Francesco Gabbani: «Il sorriso è il mio vero stile di vita»

Il cantautore ci racconta i suoi ultimi progetti: un nuovo album, un film e la colonna sonora di una fiction per Rai1

Francesco Gabbani  Credit: © Cosimo Buccolieri
7 Ottobre 2021 alle 08:24

Quando arriva sul set per realizzare le foto di queste pagine, Francesco Gabbani salta, balla, sorride, fa mille espressioni diverse: non si stanca mai, un po’ come nel video del suo ultimo singolo “La rete”. Partiamo proprio da qui, per questa chiacchierata con Sorrisi.

Come sta andando la canzone?
«È prima in classifica per i passaggi tv del video, quinta nella classifica generale radio. Ogni brano ha un suo percorso e “La rete” sta avendo la sua bella vita».

Quanto ci ha lavorato?
«Senza ipocrisia, pochissimo. Volevo esprimere un mio punto di vista. Il ritornello è venuto di getto, in modo naturale. Il concetto della canzone mi sta a cuore perché io analizzo molto la nostra esistenza, cercando di alleggerirne il tono con il sorriso, senza superficialità. Ho voluto dire cosa significa per me essere connessi: la rete è il web in ogni sua forma ma è anche ritrovarsi in una trappola mentale. Sono sostenitore del detto “siamo quello che pensiamo”: nel testo suggerisco di fare il primo passo per uscire da questa rete, perché ne siamo gli artefici, ognuno di noi è il pescatore».

Il suo pescatore ricorda De André?
«Sì, l’illuminazione di cui parlo arriva al tramonto, come diceva lui nei versi “All’ombra dell’ultimo sole” (nel brano “Il pescatore”, ndr)».

Come va con le sue reti, Francesco?
«Ho un rapporto sano con i social media. Sono uno strumento di comunicazione, non posso farne a meno ma non ne sono ossessionato. Non mi piace il continuo stato di paragone, le competizioni che inevitabilmente si creano facendo confluire lì le nostre vite, i nostri pensieri. Cerco di non esagerare. Poi appartengo a una generazione analogica, e non mi sono convertito al 100%».

E in che rete si imbriglia da solo?
«Rifletto molto sul futuro, mi faccio un po’ di paranoie mentali. Ma ne ho consapevolezza e cerco di ridurle».

Ci racconta il video?
«È il percorso della vita dopo che abbiamo capito di essere imbrigliati. Inizio in montagna e torno all’elemento naturale, che in questo caso è il mare».

Lo ha da subito immaginato così, come un viaggio?
«Sì. Ho fatto il video con Daniele Barraco, un bravissimo fotografo e amico che si era già occupato del video di “Amen”. Mi ha dato l’idea di entrare nel mare, ma io gli ho detto: “Ok, ma questo è il finale, partiamo dalle montagne e facciamo tutto il percorso”. Mi sono messo molto in gioco dal punto di vista fisico».

Raccontiamo meglio: inizia con lei che si sveglia in cima a una montagna impervia, scende con qualche difficoltà, arriva in pianura, e raggiunge il mare.
«La montagna è stata la parte più difficile: con un elicottero abbiamo raggiunto una vetta del gruppo Sella, il Dënt de Mezdì in Alta Badia, in Alto Adige. Amo molto quelle zone. Per le riprese con i prati verdissimi eravamo non distante, all’Armentarola, verso il passo Falzarego. Le scene al mare le abbiamo girate a Torre del Lago Puccini (LU), vicino a casa mia».

Avete, anche solo per un attimo, pensato di salirci a piedi, sulla cima?
«Bisogna essere alpinisti esperti perché si arriva solo in cordata doppia. Io non sono a quel livello. Avevo addosso abbigliamento da montagna e sotto il completo giacca e pantaloni che vedete nel video. Ero con una guida alpina che mi ha accompagnato dal passo Gardena, il campo base. Era agosto, ma per motivi di luce abbiamo fatto le riprese verso le 7 di mattina. Era freschino. In più... mi sono complicato la vita perché ho scelto di iniziare il video bagnato. Dovevo dare l’idea di essere stato “pescato”, quindi non avevo alternative: mi hanno spruzzato da capo a piedi di acqua e poi steso una rete da pesca sopra. Ecco, in questo caso la rete me la sono creata io, con le mie idee!».

Nel video di backstage ho visto che ha firmato il “libro di vetta”.
«Su ogni montagna ce n’è uno, dentro a una scatola di latta chiusa contro le intemperie. È una tradizione scriverci. La firma precedente era di due anni prima».

Era a suo agio, a quell’altezza?
«Ci ho messo un po’ ma poi ho preso confidenza e ho fatto cose per cui la guida mi sgridava di continuo. Piacendomi la montagna non sono impaurito».

Mare o montagna, quindi?
«Sono combattuto. Abito vicino a Carrara, dove ci sono le Apuane: da lì vedi il mare e, al contrario, dal mare vedi i monti. Forse sono più da montagna, dove trascorro le vacanze. Mi piace anche l’idea di salire e osservare dall’alto: la linea dell’orizzonte si sposta».

Parliamo di musica: ha iniziato a fare concerti?
«Ho suonato all’Arena di Verona il 4 luglio, dopo averlo rinviato per due volte. È stato bellissimo: è un luogo emblematico e ho finalmente ritrovato il pubblico. La vibrazione del live è irripetibile e mi mancava molto».

E per il futuro, ha in programma delle date?
«Una ad Assago, a Milano, e una al Palazzo dello sport di Roma, il 6 e l’8 maggio 2022. Mi auguro che se ne aggiungano altre. Più si suona dal vivo meglio è!».

Altri programmi, prima di maggio?
«Sto finendo il nuovo disco: dovrebbe uscire nei primi mesi del 2022. Poi certo, non mi sono fermato!».

Che cosa bolle in pentola?
«Ho un ruolo nel film “La donna per me”: la regia è di Marco Martani, gli attori sono Alessandra Mastronardi e Andrea Arcangeli. Io sono l’amico del protagonista, che lavora nell’ambito della musica. È una commedia romantico-esistenziale...».

Ha già visto un’anteprima?
«No! Sono molto curioso di vedermi. Le riprese sono durate 15 giorni. Mi ci sono avvicinato con l’entusiasmo del principiante. Mi è piaciuta la dimensione del set. Lo rifarei volentieri».

E poi non è finita, vero?
«Ho collaborato alla colonna sonora della fiction “Un professore” con Alessandro Gassmann e Claudia Pandolfi che andrà su Raiuno e racconta di questo insegnante di filosofia che cerca di comunicare un approccio particolare alla vita, oltre che insegnare in modo classico. La canzone “Spazio tempo” è uno dei temi della serie».

Ci racconta il brano?
«Ho scelto di parlare di quanto sia bello prendere la vita con filosofia. La verità è che la vita è un bel casino e non è facile trovare il giusto equilibrio».

Come è messo lei, in fatto di equilibrio?
«Ce l’ho, per ora. Ma ci si deve allenare, come un funambolo. E Giulia, la mia fidanzata, ringrazio l’Universo che ci ha fatto incontrare, è parte del mio benessere. Se io sono il funambolo lei è la corda che mi sostiene, o meglio... lei è dall’altra parte che mi guarda e mi fa mantenere l’equilibrio».

Si agita, prima di ogni show?
«Mi piacerebbe dire di no, invece sì! Provo a tramutare la tensione in energia propositiva».

E a Sanremo c’è più tensione?
«Sì, soprattutto alla prima esibizione. È una diretta seguitissima in Italia e nel mondo, esegui una canzone una volta sola. Non è un concerto dove con la prima ti riscaldi e poi parti con altri brani. Io però ho un mio modo...».

Ovvero?
«Penso a mio nonno. Quando ero piccolo, avevo 4 o 5 anni e con lui vedevo Sanremo fino a tardi, aspettavo Sergio Caputo con “Il Garibaldi innamorato” (Sanremo 1987, ndr). Quello è il primo ricordo vivido in cui ho sognato di essere lì. Ogni volta prima di salire sul palco penso a quel momento: “Ora sono qui” mi dico. Mi distrae, lo scopo è non pensare, e mi dà carica e gratitudine».

Era così sorridente, da piccolo?
«Sono sempre stato estroverso, vivace, ironico. Ora è lo stesso, credo nell’attrazione: se vuoi ricevere un sorriso, fallo tu per primo. La mia forma di comunicazione è la positività. Mi piace l’idea di trasferirla agli altri».

Che ambito vorrebbe esplorare?
«Mi piacerebbe presentare, avere una trasmissione mia. Sarebbe una bella avventura se mi proponessero un tema interessante, nelle mie corde e in cui credo. Sull’onda dell’ironia, della gioia e della freschezza».

Dopo Vanoni, Celentano e Mina, con chi vorrebbe suonare?
«Lorenzo Jovanotti, che ha sempre coniugato l’essere diretto con un approccio forte alla vita».

Cosa fa per scaricare lo stress?
«Faccio sport, da sempre. E sempre mi ha aiutato. Vado in bici, scio, faccio trekking e un po’ di ginnastica a corpo libero. Così prendo le giuste endorfine. “Mens sana in corpore sano”, come dicevano gli aztechi (ride, e noi con lui). In realtà, il mio sport vero è raccontare barzellette! Me le ripeto da solo e le spiego».

Il suo cavallo di battaglia?
«Come si chiama la suora che serve le altre sorelle alla mensa? Suor Dinazione (giocando con le parole “Su ordinazione”. Francesco ride di gusto, ndr). Quando parlo, parlo tanto».

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