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Festival di Sanremo 1984

Trionfo annunciato di « Ci sarà» di Al Bano e Romina Power davanti a Toto Cutugno

26 Gennaio 2015 | 15:49 di Antonio Mustara

La vittoria nell’83 dell’esordiente Tiziana Rivale spinge la Rai e Gianni Ravera a varare un nuovo meccanismo di gara. Lo scopo è quello di evitare che un artista emergente prevalga di nuovo sui Big. I 36 partecipanti del 34° Festival vengono dunque divisi in due gruppi (Big e Nuove Proposte) che resteranno separati fino alla fine. Sarà considerato vincitore ufficiale il primo classificato tra i Big. Inoltre, affinché la classifica rispecchi il più fedelmente possibile le preferenze del pubblico televisivo, le canzoni dei Big vengono votate esclusivamente attraverso le schedine del Totip. Per le Nuove Proposte, invece, resta in vigore il sistema basato sui voti delle giurie demoscopiche.

La conduzione è affidata a Pippo Baudo, che torna a presentare il Festival 16 anni dopo il suo battesimo sanremese. Accanto a lui si alternano quattro vallette (Tiziana Pini, Edy Angelillo, Elisabetta Gardini, Iris Peynado) e le bambine Isabella Rocchietta (6 anni) e Viola Simioncioni (7). Quest’anno i cantanti non hanno scelta: per regolamento devono tutti cantare in playback. Lo hanno voluto le case discografiche, determinate a presentare i loro prodotti immuni da stonature e imperfezioni, esaltate dalla pochezza dell’impianto audio.

L’elenco dei Big è quasi tutto all’insegna della tradizione: abbondano vincitori del passato più o meno recente (Toto Cutugno, Bobby Solo, Iva Zanicchi) e affezionati del Festival (Christian, Pupo, Anna Oxa, Drupi). Anche i più giovani (Enrico Ruggeri, Fiorella Mannoia, Donatella Milani, Fiordaliso, Mario Castelnuovo) hanno già qualche Festival alle spalle. Si contano sulle dita di una mano le vere novità: Gruppo Italiano, Alberto Camerini, gli Stadio e Garbo. Ma la protagonista più attesa è la ritrovata Patty Pravo, di nuovo al Festival 14 anni dopo il successo di « La spada nel cuore» (quinta nel ’70). Il suo rientro dopo un periodo turbolento è « orchestrato» da Caterina Caselli, che sceglie per lei l’enigmatica « Per una bambola», molto apprezzata da pubblico e critica.

Tra le Nuove Proposte c’è un quasi esordiente Eros Ramazzotti, scoperto da Ravera nel 1981 al Festival di Castrocaro, vinto quell’anno da Zucchero e Fiordaliso. Il ventenne Eros non ha rivali: alla fine la sua « Terra promessa» otterrà quasi il doppio dei voti della seconda classificata, « Solo con l’anima mia» di Marco Armani, canzone firmata da Ron e Luca Carboni. Le giurie demoscopiche portano in finale anche Fabio Vanni, la cui « Lei balla sola» di- venta negli anni successivi un piccolo cult. Tra i bocciati ci sono i Collage, inseriti tra i Giovani nonostante abbiano già partecipato con successo a tre edizioni.

L’adozione delle schedine Totip come unico sistema di voto per i Big e il playback hanno l’effetto di togliere pathos alla gara. Nonostante la positiva accoglienza ricevuta da « Non voglio mica la luna» di Fiordaliso e « Come si cambia» di Fiorella Mannoia, è chiaro a tutti che la vittoria sarà nel segno della tradizione e che quindi se la giocheranno Al Bano e Romina e Toto Cutugno, peraltro appoggiati dall’intraprendente Baby Records di Freddy Naggiar. Si verifica comunque un imprevisto, ma non c’entra niente con la musica. Ne sono protagonisti gli operai dell’Italsider di Genova Cornigliano, impianto che rischia la chiusura. A migliaia arrivano a Sanremo per manifestare davanti al Teatro Ariston. Quando tentano di entrare con la forza, Baudo fa salire sul palco una delegazione di sei rappresentanti. Il loro capo legge un comunicato, ricevendo dalla platea un caloroso applauso, il più lungo della prima serata.

La serata finale, che si conclude con il trionfo annunciato di « Ci sarà» di Al Bano e Romina Power (primi con 2.122.000 voti Totip, il 32.32% del totale, davanti a Toto Cutugno), è ricca di ospiti internazionali. Tra gli altri, i Culture Club di Boy George, i Queen di Freddie Mercury (cantano « Radio Ga Ga»), Bonnie Tyler, Randy Crawford e Paul Young. Spazio anche a Claudio Villa, pure lui in playback, e ai monologhi di Beppe Grillo. Si conclude così il primo Festival dell’era Totip.