Home MusicaFrancesca Michielin: «Non vedo l’ora di andare all’Eurovision»

Francesca Michielin: «Non vedo l’ora di andare all’Eurovision»

Intervista integrale alla cantante rivelazione di Sanremo 2016. Il suo album «di20are» è nei negozi

Foto: Francesca Michielin  - Credit: © Massimo Sestini

26 Febbraio 2016 | 11:30 di Francesco Chignola

È arrivata seconda ma è stata la rivelazione di Sanremo 2016: Francesca Michielin con «Nessun grado di separazione» ha fatto breccia nel cuore degli italiani, dimostrandosi un'artista matura e sorprendente. E dopo l'uscita (lo scorso 19 febbraio) dell'album «di20are» e il successo del brano nelle radio, il 14 maggio rappresenterà l'Italia all'Eurovision Song Contest. Pochi giorni dopo il Festival, Francesca è venuta a trovarci in redazione per raccontarci le emozioni di questo periodo d'oro.

Qual è stato il momento più bello di questo Sanremo?
«Quando ho cantato la cover di Lucio Battisti, ?Il mio canto libero?. In molti mi hanno chiesto: ?Come mai hai pianto??. Non saprei spiegare perché. Quando ho finito di cantare ho sentito il cuore invaso da amore, vita, energia. Quel momento lo ricorderò per sempre».

Anche più del momento in cui hai scoperto di essere sul podio?
«
Non ho fatto Sanremo per vincere, ma per farmi conoscere al grande pubblico. E secondo me è proprio con quella cover di Battisti che hanno capito davvero chi sono».

Però la cover di «Il mio canto libero» sul tuo album non c'è.
«Volevo che rimanesse un momento unico e irripetibile, un bel ricordo. Magari la canterò in futuro, rivisitandola, ma mai più in quella versione orchestrale. Mi succede spesso questa cosa, come ascoltatrice: quando c'è una cover sanremese che mi piace, vado subito a cercarla sul disco di quell'artista, ma la trovo sempre troppo ?perfetta?, non mi restituisce le stesse emozioni».

Nell'album c'è un altro inedito, «È con te». Com'è nato?
«È una canzone di Federica Abbate e Cheope, gli stessi con cui ho firmato ?Nessun grado di separazione?. Penso che mi descriva molto bene, anche se non l'ho scritta io. Dice: ?Sono una stella in esplosione in questo universo, ma adesso ho capito che non voglio più partire e resto?. Io ho questo animo un po' errante, insoddisfatto, e quindi per me questa canzone è importante. Mi ricorda quanto siano necessarie le radici, la famiglia, la casa».

Ti sei «ripresa» anche «Magnifico» dove duettavi con Fedez e ne hai fatto un brano tutto tuo, «Tutto è magnifico».
«La canzone originale di Roberto Casalino e Dario Faini mi piaceva, ma ai tempi ero in una fase critica... non me la sentivo. Così è arrivato Federico e ha detto: ?Ci provo io, mi piace?. La chiave di lettura che ha dato al pezzo mi ha convinto, ma poi mi è venuta voglia di raccontare la canzone dalla mia prospettiva. Così ho riscritto parte delle strofe e ne è uscita una versione più pop e melodica».

C'è qualcuno che ti ha colpito o stupito a Sanremo?
«In realtà a Sanremo nessuno ha tempo di vedere niente né di incontrare nessuno... non ascolti nemmeno bene le canzoni! Però sì, Ezio Bosso ha colto nel segno quando ha detto: ?La musica è come la vita, si fa insieme?. Con poche parole ha dato un insegnamento che dovrebbe essere nella testa di ogni artista dal momento in cui si alza la mattina. Perché faccio questo lavoro? Per condividere, per lasciare un messaggio. È una missione. Sono contenta che Conti l'abbia invitato, ci ha regalato un messaggio fortissimo».

Qual è il tuo primo ricordo della musica?
«Ero proprio piccola, avrò avuto tre anni, e mia madre ha messo su un vinile dei Queen dove c'era ?Somebody to love?. Durante l'acuto di Freddie Mercury mi sono lanciata sul salotto in pigiama cercando di fondere la mia voce con la sua».

E quand'è che hai avuto le idee chiare, invece?
«Io ho iniziato studiando musica: pianoforte, basso, chitarra. Non pensavo al canto, io avevo una voce calda e roca, diversa dal canone cristallino degli insegnanti di canto. Poi un giorno ho ascoltato ?19? di Adele e mi ha cambiato la vita. Le sue canzoni mi hanno convinto anche a scrivere le mie prime canzoni con il pianoforte».

Di tutto il periodo tra «X Factor» e Sanremo c'è qualcosa che cambieresti ora che sei più matura?
«Avevo sempre tanta paura di tutto. Quando ho vinto ?X Factor? non mi sono goduta pienamente la vittoria perché ero sempre in ansia. Anche se ero felicissima che fosse successo a me, in qualche modo non accettavo che la mia vita fosse cambiata. Ma alla fine è stato meglio così: senza queste paure e insicurezze non sarei qui, non avrei fatto il Festival con questa nuova consapevolezza. Sono salita sul palco e mi sono detta: goditela, regalati agli altri».

Com'è stata la settimana di Sanremo per la tua mamma?
«All'inizio temevo che mi avrebbe messo ansia: una mamma è sempre più preoccupata del figlio, per via dell'istinto protettivo. E invece è stato bellissimo, e ha fatto da mamma a tutto il mio team di lavoro. È una cosa di cui avevo bisogno: la presenza di un genitore ti serve a ridimensionare tutto quello che succede. E lei non era in ansia, anzi, era felice. La sera prima di cantare non riuscivo a dormire, e così ci siamo ritrovate a ridere come pazze, sdraiate sui nostri letti guardando il soffitto. Eravamo felici, perché stavamo andando a fare una cosa bellissima.

Ti ha dato qualche consiglio?
«Pochi minuti prima dell'esibizione mi ha detto: ?Francesca, questa canzone l'hai scritta anche tu, è un tuo figlio. E per un figlio si va in capo al mondo. Quindi devi viverla così. Non permettere all'ansia, alla paura, alle classifiche, di rovinare questa missione?. Mi ha aiutato a vivere questo Sanremo con più filosofia. E poi è bello che tua madre sia lì con te a dirti: ?Francesca, metti a posto il letto! Sistema il bagno, è un disastro!?».

Tu sei molto giovane ma sei già una performer formidabile, suoni tantissimi strumenti e ti esibisci da sola sul palco. Nella musica che tipo di studentessa sei?
«Credo molto nella disciplina, soprattutto quando si fa musica. Non c'è solo il divertimento. Quando canti davanti a delle persone non essere distratti è una forma di rispetto per chi ti viene a sentire, che magari ha preso la macchina, ha speso i soldi del biglietti per te. Non hai scusanti. Anche se hai la febbre o ti ha mollato il ragazzo, sei lì per loro, sei loro proprietà. Quando sali sul palco da solo, poi, devi essere ancora più concentrato. Ora sto preparando i concerti nuovi e studio ogni minimo dettaglio. Ricerco, provo, sperimento sonorità. Mi piace che le persone abbiano un'esperienza sonora diversa dal vivo, altrimenti tanto vale che si ascoltino il disco a casa...».

Ma con la scuola vai avanti?
«Io ho fatto la maturità classica, poi mi sono iscritta subito al Conservatorio dove studio composizione. E visto che non ho niente da fare (ride) mi sono iscritta alla Ca' Foscari di Venezia. È un corso di Beni Culturali ma in un ramo dedicato al cinema. Perché il mio sogno nel cassetto è quello di fare la compositrice di colonne sonore».

Ora hai un impegno importante che ti aspetta, l'Eurovision Song Contest. Quali aspettative hai?
«Sono una grandissima fan dell'Eurovision, lo seguo tutti gli anni. Lo guardo con mia madre, ci mettiamo giù con il nostro telefono e votiamo? Mi piace proprio questo concetto di condivisione di cultura tra i popoli europei che si incontrano e, come dicono loro, ?costruiscono ponti?. Il mio sogno non era tanto vincere Sanremo, quanto andare all'Eurovision! Sto cercando di prepararmi, non ho ancora scelto il brano, ma quello di Sanremo sarebbe perfetto per trasmettere un certo tipo di messaggio. E poi voglio curare molto la scenografia: spesso si dà solo spazio alla voce, invece è importante che il concetto si esprima anche visivamente».

E poi le giurie ne tengono molto conto, com'è successo l'anno scorso alla Svezia.
«Ho riguardato molte volte quell'esibizione, e già la prima volta avevo pensato: ?Ecco, io l'avrei fatta proprio così!?. Da fan dell'Eurovision so bene che tipo di cose funzionano in quella gara e cercherò di inserirmi nel contesto, senza snaturarmi. Vorrei creare un piccolo show, costruito su un messaggio forte. E poi mi sto preparando con le lingue, farò una full immersion di inglese. Voglio che l'Italia faccia una bella figura».