Home LifestyleFUN., l’intervista alla band di WE ARE YOUNG: «Dobbiamo tutto ai fan della prima ora»

FUN., l’intervista alla band di WE ARE YOUNG: «Dobbiamo tutto ai fan della prima ora»

Il successo travolgente di «We Are Young» ha fatto conoscere al mondo la band americana capitanata da Nate Ruess (ex leader dei Format), viso da nerd, voce alla Freddie Mercury e una lunga gavetta alle spalle: «Il mio primo contratto l’ho firmato a 19 anni, ma il successo discografico non arrivava mai» ricorda Nate quando lo incontriamo a Milano...

22 Giugno 2012 | 15:52 di Antonio Mustara

I Fun.

Che «We Are Young» dei fun. (si scrive proprio così, con il punto alla fine) sia una delle canzoni dell’anno non si discute: negli Stati Uniti ha venduto cinque milioni di download, in Italia è stato per settimane il brano internazionale più ascoltato in radio. Un successo travolgente che ha fatto conoscere al mondo la band americana capitanata da Nate Ruess (ex leader dei Format), viso da nerd, voce alla Freddie Mercury e una lunga gavetta alle spalle: «Il mio primo contratto l’ho firmato a 19 anni, ma il successo discografico non arrivava mai» ricorda Nate quando lo incontriamo a Milano.

Ha pensato di mollare?
«No, perché ai concerti dei Format e poi dei Fun. la gente è sempre venuta anche se i nostri dischi non erano in classifica. Mi ero comunque rassegnato all’idea che le nostre canzoni non sarebbero mai arrivate al grande pubblico».

Poi che cosa è successo?
«Ho “corteggiato” su Twitter il produttore Jeff Bhasker. Volevo convincerlo a produrre “Some Nights”, il secondo album dei Fun., per dargli quelle sonorità che avevo amato negli album di Kanye West prodotti da Jeff».

Come l’ha convinto?
«Quando finalmente ha deciso di incontrarmi gli ho cantato a squarciagola il ritornello di “We Are Young”. Lo avevo composto pochi giorni prima. Era la prima volta che lo facevo sentire a qualcuno. A Jeff è piaciuto subito e l’indomani eravamo già in studio a lavorare con lui».

Non temete che il fenomenale successo di «We Are Young» finirà per oscurare le altre canzoni del disco?
«Siamo consapevoli di questa eventualità e sentiamo un po’ di pressione addosso. Del resto, arrivare al primo posto della classifica americana è un’impresa che è riuscita solo ai grandi della musica. Ma sappiamo che nel disco ci sono altri pezzi forti come “Some Nights” e “Stars”, dunque per ora non ci preoccupiamo».

Ascoltando l’album sono evidenti i rimandi a Kanye West, Elton John, Queen. Quali altri artisti hanno influenzato la vostra musica?
«Sicuramente Van Morrison, i Beach Boys, Bruce Springsteen, Xtc, Counting Crows e i Prefab Sprout».

Qual è l’effetto più curioso di tutto questo successo?
«Ci diverte molto riconoscere ai nostri concerti i fan della prima ora, quelli che non ci hanno mai abbandonato e che conoscono tutte le canzoni. Con loro adesso vediamo tante facce nuove. Li riconosciamo subito perché non cantano e sembrano a disagio in mezzo ai vecchi fan».

Si dice che abbiate già in tasca il Grammy…
«In questo momento sarebbe sciocco solo sperarlo, ma sarebbe la realizzazione di un sogno. E ci darebbe la possibilità di continuare a fare quello che amiamo».

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