Ermal Meta: «Lo sapevo fin da piccolo che avrei seguito la musica»

Il cantautore annuncia i primi show dal vivo dove presenterà il nuovo album "Tribù urbana". E racconta in esclusiva a Sorrisi: «Tornare a Tirana facendo il lavoro che amo è la più grande emozione»

Ermal Meta  Credit: © Pigi Cipelli
27 Maggio 2021 alle 10:04

Sul set del servizio di copertina di Sorrisi, Ermal Meta ha saltato e suonato, senza tirarsi mai indietro: «Così faccio fiato» dice. Allo stesso modo, la sua estate sarà altrettanto movimentata: inizia e finisce con due appuntamenti importanti, preannunciando un bel 2022.

Quindi, ricomincia a cantare dal vivo?
«Il 29 luglio sarò all’Air Albania Stadium di Tirana. Sono passati 30 anni da quando il regime è crollato e abbiamo pensato di festeggiarlo con la musica. Io sono italiano e albanese, e ho scelto di fare un concerto in onore del mio popolo d’origine, che è riuscito a conquistare la libertà. In questi anni sono successe tante cose, e gioire per il ponte tra Italia e Albania, due Paesi divisi solo da 70 chilometri di mare, è bellissimo».

Che cosa significa per lei esibirsi lì?
«È emozione pura. La prima volta che ho fatto un concerto a Tirana è stato nel 2018, in piazza Scanderbeg, dedicata a un eroe nazionale molto caro al Paese. Fino al quinto pezzo trattenevo le lacrime. Pensavo a come fosse diverso tornare in un luogo da cui ero scappato quando avevo 13 anni. E tornavo “in grande”, facendo il lavoro che amo. Poi ho bissato nel 2019, al Palazzo dei Congressi».

Tirana è l’unica data?
«Il 5 settembre suono a Taormina, al Teatro Antico. Volevo anticipare il tour con eventi unici, per sentire le mie canzoni dal vivo. Non vedo l’ora. Sarà come un campanello per attirare l’attenzione. Facciamo anche una diretta in streaming, per poter vedere il concerto da uno schermo stando a casa. Mi piace l’idea di diffonderlo nell’etere».

Da quando non sale su un palco?
«La prima volta da un anno e passa è stato il Concertone del 1° maggio. L’emozione è stata fortissima, soprattutto trovarmi con i tecnici dietro le quinte: vedere loro al lavoro che srotolavano i cavi e sistemavano la scena. Una normalità condivisa, di cui tutti abbiamo bisogno».

E il tour per “Tribù urbana” quando sarà?
«Abbiamo deciso di spostarlo a marzo 2022, prevedendo che i vaccini saranno a un buon punto e potremo, speriamo, dirci fuori dalla pandemia».

Parliamo dell’album (che dal 1° giugno troverete in edicola con Sorrisi a 15,90 euro, più il prezzo della rivista): in quanto lo ha scritto?
«Lavoro molto. La canzone che ho portato a Sanremo, “Un milione di cose da dirti”, è nata nel 2017-2018. L’avevo lasciata lì, avevo registrato piano e voce e me ne ero dimenticato. Aveva anche un altro titolo: “Cuore a sonagli e occhi a fanale”. L’ho trovata in una mail per caso. Mi sono detto: “Sai che non è male?”. L’ho arrangiata e mandata ad Amadeus».

Quando dice di una canzone: “Basta, è pronta”?
«Mai! La sistemerei a oltranza!».

E quanto lavora a ogni progetto?
«Intensamente per periodi brevi. “Vietato morire” l’ho scritto tra dicembre e gennaio del 2017, “Non abbiamo armi” tra dicembre e gennaio del 2018».

Dicembre e gennaio sono i mesi più creativi.
«Mi chiudo in studio, fuori fa freddo. Pensi che nel 2017 ho detto a un mio collaboratore: “Oggi è Natale”. Non ce ne eravamo accorti e siamo andati da McDonald’s perché era l’unico posto aperto».

La prima volta che ha messo piede su un palco?
«Avevo 16 anni e non c’era l’impianto audio. Cantai con il microfono collegato a un amplificatore per chitarra. Quando feci 18 anni, amici e famiglia mi regalarono i soldi per la patente: io invece ci comprai mixer, casse e microfono: 600 mila lire».

E la patente?
«Quella è arrivata a 21 anni...».

Non possiamo non ricordare Franco Battiato, che ci ha appena lasciato...
«È stato un faro senza il quale molte navi si sarebbero arenate nelle secche dell’ovvio. Dobbiamo tutti molto a lui. Ora ne è rimasto solo un altro così ed è Roger Waters (fondatore dei Pink Floyd, ndr)».

Tornando invece alla sua vita, è stato anche tecnico nel backstage dei concerti, giusto?
«Quando ero chitarrista nel mio primo gruppo, gli Ameba 4. Ero specializzato nella batteria, la smontavo e rimontavo in pochi minuti: stavo dietro al batterista e da lì vedevo come si muovevano gli artisti, come reagiva il pubblico. Molto utile. Ogni esperienza mi ha portato verso la musica...».

Con gli studi tradizionali, quindi, come è andata?
«Mi sono iscritto a Economia, ma avevo poco tempo per suonare. Sono passato a Lingue: stavo per fare l’interprete. Ma Caterina Caselli ci voleva conoscere: firmai un contratto discografico con la Sugar. Conservo ancora in una teca il microfono da quattro soldi, MS58, che avevo usato per registrare il primo album».

Dal video di “Uno” si capisce che le piace il calcio.
«Gioco nella Nazionale Cantanti. Mi diverto perché mi ricorda quando ero adolescente a Bari e nei campetti trascorrevo un sacco di tempo. Nel video sono con tanti ragazzi: ho parlato con loro per un po’. Sono stupendi: pensavo fossero amici tra loro e invece si erano conosciuti sul set».

Ha lanciato la canzone con l’iniziativa “Uno per tutti”, di cui anche Sorrisi era partner: un suo ologramma nelle stazioni ferroviarie di Roma, Milano e Napoli.
«L’idea era di esserci senza esserci, di creare un palco digitale senza gli assembramenti. Questa occasione era l’ideale: fermare la canzone per 24 ore in un luogo in cui tutti sono di passaggio».

https://www.instagram.com/p/COSNCaCKTZX/

In un’altra canzone, “Il destino universale”, parla di se stesso.
«Non volevo usare il mio nome all’inizio, ma non sarei stato onesto. Da piccolo in Albania ho vissuto anni difficili. Nessuno scappa volentieri dalla sua terra. A quell’epoca non avrei mai pensato che sarei arrivato dove sono ora».

E ricorda la prima impressione giunto a Bari?
«Mi sembrava di venire da un altro pianeta. Dovevo imparare tutto di nuovo, una lingua, i gesti...».

Dopo quanto tempo si è sentito a casa?
«Quando ho iniziato a sognare in italiano. Ci ho messo qualche anno».

La sua famiglia vive lì?
«Ci torno appena posso. C’è mia nipote di 6 anni, figlia di mia sorella: mi tiene il muso se non mi vede».

Parliamo di amicizia: Maria De Filippi.
«Ha una qualità come l’onestà, ti guarda sempre negli occhi. Sono umanamente ammirato da lei».

E poi Fabrizio Moro...
«È un pezzo di cuore. Siamo molto diversi ma ci divertiamo molto. Poi ci sono Giuliano Sangiorgi, Federico Zampaglione...».

Ha una piccola parte nel suo film “Morrison”, da poco uscito, vero?
«Mi sono divertito perché Federico fa morire dal ridere! Nella mia unica scena, dovevo essere l’antipatico ma non riuscivo a stare serio. Mi ha detto che sono bravissimo, che al prossimo film mi darà un ruolo vero. “Voglio fare il cattivo” gli ho risposto».

Cattivi preferiti?
«Al Pacino in “L’avvocato del diavolo” e Kevin Spacey in “I soliti sospetti”».

In un video su Instagram ho visto che il 1° maggio per la prima volta ha bevuto un Estathé. È vero?
«Non amo le bevande gassate, nemmeno la birra o lo champagne. La Coca-Cola l’ho assaggiata la prima volta in Italia e anche la Fanta: in Albania non esistevano».

Parlando di cibo, come è andato il lockdown?
«Ho perso cinque chili! Dormivo di giorno e stavo sveglio di notte. A livello creativo è stato un disastro, non riuscivo a scrivere. Di solito ci si chiude per lavorare ma il mondo attorno gira, invece in questo caso era tutto fermo, per chiunque. Però ho imparato una cosa».

Ovvero?
«A leggere gli occhi delle persone. Da quando sono arrivato a Bari, guardavo la bocca degli altri per capire bene cosa dicessero. L’abitudine mi era rimasta».

È felice?
«Sì, di essere diventato quello che sono senza arretrare. Come dice mia nonna: “Bisogna che ti sudino le sopracciglia”».

Tutte le date del tour del 2022

Dopo le anticipazioni con i concerti di Tirana e Taormina, il vero tour di Ermal Meta per “Tribù urbana” è spostato alla primavera 2022. Noi di Sorrisi vi diamo in anteprima le date e le città in cui il cantautore si esibirà. Il 14 marzo sarà a Milano (Mediolanum Forum); il 18 a Firenze (Mandela Forum); il 19 a Torino (Pala Alpitour); il 21 a Bologna (Unipol Arena); il 23 a Roma (Palazzo dello Sport); il 26 a Bari (Pala Florio).

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