Home MusicaFiordaliso: «Ho sconfitto il Covid e ora sogno Sanremo»

Fiordaliso: «Ho sconfitto il Covid e ora sogno Sanremo»

Dopo la malattia che l’ha colpita e le ha portato via la mamma, la cantante confida i suoi progetti per i 40 anni di carriera

Foto: Fiordaliso

01 Ottobre 2020 | 9:08 di Giusy Cascio

Come tanti artisti, Fiordaliso quest’estate non ha lavorato per via del Covid, ma proprio in questi giorni è in tv, ospite a “I fatti vostri” su Raidue. Lo scorso 18 settembre invece ha preso parte a un concerto a Villa Braghieri di Castel San Giovanni, nella sua Piacenza. Un evento organizzato dal Rotary Club Valtidone per ringraziare medici, infermieri e operatori in prima linea durante l’emergenza sanitaria. «Piacenza, in rapporto ai suoi abitanti, ha avuto il tasso di mortalità più alto d’Italia per il Covid» spiega la cantante, segnata dalla malattia che le ha portato via la mamma Carla a marzo.

Eravate molto legate, vero?
«Lei era la mia bambina e io la sua: ci prendevamo cura l’una dell’altra. Sapevo che, a 85 anni, prima o poi se ne sarebbe andata, ma non così. Non aveva altre patologie, stava bene. Non essere riuscita a dirle addio e non averle fatto il funerale è stato straziante. E pensare che fino al giorno prima del ricovero mi aveva preparato gli gnocchi».

Chi si è ammalato in famiglia?
«La prima è stata mia sorella Cristina, che canta in un coro. Forse è entrata in contatto con il virus lì. Poi è toccato a mia madre, a mio padre Auro e a me».

Suo papà per fortuna ce l’ha fatta.
«Ha combattuto il virus come un guerriero. Ha 91 anni ed è attaccato alla vita, è sempre attivo, coltiva il suo orto».

Anche lei ha dovuto combattere.
«Ho perso il gusto e l’olfatto, ho avuto dolori lancinanti, come una foca che viene picchiata con una spranga. Mia madre è morta il 9 marzo, dieci giorni dopo l’ho raccontato da Barbara d’Urso. Ero distrutta, non volevo andare in tv, ma poi sentito il dovere di mettere in guardia tutti. E Barbara sul Covid ha fatto un gran lavoro di informazione».

La musica le è stata di conforto?
«La musica mi salva sempre. Ho ripreso ad allenarmi. Vado in bici qui, sui miei colli piacentini. E mentre pedalo per tre ore al giorno ascolto di tutto».

Che cosa le piace ascoltare?
«Fedez, J-Ax e Achille Lauro. Non sopporto più il reggaeton: ha stufato».

E le sue canzoni? Che progetti ha per il 2021, in cui cadono i suoi 40 anni di carriera?
«Non ho progetti, vivo giorno per giorno. Ma vorrei fare tante cose: un album di inediti, duetti con Mina, Tina Turner, Mengoni e le mie amiche».

Chi sono le sue amiche?
«Donatella Rettore e Ivana Spagna che, con Rita dalla Chiesa e Marisa Laurito, non mi hanno mollata un attimo quando ero malata. Mi chiamavano ogni giorno, delle vere stalker!».

Con Marisa Laurito anni fa avete portato a teatro un musical sulla menopausa che fu molto apprezzato.
«Il teatro mi dà grosse soddisfazioni. A gennaio tornerò sul palco, con Gianfranco D’Angelo, nella commedia “Sul lago dorato”, sulla vecchiaia».

Vecchiaia? Non è un po’ presto?
«Sono una nonna rock. Con mia nipote Rebecca, che ha 8 anni, saltiamo sui tappeti elastici! Poi andiamo sulle rive del Trebbia, a inseguire i leprotti».

Il suo successo più famoso “Non voglio mica la luna” è attualissimo.
«Un inno alla libertà delle donne. Ai miei figli ho sempre detto che se avessero alzato un dito contro le fidanzate li avrei buttati fuori di casa. Sono venuti su bene, due bravi registi. Sebastiano a teatro, Paolino in pubblicità».

In che programma si è divertita di più fra quelli a cui ha partecipato?
«“Music Farm” mi dava gioia, mentre per “L’isola dei famosi” non ero pronta e mi aspettavo più avventura. Non sono un tipo contemplativo: al terzo tramonto mi annoio».

Oggi che desiderio ha?
«Tornare al Festival di Sanremo, sarebbe la decima volta. Ma non succederà. A noi cantanti degli Anni 80 non ci vogliono più. E non si capisce perché, dato che tutti guardano a quell’epoca: l’ultima hit di Tommaso Paradiso sembra un brano di Enzo Ghinazzi, in arte Pupo. Ha ragione Enrico Ruggeri quando dice che conti soltanto se viaggi con tanti camion al seguito. E a me basta un furgoncino…».