Home MusicaFedez: «Vi racconto il mio ritorno alla musica»

Fedez: «Vi racconto il mio ritorno alla musica»

Collaborazioni, nuovi brani e sorprese. L'artista è tornato a fare ciò che ama di più con occhi nuovi. Oggi ci spiega perché

16 Giugno 2020 | 11:42 di Alessandro Alicandri

Dove eravamo rimasti? Dopo la pubblicazione di "Paranoia airlines" e l'ultimo tour nei palazzetti, Fedez si era detto determinato a riprendere le redini della sua vita personale, dedicandosi un po' di più alla famiglia. Così ha detto, così ha fatto. C'è chi pensava che non sarebbe tornato a fare musica per un bel po' di tempo, occupandosi solo di altre attività imprenditoriali.

Nonostante ciò, non è sparito dal radar: ci ha sempre tenuto compagnia con le “stories” su Instagram e durante la quarantena è stato uno dei primi a organizzare un palinsesto di dirette e campagne di solidarietà senza mai stoppare "Muschio selvaggio", un podcast molto interessante realizzato con Luis, talentuoso (e folle) youtuber.

Quando nessuno se lo aspettava più, è arrivata la sorpresa: Fedez il 10 aprile ha pubblicato una nuova versione di "Le feste di Pablo", brano di una giovane artista di Crema, Cara. La canzone che da marzo aveva già raccolto migliaia di stream su Spotify, arriva così alla popolarità. Dopo poche settimane, di ascolti oggi ne conta oltre 10 milioni, trasformandosi in poco tempo in un trend anche sulla piattaforma più amata dai ragazzi: Tik Tok. 

Abbiamo chiacchierato con Fedez per farci raccontare le ragioni di questo suo sorprendente ritorno alla musica, anche alla luce anche di due nuovi brani “sbloccati” nei giorni scorsi: "Problemi con tutti (Giuda)" e "Bimbi per strada (Children)".

Su Youtube, sotto i tuoi nuovi videoclip i fan scrivono "Fedez è tornato sulla retta via" o addirittura "Fedez è rinsavito".
«In generale, quando sono complimenti, mi vanno bene tutti! (ride) Hanno ragione però, ho fatto un lungo processo di maturazione e lo dico perché ci ho lavorato duramente. Sono cambiato parecchio e di riflesso penso si senta anche nella mia musica».

Mi colpisce molto quando dicono che sei tornato "quello di un tempo".
«Ho capito che era importante rimettere al centro la musica, usandola come la usavo da ragazzino, ovvero come mezzo di sfogo e non come veicolo per ottenere dei risultati».

Rinneghi in qualche modo il passato?
«No, nel modo più assoluto. Chiunque faccia musica o arte ha delle fasi e quelle non si cancellano. Ma la differenza adesso mi è chiara: la più grande emozione ora è nel vedere come viene percepito un mio brano da chi lo ascolta, non tanto quanto in alto può arrivare nelle classifiche».

“Paranoia airlines” è stato però il secondo album più venduto del 2019. Oggi invece stai facendo uscire tanti brani senza mai definirli singoli o parlare di un album. Cos'è cambiato?
«Il cd da tempo è abbastanza anacronistico. Se fino a cinque anni fa far uscire un cd aveva dietro motivazioni importanti e necessarie, ora non ci sono più o quasi. Ecco, io che vivo di creatività da tempo sto pensando a come declinare quel vecchio interesse per un cd in qualcosa di nuovo. Oggi il disco è un biglietto per incontrare un artista al firmacopie e ha quella funzione lì. Non sto condannando la cosa, anzi, rilevo solo un dato di fatto».

Per i nuovi brani hai detto di esserti messo a lavorare in modo più spartano.
«Sì, lavorare in studi più piccoli o addirittura abbozzare delle cose dal guardaroba di casa alla fine mi fa concentrare molto di più. Meno distrazioni ci sono, meglio è».

In "Le feste di Pablo” citi Gino Paoli, come mai?
«Lo cito un po' per evocare il mito della sua musica, ma essenzialmente perché la vita di Gino Paoli, da qualsiasi punto la si veda, è più “da rapper” di qualsiasi rapper che io conosca».

Invece in "Problemi con tutti", c'è un passaggio in cui dici "mi fanno le foto mentre muoio”, scena che viene disegnata anche da Leo Ortolani in copertina. Perché?
«Si riferisce ai paparazzi che incontro, ma anche all'ossessione più generale che c'è per avere la foto con qualcuno, descrivo una situazione comune che è figlia del tempo che viviamo».

Quell'ossessione per la documentazione di ogni cosa ha portato però anche alla luce la terribile morte di George Floyd.
«La tecnologia, così come ogni strumento che l'uomo ha per le mani, può diventare un problema o un'immensa risorsa. Quando si possono provare dei crimini come in quel caso, è una risorsa».

A proposito di cellulari, tutti i tuoi nuovi brani hanno subito conquistato Tik Tok.
«È una frontiera sulla quale le discografiche stanno spostando i loro investimenti. Un video su Tik Tok non può sostituire un videoclip, ma permette all'utente di costruire un immaginario personale del brano, unico, che può diventare poi anche virale. Quindi se le possibilità di un videoclip sono alcune, le possibilità di un Tik Tok possono essere potenzialmente infinite».

L'ultimo brano, "Bimbi per strada", usa il campionamento di "Children” di Robert Miles.
«È un brano al quale stavamo già lavorando prima della quarantena. In passato veniva fatto ascoltare a fine rave per accompagnare le persone verso casa con dei suoni più "soft" che potessero in qualche modo riportarle a uno stato di normalità e magari evitare incidenti stradali».

Perché hai scelto quel brano, quindi?
«Perché quest'estate sarà un po' come quel brano. In parte spensierato, in parte pieno di malinconia. Non potrei vivere la mia estate musicale in un mood diverso da quello rappresentato da quella canzone».

Quindi le sorprese sono finite?
«No, non ancora! Farò ascoltare tra pochissimo un brano realizzato con un artista italiano, non passabile in radio e realizzato per puro divertimento senza mettere argini. Si presenta con tutti i connotati di una “anti hit”».

Hai detto che faresti concerti per poche persone, vero? Alcuni dicono sia un modello di business impraticabile per nomi di successo.
«Non so chi abbia detto che non è un business praticabile, perché in realtà una volta trovati i luoghi e le regole, si può fare: se è un posto più piccolo ha costi minori. Ecco forse volevano dire che non arricchisce gli artisti o chi fa booking e questo sì, è vero. Stavo provando a ragionare sulla possibilità di fare una sorta di concerto drive-in, ma ora come ora è impossibile. In ogni caso, rinnovo la mia disponibilità a esibirmi senza cachet per aiutare i lavoratori dello spettacolo che oggi sono in grande difficoltà».