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Lorenzo Fragola presenta il nuovo album «Zero Gravity»

Intervista al cantante siciliano che dopo Sanremo ha pubblicato il suo secondo disco

16 Marzo 2016 | 13:35 di Francesco Chignola

Lorenzo Fragola è pronto a prendere il volo. Poco più di due anni fa era uno sconosciuto 18enne catanese con una chitarra in braccio e uno sterminato amore per la musica. Poi sono arrivati il trionfo a «X Factor», il debutto a Sanremo, e diversi singoli di successo. Quest’anno Lorenzo è tornato sul palco dell’Ariston cantando «Infinite volte» e ha ottenuto il quinto posto. «Ma in finale ero secondo per il televoto» ci dice. «Significa che la gente a casa mi ha apprezzato: era quello il mio obiettivo, non pensavo mica di vincere il Festival». Ma ammette: «Non mi sarebbe dispiaciuto arrivare qualche posizione più su...».

Oggi, questo ragazzo sorridente dagli occhi chiari e dalla faccia pulita (ma furba) si prepara a un passo decisivo nella sua carriera, perché (citando Caparezza) «il secondo album è sempre il più difficile». E se nella copertina di «1995» (uscito meno di un anno fa) era seduto e pensoso, in quella di «Zero gravity», in uscita l’11 marzo, Fragola levita nello spazio come un astronauta, leggero come una piuma. Il Lorenzo che ci troviamo davanti oggi è una persona nuova, con una diversa consapevolezza nello sguardo e un filo di barba in più.

È passato poco tempo dal tuo esordio. Ma ascoltandoti sembra un’infinità. Cos’è cambiato in te?
«Credo di essere più maturo. Ma anche più spregiudicato. Non mi do più dei limiti, lavoro con libertà e naturalezza. Prima ero ansioso di fare un buon lavoro, di far capire da dove venivo. Adesso invece mi sento davvero me stesso, fino in fondo. Lavorando a questo disco non mi sono mai preoccupato che una parola o una nota potessero essere fraintese».

Se potessi tornare indietro e dare un consiglio al Lorenzo di due anni fa, che cosa gli diresti?
«Di aspettare, di essere più paziente. Bisogna lavorare tanto per ottenere la giusta esperienza e la maturità musicale. Non si può mai avere fretta».

Come si inserisce in questa crescita un brano come «Infinite volte»?
«È una canzone importante per me, perché è il ponte tra il mio passato e ciò che sono oggi. E poi quando la ascolto rivivo le grandi emozioni di Sanremo. È stato un bel Festival, tranquillo, senza tante polemiche. In questi due anni la gente ha finalmente smesso di guardarlo solo per trovargli dei difetti».

Sei stato molto coinvolto nel processo produttivo di «Zero gravity»?
«In ogni fase, dalla scrittura al missaggio. Siamo stati tre mesi in studio, giorno e notte. La cosa ha creato anche dei problemi: non avevamo più una vita privata. Quando lavori fino alle 3 di notte, ti svegli alle 11, pranzi e poi torni in studio... non ti rimane molto tempo per le persone che ami. Mia madre pur di sentire la mia voce a volte mi chiamava alle 2 di notte ma io spesso ero ancora in studio a incidere».

Le sonorità di «Zero gravity» sono molto moderne, guardano all’Inghilterra ma anche alla Scandinavia.
«Sono stimoli che vengono dalla musica che ascolto e anche dal mondo musicale che la mia squadra ha portato in studio. Su alcuni brani abbiamo provato anche cinque o sei arrangiamenti diversi prima di essere soddisfatti».

Però nell’edizione «normale» del cd c’è un solo brano in inglese, «Weird».
«È un caso: stavolta mi sono solo ritrovato con più brani convincenti in italiano. Per questo ci siamo dati un obiettivo preciso: che fosse la musica ad avere uno stile più internazionale».

Tra le canzoni dell’album mi ha colpito «D’improvviso», che hai cantato anche da noi in redazione. Com’è nata?
«L’hanno scritta Federica Abbate e Gianclaudia Franchini, ma nonostante sia firmata da due donne la sento molto mia: in fondo il rimpianto è un sentimento universale. Quando l’ho cantata per la prima volta ho pensato: “Wow, è la canzone più bella che io abbia mai fatto”».

Come ti è venuto in mente di chiamare un brano «Scarlett Johansson»?
«È un pezzo funk, doveva avere una carica “sessuale”! Parla di una donna così bella e malefica da farti perdere il controllo, e la “Vedova nera” dei film della Marvel per me ne è l’emblema perfetto».

Nella «deluxe» c’è anche una cover di un pezzo poco noto, «Gravity».
«È una canzone dei Coldplay incisa da un’altra band inglese, gli Embrace. La adoro, ma in Italia non la conosce nessuno. Ho cercato di farla in italiano, ma è uscito un brano opposto, quello che dà il titolo al disco. L’idea di chiamarlo “Zero gravity” nasce proprio da qui».

Lorenzo canta «D'improvviso» e «Infinite volte»