Home MusicaEurovision 2019, da Tel Aviv il racconto della prima semifinale

Eurovision 2019, da Tel Aviv il racconto della prima semifinale

E così si comincia. La prima semifinale dell'Eurovision israeliano, in una Tel Aviv in piena estate, premia intanto le donne

Foto: I primi 10 finalisti dell'Eurovision Song Contest 2019

15 Maggio 2019 | 09:51 di Marta Cagnola

E così si comincia. La prima semifinale dell'Eurovision israeliano, in una Tel Aviv in piena estate, premia intanto le donne. A colpo sicuro Cipro: ormai specializzata in cantanti supersexy vestite di poco o nulla (il look della bionda Tamta è un mix di pvc trasparente, cristalli da lampadario e lattice nero), con coreografie molto efficaci e ritmo superaccattivante. Non è la Fuego dell'anno scorso, che si giocò la vittoria fino all'ultimo contro Israele, ma ha raggiunto la finale. Contenta Cipro, contenta la Grecia, anche se Katerine Duska potrebbe aspirare al Barbara Dex Award, quello che ogni anno premia il cantante peggio vestito (in omaggio a Barbara Dex, la cantante belga passata alla storia con il vestito peggiore di tutti, nell'edizione 1993).

Entra la giovanissima bielorussa ZENA (sì, si scrive tutto maiuscolo!), che coi suoi sedici anni ha l'età minima per partecipare all'Eurovision del grandi, c'è la bellissima serba Nevena Božović che ha tutti gli ingredienti classici della cantante eurovisiva della tradizione: la voce spiegata, il vestito a meringa, i lunghi capelli biondi (anche la canzone è un filo demodé, ma è piaciuta a televotanti e giurie). 

Tra le donne, quasi scontato il passaggio in finale dell'Australia, già amatissima in prova. Un mix tra Lucia Mondella, Elsa di Frozen (che molti appassionati eurovisivi riconoscono come modello di tante esibizioni degli ultimi anni, forse troppe...), canta "No gravity" perché con un bizzarro ed efficacissimo espediente scenico pare volare sopra il palco (il segreto è sotto il vestito e nelle immagini del led dietro di lei). È un delicato soprano in un pezzo decisamente folle e vale la pena ricordare che dieci anni fa un altro soprano cantò una canzone davvero originale: era la svedese Malena Ernman, ora nel mondo più nota per essere la mamma di Greta Thunberg.

Entrano in finale i più estremi, gli Hatari, il gruppo techno-punk-anticapitalista tutto catene, lacci di pelle, magli rotanti che picchiano su tamburi. Cantano un futuro utopico in cui l'Europa si distrugge, ma per ora in Europa ci restano e pare con piacere. Ci resta anche il bellissimo Viktor Crone, estone ma in realtà svedese, che canta Storm e pare scatenare lampi solo con la punta delle dita (e sorridendo alla telecamera, almeno per il pubblico sensibile al fascino maschile). Il pezzo è dimenticabile, ma evidentemente funziona. Funziona il pop super orecchiabile della Repubblica Ceca che con "Friend of a friend" prova a smentire la ormai famosa "regola dell'amico"; la band si chiama Lake Malawi, assicurano di avere anche fan da quelle parti.  

Passa la Slovenia, con un pezzo tutto sussurrato, talmente delicato che rischiava di rimanere fuori. Zala Kralj & Gašper Šantl si guardano per tutto il tempo della canzone e si sfiorano fino alla fine dei tre minuti. Chissà se in finale ci scappa il bacio. Forse per loro ci vuole la "kiss cam", la telecamera che inquadrava le coppie durante l'esibizione della superospite Dana International, vincitrice israeliana del 1998 (coppie etero, gay, giovani, meno giovani, perché così è Eurovision: per tutti).

Chi passa, infine? San Marino! I vicini di casa con cantante turco al bis eurovisivo Serhat questa volta ce la fa, anche perché "na na na" lo possono cantare tutti e non si dimentica. 

Fuori Montenegro, Finlandia, Georgia, Ungheria, Belgio, Polonia, Portogallo. Le ultime due, le proposte più originali, magari da riascoltare con calma. Entrambi i Paesi, però, hanno le loro consolazioni: il Portogallo ha ospitato Eurovision lo scorso anno, la Polonia ha vinto l'edizione Junior e sarà la sede della prossima, a novembre.

E ora? Giovedì la seconda semifinale. Vedremo anche Mahmood: l'Italia, che ormai tutti sanno essere finalista di diritto, insieme al Paese ospitante e alle altre "big four", farà una piccola presentazione con un'intervista e un minuto dell'esibizione registrata. Dopo il primo incontro con il palco, con un Alessandro ancora reduce da una piccola indisposizione, la seconda prova è stata molto convincente. Il tifo, però, è da conservare tutto per sabato, con l'unica esibizione live che sarà il momento decisivo per giocarsi l'Europa.