Home MusicaEdoardo Bennato torna con l’album «Pronti a salpare»

Edoardo Bennato torna con l’album «Pronti a salpare»

Dopo cinque anni il cantautore napoletano ci regala un disco di inediti. Molto rock, anche nei testi. «Ma era pronto da tre anni…»

22 Ottobre 2015 | 12:41 di Solange Savagnone

Venerdì 23 ottobre arriva finalmente il nuovo album di inediti di Edoardo Bennato «Pronti a salpare», 14 tracce originali e molto, molto rock. A eccezione di due: «La calunnia è un venticello» (dedicata a Enzo Tortora e a Mia Martina) e «Non è bello ciò che è bello», in cui c’è un sottile richiamo all’operetta: «Sono un grande appassionato di Rossini e nei miei album ci sono spesso riferimenti a lui» spiega Bennato. Che però da rocker puro infila poi una serie di brani forti, pieni di energia, originali e dove le canta un po’ a tutti, dai politici alle case discografiche: «Non faccio canzoni rassicuranti o per evadere, non è il mio genere».

Perché hai aspettato cinque anni per regalarci questo album?
«In realtà era pronto da tre anni. C’è anche un video su Youtube in cui lo annuncio. Avevo svelato anche il titolo: “Pronti a salpare”. Ma i ritmi dell’industria discografica, le leggi spietate del mondo in apparenza dorato della musica leggera, non coincidono con i miei intendimenti e la mia creatività».

Parlaci del brano «Pronti a salpare», che dà il nome all’album.
«Avrei voluto far sentire questa ballata, il cui testo è fondamentale, a Fabrizio De Andrè. Anni fa in Sardegna mi disse “Mi raccomando, il giorno che non avrai niente da dire, è meglio che stai zitto”. Ho fatto questo album perché penso di avere qualcosa da dire. “Pronti a salpare” l’ho dedicata non solo ai disperati che fuggono dalle guerre e dalle carestie, ma a tutti noi, affinché cambiamo mentalità e atteggiamento perché il pianeta è in continua trasformazione. Noi privilegiati dobbiamo essere pronti a salpare».

Come primo singolo hai scelto «Io vorrei che per te». Come mai?
«Si tratta di una canzone dedicata a tutti quelli che pensano che l’isola che non c’è sia un’utopia irraggiungibile. Adesso che ho una figlia di 10 anni è cambiato il rapporto che ho col mondo e la realtà. L’isola non può essere soltanto un sogno, ma deve diventare un posto in cui si possa davvero andare».

Anche in «Povero amore» il testo è particolarmente riuscito.
«Mette in guardia su come si contrabbanda sull’amore. Le musiche e i testi di questo album sono il modo migliore per coniugare la lingua italiana con il rock».