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10 Febbraio 2010 | 15:27

FABRIZIO MORO All’Ariston, però controcorrente

La domanda non lo spiazza affatto. «Perché Sanremo? Ma perché sono rimasti pochissimi spazi per la musica e soprattutto per i cantautori. Qui hai una grande esposizione mediatica, quella che serve quando hai un album in uscita, che nel mio caso si intitola “Ancora Barabba”. Non sono mai venuto per gareggiare. Più che altro è […]

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FABRIZIO MORO All’Ariston, però controcorrente

La domanda non lo spiazza affatto. «Perché Sanremo? Ma perché sono rimasti pochissimi spazi per la musica e soprattutto per i cantautori. Qui hai una grande esposizione mediatica, quella che serve quando hai un album in uscita, che nel mio caso si intitola “Ancora Barabba”. Non sono mai venuto per gareggiare. Più che altro è […]

10 Febbraio 2010 | 15:27 di Redazione

Fabrizio Moro (foto Massimo Sestini)
Fabrizio Moro (foto Massimo Sestini)

La domanda non lo spiazza affatto. «Perché Sanremo? Ma perché sono rimasti pochissimi spazi per la musica e soprattutto per i cantautori. Qui hai una grande esposizione mediatica, quella che serve quando hai un album in uscita, che nel mio caso si intitola “Ancora Barabba”. Non sono mai venuto per gareggiare. Più che altro è una vetrina che spero mi porterà tanti concerti».

Fabrizio Moro (Roma, 9/4/1975, Ariete) torna all’Ariston dopo l’exploit di «Pensa», vincitore tra i Giovani nel 2007, e quello di «Eppure mi hai cambiato la vita», 3° posto nel 2008. Ad agosto scorso è diventato per la prima volta padre: «L’ho chiamato Libero e, ora che c’è lui, so che quando le cose gireranno male non potrò mollare».

Della sua quarta partecipazione dice: «Questa è la prima volta che vado al Festival con un pezzo che mi rappresenta completamente. Si intitola “Non è una canzone” e musicalmente non c’entra niente con il mondo sanremese. È uno sfogo che manifesta la voglia di riprenderci in mano la vita, troppo vincolata dagli stereotipi imposti dal sistema. Lo considero un pezzo anticonformista e controcorrente rispetto alla cultura televisiva imperante. Quelli della mia generazione guardano il “Grande Fratello” e poi credono che la svolta nella vita sia la popolarità…».

LA CURIOSITA’
«Nessuno parla più degli operai. Anche per questo ho inciso nel mio nuovo disco un brano in cui parlo delle morti bianche sul lavoro».