È morto Franco Battiato, aveva 76 anni

Era malato da tempo e nel 2019 si era ritirato dalle scene

Franco Battiato
18 Maggio 2021 alle 09:55

È morto Franco Battiato, per molti “il Maestro”. Aveva 76 anni e si era ritirato dalla vita artistica nella sua amata Sicilia, a Milo, vicino a Catania. Da tempo la salute gli aveva imposto di interrompere la sua carriera o almeno la parte attiva di essa. Poiché una mente e un'anima come la sua non si possono fermare. La sua capacità di passare da un genere musicale all'altro facendolo sentire naturale, anzi ovvio. I suoi giudizi taglienti sul mondo che osservava sempre più perplesso ("Povera Patria", 1991). La sua capacità di essere leggero in apparenza ma profondo nella sostanza ("Cuccurucucu Paloma", 1981).

Francesco Battiato (questo il suo nome per esteso all'anagrafe) era nato a Riposto (allora Ionia) in provincia di Catania il 23 marzo del 1945 e il suo primo approccio con il mondo della musica di primo piano avviene a seguito del suo trasferimento a Milano, nel 1964. Suonava la chitarra al Club 64, un cabaret in cui erano di casa Enzo Jannacci, Bruno Lauzi e Paolo Poli. Riesce a pubblicare i suoi primi pezzi: “L'amore è partito” e “…e più ti amo”. Dopo una breve parentesi nel duo “Gli ambulanti” con Gregorio Licata, si dedica in maniera più determinata alla sua carriera solista, grazie anche all'aiuto di Giorgio Gaber che lo convince ad abbreviare in Franco il suo nome e gli procura anche la prima apparizione in tv. Siamo nel 1967.

Con gli Anni 70 inizia un periodo decisamente sperimentale in cui le sonorità che ricerca attraverso l'elettronica e non solo, indicano il metro della sua curiosità e amore per la musica, per tutte le musiche anche quella orientale. In questo periodo fa un altro degli incontri fondamentali della sua vita artistica, quello con il musicista Giusto Pio grazie al quale il violino diventa uno strumento spesso centrale nella sua musica. Verso la fine degli Anni 70 la sua produzione prende una direzione più precisa e nel 1979 pubblica con la Emi “L'era del cinghiale bianco”, un disco fitto di riferimenti letterari e che rimane tra i più apprezzati dell'artista, anche se inizialmente la critica e il pubblico ne rimangono un po' spiazzati.

Nel 1980 pubblica “Patriots” che contiene brani come “Prospettiva Nievski” che rimarranno per sempre nella storia della musica italiana. Il disco ha finalmente successo ma non quanto l'avranno i seguenti: “La Voce del padrone” (1981), che contiene il singolo “Bandiera Bianca”, altro capolavoro indimenticabile, in questo caso ispirato alla poesia “L'ultima ora di Venezia” di Arnaldo Fusinato. E soprattutto contiene “Centro di gravità permanente”, pezzo che ha subito successo grazie ai suoi pregi musicali, ma che nel testo contiene molto della poetica di Battiato.

Negli Anni 80, pur riducendo le sue apparizioni dal vivo, partecipa all'Eurovision Song Contest del 1984 insieme ad Alice con “I treni di Tozeur” piazzandosi al quinto posto. Alla fine degli Anni 80 decide di lasciare Milano e di tornare nella sua Sicilia, a Milo (CT).

Negli Anni 90 pubblica altri album che pur mantenendo il livello di qualità dell'artista non fanno altrettanto breccia nel grande pubblico. È del 1994 il sodalizio artistico col filosofo Manlio Sgalambro, grazie al quale nasce il brano “La cura”, un'altra pietra angolare della sua poetica che vince anche il Disco di Platino.

L'artista prosegue la sua esplorazione tra i generi e pubblica nuovi album, in particolare tra il 1999 e il 2008 si segnala la trilogia “Fleurs” che contiene una meravigliosa versione di “Ruby Tuesday” dei Rolling Stones e le canzoni con cui omaggia Fabrizio De André, scomparso proprio nel 1999.
Nell'ottobre del 2019 annuncia il ritiro dalle scene. Muore nella sua casa di Milo il 18 maggio 2021.

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