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Festival di Sanremo 1988

Sanremo premia il ritorno alla canzone di Massimo Ranieri. La rassegna, però, è affetta da gigantismo: quattro lunghissime serate, 42 canzoni, decine di ospiti stranieri tra cui due Beatles

26 Gennaio 2015 | 14:26 di Antonio Mustara

L’allargamento a quattro serate sperimentato nell’87 viene confermato un anno dopo. Il Festival rischia di diventare un evento più televisivo che musicale, caratterizzato da un’eccessiva verbosità che mette a dura prova la pazienza dei numerosissimi telespettatori. Con 42 canzoni in gara, tre sedi (Ari- ston, Palarock e Casinò), una ventina di ospiti stranieri e il discusso talk show del venerdì, quella dell’88 si annuncia come l’edizione più ricca e più lunga (sulla carta sono previste almeno 17 ore di diretta) nella storia del Festival. La conducono Miguel Bosé e Gabriella Carlucci.

Nell’elenco dei 26 Big spicca il nome di Massimo Ranieri, considerato ormai un ex cantante visto che dalla metà degli Anni 70 non ha mai inciso un disco preferendo dedicarsi a tempo pieno alla recitazione. Per partecipare al suo primo Festival in 19 anni (nel ’69 arrivò decimo con « Quando l’amore diventa poesia») ha interrotto il tour teatrale di « Rinaldo in campo». Del resto, il cantante napoletano sa di aver trovato il pezzo giusto per il suo grande ritorno: « Perdere l’amore», presentata senza successo da Gianni Nazzaro alle selezioni del 1987, è una canzone che colpisce e commuove al primo ascolto. Ranieri la fa sua da vero fuoriclasse e tutti, fin dalle prime prove, lo danno favorito alla vittoria finale. Agli altri 25 Big non resta che lottare per il secondo posto. Tra loro, i soliti noti (Cutugno, Oxa, Fiordaliso, Di Capri e tanti altri), qualche ritorno (Mino Reitano con la patriottica « Italia», Ron, l’ex Rosalino, con « Il mondo avrà una grande anima), e alcune new entry di talento come Raf (« Inevitabile follia») e l’attore-regista Francesco Nuti (« Sarà per te»). Nelle Nuove Proposte debuttano Biagio Antonacci e Mietta.

Ognuna delle prime due serate dura oltre cinque ore, il tempo di far cantare 26 Big, 8 Nuove Proposte e una decina di ospiti stranieri (tra gli altri, George Harrison, Bon Jovi, Joe Cocker, Terence Trent D’Arby, Toto, Bryan Ferry). Il venerdì, invece, va in scena « Il processo al Festival» condotto da Aldo Biscardi, che fin dalle prime battute si rivela un autogol. A metà del noioso dibattito tra giornalisti e cantanti, Francesco Nuti lascia la sala seguito pochi minuti dopo da Luca Barbarossa.

Il Festival riprende quota sabato sera grazie a Paul McCartney e al collegamento con Calgary (Canada) per seguire in diretta la vittoria di Alberto Tomba nello slalom gigante olimpico. Infine, a notte fonda, il trionfo di un emozionatissimo Ranieri con oltre 7.300.000 voti Totip. Si conclude così un Festival affetto da gigantismo. Mario Maffucci, capostruttura Rai, è il primo ad ammettere che sette ore di diretta per la finale sono troppe.