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Francesco Gabbani: «Arrivare secondo è una vera vittoria»

Gira l’Italia per presentare il suo album "Viceversa" dopo un Sanremo pieno di soddisfazioni. «Non provo nessuna invidia» dice l’artista toscano. «La gente ha capito che sono una persona autentica»

Foto: Francesco Gabbani. A Sanremo 2016 trionfò con “Amen” tra i Giovani, l’anno successivo con “Occidentali’s karma” tra i Big  - Credit: © Iwan Palombi

27 Febbraio 2020 | 9:35 di Francesco Chignola

Al Festival è arrivato secondo, ma di soddisfazioni a casa Francesco Gabbani ne ha portate parecchie. Merito del brano “Viceversa”, che raccoglie milioni di ascolti (e visualizzazioni su YouTube) e ha trionfato al televoto. Incontriamo il cantante in un hotel di Milano tra una tappa e l’altra dei “firmacopie”, gli incontri nelle librerie dove i fan («Ma preferisco chiamarli “supporter”, sembrano meno fanatici» dice) possono farsi autografare il suo nuovo album.

Francesco, come stanno andando i “firmacopie”?
«Sono sorpreso dall’affluenza, va oltre le più rosee aspettative. Pensa che dovremo stampare altre copie del cd perché siamo già a corto. Un sacco di gente ha voglia di incontrarmi, avvalorando la tesi del brano: io ho dato tutto me stesso, e ora me lo restituiscono».

Uno dei primi incontri è stato nella tua Carrara.
«La città mi ha accolto, come sempre, con grande affetto. L’abbiamo fatto in Piazza Alberica, c’erano più di 5 mila persone, è stata una vera festa. Siamo andati avanti per otto ore».

I tuoi amici dovevano fare la coda per salutarti?
«I più stretti no, ovviamente. Ma la popolazione della città è venuta in massa».

È ancora aperto il negozio di strumenti musicali della tua famiglia?
«Sì, ora mio fratello Filippo e io siamo troppo impegnati a fare musica, ma mio padre ci lavora ancora».

I tuoi cosa ti hanno detto quando sei tornato?
«Mia madre mi ha detto: “Meglio che non hai vinto, saresti risultato antipatico”. Mio padre, invece, era soprattutto contento che io mi sia allontanato dalla trovata della scimmia... Conosce la mia sensibilità musicale e per lui il successo di “Occidentali’s karma” non mostrava in pieno il mio potenziale».

Sei soddisfatto di come hai affrontato Sanremo?
«Ho scelto un approccio sereno, senza ansia da competizione, anche nell’accettazione del risultato. Il televoto e la demoscopica mi hanno messo al primo posto, avrei potuto avere un po’ di rammarico e invece...».

Dai, non hai nemmeno un po’ di amaro in bocca?
«No, sono sincero e lo dico senza ipocrisia. Ho già vinto in passato e non provo nessuna invidia. La risposta del pubblico mi sta dando tante gioie. E credo che Diodato meritasse questa vittoria».

Includendo i Pinguini Tattici Nucleari, Sanremo ha premiato un modo artigianale di fare musica.
«Sono fiero di condividere il podio con artisti che hanno fatto un percorso reale, “alla vecchia”, con la gavetta, i concerti, una proposta autentica. Mi auguro che il Festival continui a valorizzare chi mette la musica al centro e la fa in modo serio, senza artifici superficiali».

Il 14 febbraio è uscito il tuo album, che si intitola proprio “Viceversa”.
«Non è una furbizia comunicativa, ma è un titolo che si presta bene perché tutto il disco parla del rapporto tra individuo e collettività. È un album che nasce da una lunga analisi personale».

Nel primo brano hai un dialogo con Einstein...
«Racconto un sogno in cui immagino che mi dica: “Tutto è relativo”. Se vuoi fare un percorso di ricerca interiore, inizia rispettando le verità degli altri».

E poi fai anche la parodia di un pezzo “trap”.
«Lo faccio per sottolineare, scherzosamente, che non mi interessa copiare quello che sta funzionando al momento».

Ti piace sentirti un po’ “alieno”?
«Non posso farne a meno, esprimo sempre me stesso con sincerità. Non ho mai sentito il bisogno di stare al passo coi tempi».

Ti sei preso tre anni per l’album, non ti spaventava l’idea di “scomparire” in un mercato così esigente?
«Ero consapevole del rischio ma non lo vivevo con ansia. Ho scelto di guardarmi dentro e lavorare in libertà, senza fretta. Avevo ragione io: la gente ha colto la mia autenticità».

La storia con Giulia, la tua fidanzata, ha influenzato il tuo lavoro?
«La nostra storia, iniziata un anno e mezzo fa, oggi è una costante della mia vita. Forse non cambia il mio modo di fare musica ma questa condizione di stabilità emotiva ha influito nella scrittura. Le canzoni, comunque, non parlano mai della nostra vita quotidiana, quando racconto l’amore lo faccio in modo universale».

In un brano citi scherzosamente “Tú sí que vales”. Ma tu guardi la tv?
«Pochissimo, sono sincero. Tra l’altro da diversi mesi, per lavorare all’album in casa, ho dovuto spostare la tv in un angolo dove non c’è l’antenna, quindi posso vedere solo la tv via Internet».

Viste le tue doti da intrattenitore, non ti hanno mai proposto di fare uno show tutto tuo?
«Non ancora e non lo escludo a priori. Ma accetterei soltanto a patto di avere il controllo totale perché sono un perfezionista».

L’album è composto da nove canzoni. Quante ne hai dovute scartare?
«Almeno altrettante».

Un album con solo nove canzoni e nessun duetto. Sei davvero fuori moda!
«Credo che i duetti abbiano senso se sono spontanei, diffido degli album pieni di “featuring”, mi puzzano un po’ di costruito a tavolino».

Con chi duetteresti?
«Da sempre desidero poter cantare con il maestro Franco Battiato, ma forse rimarrà soltanto un sogno».

L’8 ottobre ti esibirai all’Arena di Verona. Che tipo di concerto sarà?
«È ancora presto, ma ci sto già pensando. Sarà spettacolare, sì, ma gli effetti speciali saranno solo un contorno, voglio che la musica sia la sostanza. E poi ci saranno degli ospiti, artisti con cui ho un’affinità».

Ma prima non farai altri concerti?
«Non escludo qualche sorpresa entro l’estate. Ho una voglia matta di tornare a suonare dal vivo».

Ma tu lo sai che sul web ti paragonano sempre a Marco Columbro?
«(Ride) Lo so e mi diverte molto, sono il primo a fare autoironia sui social. Columbro mi è simpatico e poi... dai, hanno ragione, ci assomigliamo!».