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Gerardina Trovato: «Ecco perché sono scomparsa»

La cantante racconta a Sorrisi la sua malattia e la sua voglia di tornare in scena

Foto: Gerardina Trovato

25 Febbraio 2016 | 14:02 di Barbara Mosconi

L’ultima apparizione di Gerardina Trovato è stata su Raiuno a settembre 2009, Carlo Conti l’aveva chiamata per cantare «Non è più la mia città» nello show «I migliori anni». Dopo di che di lei si sono pressoché perse le tracce, il volto, le parole. Relegata in un silenzio in parte voluto, ma soprattutto imposto. Ora Gerardina torna a parlare e lo fa con Sorrisi.

Gerardina come sta?
«Malissimo. Ho una nevrosi ossessiva depressiva molto brutta. Mi sto curando, ma è molto lunga, non è una cosa come la febbre».

Cosa sta facendo questo periodo?
«Sto lavorando su una serie di brani».

Non ha perso la voglia di fare musica?
«No, faccio gli esercizi di canto e canto per allenarmi. Non ascolto nulla per via della depressione. E poi la radio non l’ho mai ascoltata. Quando avevo successo sentivo le mie canzoni talmente tanto che mi scocciavo e a volte per dormire mi mettevo i tappi di cera».

Ha composto dei nuovi pezzi?
«Sì, molte canzoni, l’arrangiamento lo sta facendo Frank Nemola, l’arrangiatore di Vasco Rossi, e anche l’arrangiamento rispecchia il periodo che sto passando».

Le piacciono le nuove cose che ha scritto?
«Sì, mi piacciono».

Di cosa parlano?
«Un po’ di tutto, per la prima volta in vita mia ci sono testi che parlano anche d’amore, prima ho fatto sempre canzoni di protesta o su altri temi. Si cambia. Io ora scrivo a mente e prima con la chitarra e il pianoforte».

Il suo ultimo album risale al 2008. E poi cosa è successo?
«Ho scritto tante cose, molte delle quali ritraggono la mia sofferenza, ho scritto tanto, solo che non mi vuole nessuno».

Come mai è scomparsa dalle scene?
«Perché mi hanno fatta fuori. Allora non stavo così male. Mi hanno abbandonata. Io avrò fatto tutti gli errrori di questo mondo, ma li ho pagati. Anche altri artisti non sono stati dei santi, ma i loro manager non li hanno mollati. Io, invece, sono stata abbandonata. Dicevano: “Tanto è brava, ce la fa da sola”. Invece un artista va seguito».

Caterina Caselli si è fatta viva?
«No, nessuno della casa discografica mi ha cercato. Anzi, io sono stata tolta da tutti i negozi di dischi perché mi hanno cancellato dal catalogo della Sugar e questo è come uccidere un artista».

È ancora legata alla Sugar?
«Nello scioglimento del contratto la Sugar si è tenuta le mie edizioni per i prossimi due album, significa che i diritti vanno a loro».

Chi le è stato vicino in questo periodo?
«Alessandro Casadei (suo agente e compagno, ndr) e il professore che mi sta curando».

I colleghi?
«No, non ho mai avuto grandi rapporti con i miei colleghi. Ho solo dei bei ricordi di Laura Pausini, di quando abbiamo gareggiato insieme al Festival di Sanremo. Lei poi mi ha scritto anche una bellissima mail, è una persona dolcissima. Mi piacerebbe scrivere un pezzo per lei».

Andrea Bocelli con cui ha duettato si è fatto mai sentire?
«Bocelli con il carattere che ha non si faceva sentire neanche quando io ero famosa e lui tra le Nuove Proposte».

Ripercorrendo la sua carriera qual è stato il momento più magico?
«Il Festival di Sanremo, tutti e tre i Festival a cui ho partecipato, ma l’ultimo in particolare dove ho cantato “Gechi e vampiri”. Mi piacevo io, mi piaceva molto la canzone».

E il momento più triste?
«Quando mi è venuta questa nevrosi ossessiva depressiva, non ero mai stata così male in vita mia e sì che ne ho passate... Mi sento bloccata in tutto. Prima magari avevo altri problemi, errori ne ho fatti tanti, dovuti al mio carattere».

Hanno detto che lei ha un «brutto carattere». Cosa risponde?
«Che detto così è esagerato. Ne ho combinate, ho sbagliato, ma non ho un brutto carattere. Tutti sbagliano, io forse ho sbagliato un po’ di più, ma le ho strapagate tutte».

Gabriel Garko ha citato «Ma non è più la mia città» tra i pezzi festivalieri da lui più amati.
«L’ho letto e mi ha fatto piacere, mi sono commossa. Garko a Sanremo mi è piaciuto».

Ha visto il Festival di Sanremo?
«Sì, anche se non l’ho seguito tutto. Carlo Conti è un signore, degno erede di Pippo Baudo, mi sono piaciuti gli Stadio e poi la dignità con la quale Laura Valente, la moglie di Mango, ha ricordato il marito, le sue canzoni erano poesie».

A Sanremo è stata tre volte (l’ultima nel 2000). Mai pensato di tornare?
«Abbiamo provato tantissime volte, ma mi hanno sempre scartata, nel periodo in cui c’era Gianmarco Mazzi come direttore artistico, non gli facevo simpatia».

Cosa vorrebbe in futuro?
«Adesso sto male, non posso uscire di casa, ma non mollo. Più in là vorrei fare di nuovo tante cose. Ora vorrei solo che una casa discografica pubblicasse il mio singolo e lo mandasse in radio. Questo vorrei tanto».