Home MusicaDischi in uscita«Voglio» e «Buona Vita» di Marco Mengoni: il primo ascolto

«Voglio» e «Buona Vita» di Marco Mengoni: il primo ascolto

Il 19 ottobre l'artista torna con due singoli, in attesa dell'album in uscita il 30 novembre. Ecco le nostre prime impressioni sui due brani

Foto: Marco Mengoni per «Voglio» e «Buona vita»

19 Ottobre 2018 | 11:57 di Alessandro Alicandri

Il 19 ottobre 2018 è un giorno speciale: Marco Mengoni torna con nuova musica. Sfarzoso nelle intenzioni non ne propone uno, ma due di brani, disponibili anche in radio: «Voglio» e «Buona vita» si potranno acquistare fin da subito anche in lingua spagnola («Quiero» e «Buena Vida» si trovano su iTunes España, ad esempio).

Non cadere nell'ovvio oggi è difficilissimo, così Mengoni sceglie l'alternativa spiazzante: portare l'estate a ottobre. L'artista non è mai stato uno troppo legato alla "stagionalità" dei brani, ma di certo qui l'idea è chiara: si è svincolato dalle atmosfere emotivamente impegnative di «Guerriero» e «Ti ho voluto bene veramente», per proporre qualcosa di fresco che non tradisse il suo passato.

Infatti Marco Mengoni in «Voglio» e «Buona vita» appare sì più leggero, ma per niente volatile.

Voglio

È un territorio elettro-pop piuttosto nuovo per Marco, infatti una canzone così (da lui) non l'abbiamo mai sentita. C'è un senso di vertigine nelle parole e nella musica di «Voglio», la stessa che si ha viaggiando ad alta velocità. Qui si «brucia la vita» nel modo più sano possibile: attraverso le sue parole esprime ogni forma comune di desiderio, anche impossibile o paradossale. L'obiettivo finale è tutto tranne che ragionevole: non c'è cosa migliore che dare una forma imprevedibile e stravagante al proprio destino. Vivere realizzati si può, idealmente contromano. «Voglio», con questi suoni che sembrano usciti da un videogioco, è energia allo stato puro. «Tra vivo e muoio, voglio».

Buona vita

Benvenuti a Cuba! «Metti coraggio e buone scarpe, prendi la strada che non fa nessuno». Marco, in «Buona vita» recupera una delle nostre espressioni più rancorose e la trasforma in un grazie (e arrivederci) a chi, nel bene e poi nel male, ha fatto parte della nostra esistenza. «Metti al sicuro una parte di te, metto al sicuro una parte di me», canta. Superare tutto ciò che ci rende immobili e distruttivi fa riemergere il nostro sopito istinto di sopravvivenza. Quando iniziamo a volerci più bene, non ci resterà che ballare.