Home MusicaFrancesco Sàrcina e la “Femmina”, l’intervista

Francesco Sàrcina e la “Femmina”, l’intervista

"Femmina" è un album rock ma romantico. Al BBQ organizzato a casa sua, gli abbiamo chiesto come spiegherebbe a un alieno cos'è la "Femmina"

21 Maggio 2015 | 10:00 di Valentina Cesarini

Femmina, il secondo album da solista di Francesco Sàrcina, ex frontman de Le Vibrazioni, è disponibile dal 19 maggio nei digital store e sulle piattaforme streaming. Sàrcina lo definisce "un disco pop, contemporaneo, dal sound internazionale, fatto delle melodie senza tempo che da sempre mi contraddistinguono." Dentro Femmina si ritrovano i vecchi suoni peculiari del percorso dell'artista, rock e ruvidi, con sperimentazioni nuove e una produzione complessa a tratti orchestrale.

"Sono molto contento del mio album: è un disco sincero, di belle canzoni, spontaneo, ed è un album romantico. Sono canzoni scritte in uno stato di quiete e di forza sia spirituale che fisica", racconta Francesco durante un BBQ organizzato a casa sua per la presentazione del disco. "Quando impari che il benessere sta nelle piccole cose, è bello urlarlo: Io sto bene!" (citando la ballad "Miele", ndr). 

Lo abbiamo intervistato e ne è uscita fuori una bella riflessione sulla donna, sulla paternità (a fine agosto nascerà la figlia Nina, ndr), sul mito dell'Eliotropio, su tutto ciò che Francesco ha imparato da Maria De Filippi grazie al programma Amici (in cui ha il ruolo di vocal coach) e sulle persone che lo hanno influenzato nel suo percorso musicale, da quando apriva i concerti di Pino Scotto a quando faceva il tecnico per Afterhours, Verdena e Bluvertigo.

Se arrivasse un alieno come gli spiegheresti cos'è una Femmina?
Gilelo direi in pugliese: 'Na coss che te lev d' cap.
Sicuramente gli spiegherei che la femmina ti crea una dipendenza immediata, perché ti travolge, ti analizza, è colei che ti dà amore, ma è anche colei che quando le girano... arriva e come un fulmine ti stronca. Però poi sa anche risollevarti e darti tanta energia. Gli direi che genera vita; che ti sa abbracciare. Come non dedicarle un album?

Su twitter hai scritto che la chitarra è Femmina; sai dirci altre tre cose della tua vita che definiresti "Femmina"?
Ce ne sono più di tre, però direi: la musica, la vita stessa e la natura che mi circonda. Ho scritto che la mia chitarra è femmina, perché il rapporto che c'è è di lotta ma complice, è un gioco di ruoli nel quale ognuno ha bisogno dell'altro. Della chitarra devi prenderti cura ma devi anche maltrattarla, nel senso che devi prenderla e farla vibrare, farla sentire viva, scuotendola, per poi accarezzarla.

Qual è il tuo alter ego femminile nella musica?
Bella domanda... P.J. Harvey, penso.

I fan sui social sono impazziti con la storia dell'Eliotropio.
Fa ridere effettivamente la frase di Femmina che dice "l'unico scemo che ha fumato l'eliotropio": in questa canzone, che è una dedica alla mia compagna, racconto del fatto che lei come un fulmine domina l'aria, cioè quando si incazza non c'è via di scampo [ride]. Però poi quando mi bacia fa di me l'unico scemo che ha fumato l'eliotropio, cioè che sta sotto i vapori di questa sua essenza femminile. La storia è quella del mito di Clizia (stesso nome della compagna Clizia Incorvaia, ndr) che era una fanciulla innamorata di Apollo, morta di malincuore per l'amore non corrisposto. La madre di Apollo commossa la trasforma in un eliotropio, cioè in un girasole, per darle la possibilità di guardare sempre il suo amato.

Femmina però è anche dedicata a tua figlia Nina.
Sì, è una canzone scritta in due momenti; ho scoperto di diventare padre di una femmina solo dopo averla iniziata a scrivere. E nella canzone dico che la femmina si fa attendere come una prima donna perché in effetti nascerà d'estate, e l'estate si fa sempre desiderare perché il tempo si dilata quando non hai pazienza... un po' come la nascita di Nina, che arriverà a fine agosto.

Sei già papà di un maschio; come ti vedi nelle vesti di padre di una femmina?
Con un maschio c'è una complicità diversa; gli interessi sono maschili, come tra guerrieri, tra lottatori. L'idea di una femmina invece mi sta già facendo cambiare. Penso che mi rimbambinerò molto; io poi sono di sangue meridionale, quindi caliente, possessivo, territoriale. Cerco sempre di far sì che il mio territorio sia ben protetto.

Sei stato scelto come vocal coach di Amici di Maria De Filippi; com'è fare l'insegnante?
L'esperienza di Amici è stata forte. Ho imparato molte cose; ho imparato tanto da Maria de Filippi, che è una femmina molto intelligente, forte e riflessiva, ha tutto ben chiaro in testa. Essere un professore è stato bello ma è duro renderti conto che hai dei ragazzi davanti con dei sogni. Mi sono rivisto a quell'età, con gli stessi sogni. Però l'esperienza televisiva ti porta a concentrare tutto in cinque mesi e io ho pensato invece alla mia esperienza decennale. Capisci che quelli di loro che riusciranno ad emergere dal programma non è detto che ce la facciano poi dopo a vivere la strada; la strada è lunga e difficile.

Alla loro età quale guida hai avuto nella musica?
Avevo la musica stessa come guida; ci sono state molte persone però che mi hanno dato input incredibili. Da amici ad artisti... Ad esempio ho aperto concerti di Pino Scotto, e lui è un personaggio pazzesco, uno di quelli che nel bene o nel male ti dice quello che pensa. Lavorava in fabbrica e andava comunque a fare i concerti in Germania; mi ha insegnato che quando uno ci crede in una cosa la deve fare. Poi ho conosciuto amici musicisti che mi dicevano che la musica non è il pedalino, l'effetto che usi, ma ti scorre nelle vene e il suono lo dai tu. Un'altra persona mi ha detto che devi conoscere il tuo range vocale andando oltre, sbagliando anche, facendo schifezze all'inizio, per capire quali sono i tuoi limiti. Ho anche fatto il backliner come tecnico con Afterhours, Verdena, Bluvertigo; e lì ho imparato altre cose. Fare il professore mi ha poi riportato indietro tutto questo.