui Navigli a Milano con l'artista che, tra un Moscow Mule e un platano fritto, ci ha raccontato com'è nato il disco, della sua collaborazione con Tommaso Paradiso e dei suoi punti di riferimento musicali, primo fra tutti: Franco Califano.

La scrittura del disco e la produzione di Ceri

La fase di scrittura di Stanza singola è iniziata più di un anno fa, in cameretta, intorno a novembre del 2017 «Ho scritto la maggior parte dei pezzi a casa, su due giri di chitarra che ho trovato, poi sono andato da Ceri e lui ha prodotto il disco in circa due mesi e mezzo». A Stefano Ceri, produttore tra gli altri di Frah Quintale, si è affidato molto «Sono soddisfatto: ha trovato il sound e ha dato unità a delle canzoni che magari non avevano tante cose in comune. È stato bravo a dare coesione al progetto».

La collaborazione con Tommaso Paradiso

Per il suo primo disco da solista, inizialmente, Franco126 non voleva collaborazioni. Sono stati i suoi editori (Universal) a suggerirgli un featuring con Tommaso Paradiso «Quello che ho provato a portare ha dei rimandi al cantautorato degli Anni 70 e degli Anni 80 che sono poi gli ascolti di Tommaso». La strofa che sentiamo in Stanza singola è nata in modo spontaneo «A quanto pare l'ha scritta subito. Credo che sia venuto più lui incontro a me di quanto io non sia venuto incontro a lui. Il pezzo è nel mood mio». Una collaborazione sentita in modo particolare dal cantante dei Thegiornalisti «Anche l'idea del video è sua e mi è sembrata subito naturale. Mi ha detto “Guarda secondo me lo deve fare Younuts, dev'essere in questa maniera qua”. Ci ha messo del suo e sono contento, perché è un artista che stimo molto che riesce sempre a evolversi».

L'addio all'autotune e i live

Sulla strada del cantautorato italiano abbandonare l'autotune può sembrare una scelta scontata, ma nel caso di Franco è nata più che altro da una nuova consapevolezza della propria voce. Quando ha iniziato a scrivere il disco ha deciso di prendere lezioni di canto ed è stata proprio la sua insegnante a spingerlo in questa direzione. «Mi ha detto “Guarda, secondo me tu sei in grado di togliere l'autotune” e ho voluto provare».

Un passo che, ci dice, era inevitabile anche se è venuto prima del previsto e, non nasconde, gli causa qualche nervosismo in vista dei live: «Devo dire che sto un po' imparanoiato, perché è un discorso nuovo: sono da solo, senza autotune» ci confessa «Ci sarà una band, saremo in sei: due chitarre, basso e batteria e Ceri che supervisionerà il tutto e suonerà le tastiere. È una sfida, perché sono abituato a un altro tipo di approccio».

Sospesi tra rap e pop

Stanza singola è un disco pieno di sfumature «Ha tanti elementi classici del cantautorato, come la stanza d'albergo che torna sempre. Chiaramente ha tante sfumature: vengo dal rap, è inevitabile che ci sia il rap. È anche musica pop, perché i ritornelli sono fatti in modo tale da essere orecchiabili, roba che si può ascoltare anche in modo più leggero».

Un cambio di tono che potrebbe portare a un cambio di pubblico. Rispetto a quello che ha fatto finora, qui Franco tratta di temi più difficili «Magari è meno aperto a un pubblico più giovane. In Ieri L'Altro si parla della morte, non è un argomento semplice, per un ragazzino è difficile aver avuto a che fare con una cosa del genere».

Franco Califano

Uno dei suoi punti di riferimento, non ne ha mai fatto mistero, è Franco Califano «Per me il Califfo è proprio la base». A lui si è ispirato anche per l'uso del romano, rispetto a Polariod un po' addolcito in questi dieci brani. «Lui fa un uso del romano parsimonioso, utilizza dei termini, ma non è mai romano spinto. È un po' quello che ho fatto io nel disco. Alcune inflessioni vengono fuori, perché fanno parte del mio linguaggio, però mi sono sforzato di non metterci le espressioni colloquiali che c'erano nel disco precedente».

I vocali di Stanza singola

Tra i brani di Stanza singola, in particolare Fa lo stesso è arricchito da due voci registrate. Gli abbiamo chiesto di chi siano i vocali che ha voluto inserire nel disco. Una è quella di Gigi Barocco, il ragazzo che ha fatto il master del disco, sua è la voce che dice «Stai a diventa' un poeta». «In realtà non dice a me, parlava a Ceri. Il vocale è simpatico, ma non abbiamo potuto metterlo tutto. Poi c'è Ugo Borghetti, quando parliamo della piadina. La piadina è bella, è pure vintage».

Il malinconico della Lovegang

All'interno della Lovegang «Ognuno di noi ha una linea diversa, una poetica differente. Ci influenziamo a vicenda, ho preso tanto da Ugo, da Ketama, da Carlo, da Solero. Ho preso tanto da tutti quanti, come penso che loro abbiano preso da me».

Non c'è dubbio che sia lui, però, il più malinconico della 126 «Sì, un po' piagnisteo, un po' triste, un po' emo».

Paperoga

Su Instagram Franco e i suoi colleghi non fanno altro che scambiarsi emoji di papere nei commenti. Abbiamo chiesto cosa significhi il soprannome “Paperoga”, ma la risposta è stata un po' vaga: «Dai, se capisce!».