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Fiorella Mannoia parla di Lucio Dalla: l’intervista

A quattro anni dalla scomparsa, le parole della cantante per presentare "Come è profondo il mare"

01 Marzo 2016 | 13:17 di Alessandro Alicandri

Primo marzo 2016. Al quarto anniversario dalla scomparsa di Lucio Dalla, pubblichiamo un'intervista del 2012 a Fiorella Mannoia. L'abbiamo realizzata per il libretto di "Come è profondo il mare" (1977), in occasione della ripubblicazione di tutti i suoi album in allegato con Tv Sorrisi e Canzoni. Nelle parole di Fiorella, il modo migliore per ricordare la persona, la  musica e le emozioni di Lucio.

«L’ho conosciuto da vicino proprio nel periodo in cui uscì questo album». Per Fiorella Mannoia l’incontro con Lucio Dalla, nel 1977 dopo l’uscita di «Come è profondo il mare», è un flash di vita da ripescare, il germoglio di un legame artistico e di un’amicizia personale che negli anni ha avuto un'evoluzione straordinaria. «Nel '72 realizzai il mio primo album con la RCA e Lucio in quegli anni era già lì» racconta. «Lo vedevo spesso al bar dell'etichetta. A quei tempi quel luogo era una sorta di ritrovo culturale. Da lì passavano tutti, era il cuore della casa discografica. Io lo conoscevo di fama, lui non conosceva me naturalmente. Ricordo che era un uomo piccoletto, portava un cappello. Io lo guardavo da lontano, ero ancora una ragazzina, non mi prestava molta attenzione. Ci siamo conosciuti molti, molti anni dopo». 

La fine degli Anni 70 è un periodo di svolta nel percorso artistico di Dalla, e questo si riflette nelle otto tracce di «Come è profondo il mare», l’album con cui il cantautore bolognese allarga il suo pubblico e conquista le classifiche di vendita. Fiorella spiega così le ragioni di quel successo: «È il primo disco scritto interamente da lui. Io ero già una sua fan, lo ero dall'inizio degli Anni 70, da "Il giorno aveva cinque teste". Amavo molto "Un'auto targata To" e "Anidride Solforosa". Già lo avevo identificato come un artista capace di creare atmosfere molto particolari, fin dai tempi in cui lavorava con Roberto Roversi. Ero attratta dal suo mondo e da quell'approccio alla musica, per così dire, "strano". Lucio si stagliava nel panorama musicale in modo molto evidente». 

«Come è profondo il mare» esce in un'epoca rivoluzionaria, segnata da grandi sconvolgimenti politici. Ricordi, Fiorella? «Per descrivere quel periodo mi viene in mente il finale di "2001 Odissea nello spazio". Nella storia di quegli anni ci sono stati grandi cambiamenti che hanno lasciato un segno indelebile in ogni arte, musica compresa. Cambiamenti talmente visibili che si potevano toccare con mano. Gli Anni 70 hanno rappresentato un decennio di evoluzione, di evidente cambiamento. L'umanità si trasformava e la musica ne era profondamente ispirata».

Dalla ha fotografato quel periodo spogliandosi dell'anima di cantautore politico, legato al sociale. Lo ha raccontato in modo assolutamente poetico, sottile anche nella sua crudezza. Fiorella, che ne pensi? «È il potere della metafora, è il potere della sua scrittura che può essere a volte forte, a volte più delicata. Sicuramente sempre reale. C'è più denuncia in "Come è profondo il mare" che in qualsiasi slogan di quegli anni. Lucio era molto impegnato, ma a un livello più profondo».

Le otto canzoni dell’album sono permeate di stelle, di oceani sconfinati. È una raccolta di poesie e, nello stesso tempo, un dipinto, a partire dal brano che dà il titolo al disco: «"Come è profondo il mare" è una canzone che ha avuto in me un effetto dirompente. Riascoltarla dopo più di trent'anni sortisce in me lo stesso effetto di allora. Quella canzone è un vulcano di metafore, ci trovi sempre cose nuove. È una sintesi talmente perfetta che a tratti sfugge. Del mare noi conosciamo solo la superficie, là sotto invece c'è vita, un altro mondo». Un pianeta parallelo, quello evocato da Fiorella, che viene ben rappresentato dalla copertina del disco.

«Disperato Erotico Stomp», prima traccia del lato B del vinile, ancora oggi ci appare rivoluzionaria, non trovi? «Questa canzone è uno degli esempi più straordinari di come Lucio abbia sempre amato stupire. È una cosa che lo divertiva, così come nella vita reale lo faceva molto ridere mettere alla prova l'imbarazzo delle persone con i suoi atteggiamenti scherzosi, per misurarne le reazioni. Era, anche se faccio fatica a dire era, un uomo che si divertiva, e spesso si divertiva a osservare». Un verso come «Ti hanno visto alzare la sottana, la sottana fino al pelo. Che nero!» scandalizzerebbe forse più oggi che allora. Fiorella, come è potuto diventare un tale successo in un'epoca ancora contrassegnata dalle censure? «Attraverso il passaparola, il mezzo di informazione più potente che esista».  

«Io quel brano in televisione o in radio non l'avevo mai sentito» prosegue Fiorella. «Ma in realtà la società in quel periodo era molto più aperta di quello che i media e i libri di storia hanno dato a vedere. Negli Anni 70 eravamo molto meno ipocriti di oggi, c'era una grande libertà mentale che piano piano ci hanno tolto. È come se fossimo tornati, per certi aspetti, indietro. Per questo le canzoni di Lucio di quegli anni, ascoltate oggi, lasciano ancora senza fiato».

Un tema portante di «Come è profondo il mare», che si ritrova comunque in tutto il repertorio di Dalla, è senza dubbio la povertà. «Lucio è sempre stato attento alla gente. Non si è mai negato, lui è stato uno dei pochi artisti famosi che girava per la sua città tranquillamente, senza preoccuparsi di essere riconosciuto, "importunato" o fotografato. È stato un uomo che non ha mai perso il contatto con la realtà pur vivendo, come tutti gli artisti di successo, da privilegiato». 

Molto si è detto, soprattutto dopo la sua scomparsa e con un tono quasi favolistico, della grande vicinanza di Lucio Dalla alle persone più bisognose. A questa sorta di racconto epico Fiorella aggiunge la propria testimonianza: «Un suo collaboratore, Roberto Dané, mi raccontava un sacco di storie che lo riguardavano. Adesso mi viene in mente la più divertente. Lui e Lucio erano a Napoli, fermi a un semaforo. Accanto a loro un’auto guidata da un uomo che subito riconobbe Dalla. "Lucio! Lucio!" gridò per salutarlo. "Se ti vedesse mia moglie...lei stravede per te". Lucio, in breve, lo seguì. Andò a casa di quell’uomo che, aprendo la porta, urlò alla moglie: "Ti ho portato Lucio Dalla!". Lei, che era in vestaglia, non ci credeva, a momenti le prese un colpo. Poi cenarono tutti insieme. Basta questo a spiegare perché Lucio nelle sue canzoni ha spesso affrontato il tema della povertà. Non so se l'ha mai vissuta, ma senza dubbio non ha mai perso di vista il valore dell'umiltà. Non si è mai sottratto alla normalità».

Quelle azioni semplici raccontate nell'album, come la frenesia di «Corso Buenos Aires» che guarda alla grande città, in questo caso Milano, come se fosse un nemico nevrotico, hanno conquistato il cuore del grande pubblico, permettendo a Dalla di distinguersi dagli altri cantautori emergenti. «Lucio, oltre a essere un musicista e un autore incredibile, era un cantante. Un cantante vero. Tu piangevi quando Lucio apriva la bocca e cantava. Non solo per quello che diceva, ma anche per come cantava. Io ho assorbito molto da lui, tutto quello che potevo. È curioso il fatto che io, pur essendo donna, possa cantare le sue canzoni nella stessa tonalità. La sua voce era così alta e la mia così naturalmente bassa che alla fine in ogni mia cover di Lucio la base rimane identica all'originale».

Fiorella, a quale canzone di «Come è profondo il mare» sei più legata: «"Quale allegria” è un brano amaro. È una canzone con una capacità di entrare dentro di te senza filtri, ti fa ricordare tante cose che hai vissuto. Ha un potere magico. Ci ricorda quanto oggi noi artisti siamo in crisi di creatività, tutti. Una crisi globale, occidentale. Non so, forse può darsi che anche il Lucio degli ultimi anni ne abbia risentito come tutti noi. Quell'album, visto oggi, si riafferma come patrimonio assoluto della cultura italiana. La nostra musica la chiamano leggera, ma a volte non lo è così come si dice. Ci sono cantanti che hanno segnato la nostra storia, non possiamo non mettere certi capolavori musicali al pari di una grande opera d'arte».

Nel tuo ultimo tour, Fiorella, hai cantato in ogni data «Cara», il più delle volte in preda all'emozione che è diventata commozione e anche pianto. «A ridosso della sua morte, nei primi giorni dopo la scomparsa, soprattutto a Bologna, per me era quasi impossibile cantare. Negli ultimi anni ci siamo avvicinati molto, quando si tratta di parlare di me e di lui faccio fatica a dire qualcosa, è un tesoro che voglio tenere per me». Come dovremmo ricordarlo? «So che il modo migliore per ricordare l'affetto che ci legava è fare in modo che quel nostro legame rimanga privato. Chi vuole ricordare e conoscere meglio Lucio rilegga e riascolti le sue canzoni, perché dentro i suoi brani c'è tutto quello che bisogna sapere su di lui».