Home MusicaEurovision 2019, da Tel Aviv il racconto della seconda semifinale

Eurovision 2019, da Tel Aviv il racconto della seconda semifinale

Dopo la seconda semifinale, Svizzera, Olanda, Russia e Svezia finiscono di diritto tra le favorite per la vittoria finale sabato 18 maggio

17 Maggio 2019 | 09:56 di Marta Cagnola

Ci sarà il vincitore di Eurovision 2019 tra i finalisti della seconda serata del concorso? Certo, ci sono alcuni dei favoriti delle scommesse tra i qualificati per la grande festa di sabato. 

Potremmo avere un vincitore vicino di casa, come Luca Hänni, lo svizzero di Berna (che però canta in inglese): ha un pezzo accattivante, una coreografia curata, un grande talento nell'ammiccare alla telecamera. Ci vuole anche questo: funzionerà. La Svizzera, poi, non vince dal 1998 e lo fece con una sconosciuta canadese: Céline Dion, a cui il concorso eurovisivo portò evidentemente benissimo.

Luca, però, deve battere un altro avversario molto difficile, col quale si divide il favore degli scommettitori, l'olandese Duncan Laurence. Per lui meno effetti speciali ma una canzone dal ritornello che una volta che lo ascolti non lo dimentichi più: canta "loving you is a losing game" e, come si sa, se si è sfortunati in amore, il gioco rischia di andare molto bene.

Nel trio dei superfavoriti, pure lo svedese John Lundvik. Anche quando la Svezia sembra non impegnarsi troppo, non riesce a non fare segno. John, accompagnato da un coro gospel, è un ex atleta nato in Gran Bretagna. Suo anche il testo del brano inglese così, confessa ridendo, ha doppia possibilità di avere successo in gara.

Certo, poi, non vuole stare a guardare senza giocarsi nuovamente le sue carte il russo Sergey Lazarev: nel 2016 vinse il televoto ma finì al terzo posto, perdendo contro l'Australia, che arrivò seconda, ma soprattutto contro la trionfatrice Jamala dell'Ucraina, con un caso diplomatico che ha segnato negli ultimi anni la competizione. Tra i finalisti, un altro sex symbol dell'Est: Chingiz dall'Azerbaigian, superpalestrato con fisico prepotente e voce potentissima. La qualificazione era scontata e sale nelle quotazioni dei bookmaker.

A sabato arrivano agevolmente anche i norvegesi KEiiNO (occhio alle maiuscole e alle minuscole: ci tengono tantissimo) con un pezzo che non si riesce a non definire molto "eurovisivo", nel bene e nel male. Divertono e nelle feste a tema si ascolteranno fino allo sfinimento. Il Nord Europa fa quasi l'en plein: già a casa solo la Finlandia.

Le donne in finale non mancano neanche nel secondo round. Intense, decise l'albanese Jonida Maliqi (con un brano che parla di chi vive lontano dalla propria patria) e Tamara Todevska dalla Macedonia del nord (il nome del Paese è ufficiale da poche settimane e lo si festeggia con un bel passaggio in finale).

Garbata, fresca ed elegante la danese Leonora che canta la sua "Love is forever" seduta su una sedia gigante e con un testo in tante lingue: finalmente anche il danese, che il Paese nordico non usava da vent'anni. Gioia anche per la maltese Michela, che di cognome fa Pace. Ed è già un bell'auspicio.

Ma il nostro Mahmood? Lo abbiamo finalmente visto in diretta ieri sera, con l'intervista di rito ai cantanti delle "Big five", le nazioni di diritto in finale e con un minuto della sua esibizione (che però è disponibile online). Ha spiegato nel suo inglese timido ma efficace il significato di "Soldi", perché il grande, grandissimo pubblico europeo non pensi che sia una canzone materialista. La sala stampa, intanto, applaudiva convinta. Anche il "clap clap" dei giornalisti europei era perfettamente a tempo: comunque vada, con un po' di scaramanzia, la nostra è una delle canzoni più amate.