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Erica Mou: vi presento «Tienimi il Posto», l’intervista

È uscito il quarto album della cantautrice pugliese: «Un nuovo percorso, più libero»

Foto: Erica Mou, la giovane cantante di Tienimi il Posto  - Credit: © Ufficio Stampa

07 Settembre 2015 | 11:30 di Giulia Ciavarelli

Un nuovo inizio, un tuffo in una distesa di ricordi e la separazione dall’infanzia, dalle abitudini e dalle certezze. Quello della 25enne Erica Mou è un ritorno, anzi un debutto indipendente. Terminato il rapporto con la Sugar di Caterina Caselli, la cantante torna con «Tienimi il posto», quarto album prodotto da Auand Records con il sostegno di Puglia Sounds e distribuito da Artist First.
L’appuntamento è dietro le quinte del Carroponte di Milano dove, ad aprire il concerto di Caparezza, c’è proprio la giovane cantautrice pugliese. Maglia rosa, capelli arruffati e scarpe a pois: mi accoglie con un sorriso puro, rassicurante e quell’incantevole dolcezza che traspare anche sul palco. Accompagnate dal sottofondo musicale di Ben Harper, la prima impressione è quella di avere davanti una bella e rara eccezione della musica italiana.

Sono trascorsi due anni da «Contro le onde », cosa è successo in questo periodo?
«Ho suonato tanto, ho portato in giro la mia musica e poi ho cominciato a raccogliere il materiale per il nuovo disco, in pratica ho vissuto la mia vita. Tutte le esperienze, i momenti complicati e i grandi cambiamenti di questi due anni sono nell'album. Forse per la prima volta dall'inizio della mia carriera, ho fatto un vero stop. Mi sono fermata e ho raccolto i pensieri».

Uno dei cambiamenti è il passaggio dall'etichetta Sugar ad una produzione indipendente. Cosa ti ha spinto a questa rivoluzione artistica?
«Intorno a me stava cambiando tutto, dalla vita personale a quella lavorativa. Con la Sugar era finito un ciclo di lavoro e con molta serenità si è interrotta questa collaborazione. Ho approfittato di questo momento per poter fare un disco in completa autonomia poiché ho arrangiato e prodotto i brani in prima persona con i miei musicisti».

Tienimi il posto è un album che parla di separazione. Con quale atteggiamento l'hai affrontato? 
«Realistico. Sono molto ottimista e anche il disco non ha mai uno sguardo amaro verso il futuro. Ci sono momenti di tristezza ma sempre rivolti al passato, quasi con nostalgia».

C'è stata una separazione che, più delle altre, ti ha segnato?
«C'è stato un cambio di vita e una separazione da quella che ero io due anni fa, la Erica prima di Tienimi il Posto. Credo di aver superato uno dei miei limiti caratteriali ovvero quello di non lasciare mai andare le cose, di aggrapparmi e lottare fino alla fine. In questi anni ho imparato che, a volte, ?lasciare andare? non è una sconfitta».

C'è un approccio diverso nel processo di scrittura del nuovo album rispetto ai precedenti?
«Inconsapevolmente si. Non ci ho ragionato molto ma già con il precedente disco, mi sono resa conto di aver imparato a sintetizzare. La mia scrittura è molto più asciutta con un approccio essenziale che ho voluto anche negli arrangiamenti».
 
In effetti, sei passata da sperimentazioni elettro-rock ad un album dalle melodie e ritmi più leggeri.
«Il disco è composto da strati: inizia solo voce, poi si aggiunge il piano, gli archi e così via. In realtà, l'elettronica c'è ma è utilizzata con molta parsimonia; è un tocco delicato e se non è necessaria, non c'è. Ed è proprio la filosofia del disco: inserire solo quello che serve».

In un'intervista (proprio a Sorrisi) hai dichiarato che il disco perfetto ha 12 tracce, hai cambiato idea?
«Ma la 13esima è proprio Tienimi il Posto! Sono sincera: all'inizio non l'avevo inserita nell'album perché la sentivo talmente intima e personale che non volevo lasciarla andare così. Aspetta, stai ascoltando in sottofondo questo disco davvero figo di Ben Harper, Burn To Shine? Ha dodici tracce». (Sorride)

Dopo Ho scelto te, il secondo singolo si intitola Se mi lasciassi sola. È una canzone d'amore con lo stesso sapore dei grandi classici italiani, come è nata?
«Melodica e romantica, è uno di quei pezzi che ho scritto di getto proprio come Sottovoce, la prima traccia del disco. Le atmosfere anni sessanta hanno richiesto gli archi e così Davide Rossi, violinista (compositore per Coldplay, Kasabian e Alicia Keys) mi ha regalato un arrangiamento bellissimo».

C'è un concerto che ti ha lasciato il segno?
«Tutti i concerti hanno qualcosa di speciale, impossibile sceglierne uno. Però nella mia top 10 personale, sicuramente c'è il live di Collisioni Festival a Barolo: è stato quello più inaspettato, sorprendente ed emozionante perché ho cantato, per la prima volta, i pezzi del nuovo disco».


In questo lavoro c'è la collaborazione con Puglia Sounds che ti ha sempre sostenuta nella produzione di live e tour. Quanto sei legata alla tua terra?
«Una delle separazioni del disco è proprio dalla mia casa poiché, durante la lavorazione dell'album, mi sono ufficialmente trasferita. Ero arrivata a non avere più un bel rapporto con la mia terra; quest'estate avevo programmato una sola settimana e invece sono rimasta in Puglia quasi un mese e mezzo. Dopo un anno fuori, l'ho riamata come non mai».

Anche l'artista della copertina è pugliese. Come vi siete incontrati?
«Paolo Troilo è un pittore pugliese che abita a Milano e l'ho conosciuto in occasione di una sua mostra in Toscana che ho visitato durante una pausa del tour. Lo inseguo da cinque anni e sono contenta perché il suo disegno racchiude tutto lo spirito del disco».

Facendo un passo indietro, da quando hai capito che la musica sarebbe stata la tua vita?
«All'età di cinque anni, avevo già deciso che avrei fatto la cantautrice. Da lì, ho cominciato a piccoli passi, per far in modo che questo diventasse il mio lavoro. Compiuti i 18 anni, ho iniziato a far ascoltare i miei pezzi più seriamente e a partecipare a concorsi (come si faceva una volta!). Eravamo io, la chitarra e la loop station in giro per l'Italia. Poi è arrivato il contratto discografico e il palco di Sanremo, esperienza che rifarei volentieri».

Quali sono stati le influenze musicali di questo disco?
«Ben Harper l'ho amato alla follia durante tutta l'adolescenza e, insieme a Jeff Buckley, sono state delle ispirazioni molto forti. Durante le registrazioni di Tienimi il Posto, ho ascoltato molto più soul, black e, nel mio piccolo, anche l'elettronica».

Se dovessi scegliere, quali sarebbero i cantanti con cui vorresti fare un duetto?
«Uno dei miei sogni è cantare con Emiliana Torrini ma anche con KT Tunstall, mi piace molto. In generale, vorrei duettare con una donna ma l'unico problema è conoscerle (ride)».

Alcuni dei tuoi brani sono diventati colonna sonora di pellicole cinematografiche. Qual è la canzone di un film che avresti voluto interpretare?
«Sono un amante del cinema e, durante l'inverno, un film al giorno riesco a vederlo. Ho sempre desiderato essere Doris Day nel film L'uomo che sapeva troppo (1956) di Alfred Hitchcock e cantare Que sera, sera (Whatever Will Be, Will Be)! ».

Cosa ti aspetta nei prossimi mesi?
Un tour. Non abbiamo ancora un calendario ufficiale ma voglio farlo veramente bene. Sicuramente si alterneranno concerti in cui sarò sola sul palco ed altri insieme ai miei musicisti. Intanto, sono in giro per l'Italia con gli showcase di presentazione del disco.