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Ferdinando Arnò, quando la musica è magia

Con il nuovo brano “O filho do recluso” il compositore regala atmosfere ammalianti in coppia con Maro, giovane talento portoghese

Foto: Ferdinando Arnò  - Credit: © Ciro Schiappa

26 Febbraio 2019 | 11:22 di Alberto Rivaroli

Musicista, compositore, arrangiatore, produttore: Ferdinando Arnò ha lavorato con decine di artisti della più diversa estrazione, inclusi Malika Ayane e Raphael Gualazzi, ha curato la colonna sonora delle più importanti campagne pubblicitarie degli ultimi vent'anni e, di recente, ha composto con la cantautrice americana Joan As Police Woman un gioiello soul pop, intitolato “Dream On Me”.

La sua ultima produzione è un piccolo capolavoro di stile: “O filho do recluso“, un brano intenso e ammaliante, in cui Arnò è affiancato da Maro, giovane talento portoghese in tour quest'anno con Jacob Collier, il protégé di Quincy Jones.

O filho do recluso”, disponibile sulle piattaforme digitali, è stato lanciato e lanciato con un raffinatissimo videoclip diretto dalla regista e fashion photographer Karina Taira.

Ferdinando, com'è nato questo nuovo progetto?
«Si tratta di un brano tradizionale portoghese (ne esiste anche una versione degli Anni 70 cantata da un bambino, ndr), perfetto per la voce di Maro: non solo perché anche lei è portoghese, ma per il suo incredibile talento di compositrice e polistrumentista. Me l'ha fatta ascoltare mia figlia Adele, che aveva avuto occasione di ascoltarla durante una sua performance a Valencia. Mi ha convinto subito».

Il video è un piccolo gioiello di suggestioni.
«Mi sono affidato all'estro di Karina Taira, regista giapponese artefice di molte campagne pubblicitarie. Questo è il suo primo videoclip musicale: il risultato è straordinario, un vero short movie tra scenari industriali, natura incontaminata e invenzioni di graphic design».

Le sue ultime produzioni mescolano istinto, raffinatezza formale e cura di ogni dettaglio.
«A volte lo stimolo arriva dall'esterno: ti senti come uno stilista, che osserva la strada e si lascia suggestionare da ciò che vede. Io per esempio a una melodia chiedo che mi faccia venir voglia di ballare, o magari di commuovermi. Poi naturalmente subentra l'esigenza di comporre, di affiancare al materiale grezzo la sostanza artistica».

Sembra che comporre sia per lei la cosa più semplice del mondo.
«Non è così, il mio rapporto con la musica è più complesso di quello che sembra. Sedersi al pianoforte, la mia più grande passione, è stato a lungo anche un tormento, una sfida continua. La maturità mi ha aiutato, ma sono sempre alla ricerca di quel brivido in più, che può venire dall'improvvisazione, dal lavoro in ambito pubblicitario o, come in questo momento, dalla composizione di brani».

Il suo rapporto con la musica sembra assoluto, a 360 gradi. C'è qualche nuova sfida all'orizzonte?
«Mi piacerebbe approfondire il mio legame con la musica classica, conoscere meglio l'universo di quel gigante che è Bach. Al tempo stesso, mi diverto moltissimo nell'animare dei deejay set che fanno ballare la gente. Cosa vuole che le dica? Basta che ci sia musica, e io sono felice».