Gigi D’Alessio: «Tutto iniziò in un piccolo teatro di Secondigliano»

Il 17 giugno il cantautore celebra i suoi 30 anni di carriera con uno show in diretta da Piazza del Plebiscito a Napoli

13 Giugno 2022 alle 08:34

L'emozione? «Quella ci deve essere sempre, altrimenti vuol dire che c’è un problema. La paura, invece, mai, perché se hai paura non sei sereno, non ti godi nulla, e io voglio proprio godermela questa festa. Deve essere la festa di tutti: la mia, quella della città e pure la festa dei miei colleghi». Per Gigi D’Alessio sono giorni frenetici. Sarà Napoli, la sua città, a ospitare “Gigi uno come te - 30 anni insieme”, l’evento che ripercorrerà la sua carriera attraverso canzoni, aneddoti e ospiti. Il 17 giugno (con replica il 18) Piazza del Plebiscito diventerà un teatro all’aperto per 15 mila persone. E per tutti gli altri fan del cantante ci saranno quattro megaschermi sparsi per la città e la diretta su Rai1.

D’Alessio, se lo ricorda il suo primo concerto?
«Eccome! È stato al teatro “Arcobaleno” di Secondigliano. Era il 1993, avevo fatto solo il primo disco. La più grande emozione è stata quando ho visto i bagarini fuori dal teatro: lì ho capito che qualcosa stava succedendo. Io di concerti ne avevo fatti, ma li avevo vissuti in maniera diversa, da pianista di Mario Merola. Avevo solo otto canzoni, quelle del disco, ma siccome avevo già scritto un sacco di brani per vari cantanti napoletani, feci un medley di quello che avevo composto. Erano tutte hit. Era come se Mogol facesse un concerto con tutte le sue canzoni».

Già dal secondo disco incluse anche dei brani in italiano. Come reagì l’ambiente della musica napoletana?
«Dico la verità, nessuno m’ha detto mai quello che dovevo fare. Ho sempre fatto a modo mio, non ho mai avuto il produttore che mi condizionava. Il vero produttore sono io, poi mi circondo di altri produttori e arrangiatori che traducono le mie idee: Pennino, mio nipote Checco, Max D’Ambra. Ma fondamentalmente le idee, il progetto, tutto quello che c’è da fare lo scelgo io e me ne assumo la responsabilità. Se è una “ciofeca” è colpa mia, se sono medaglie me le appunto sul petto. A me è sempre interessato solo il parere del pubblico».

È vero che i primi dischi se li pubblicava da solo?
«Infatti, l’etichetta G.D.S. ero io. Avevo il marchietto di un topolino perché mi chiamavano proprio così: “Topolino”. Pensavano che sarei rimasto basso: “Pare ’nu topolino, sto ragazzo”, dicevano. Invece ero soltanto piccolo d’età. I dischi non si facevano per vendere, ma per poter cantare ai matrimoni. Tutti quanti li registravamo con i soldi nostri».

Poi, nel 1998, il primo contratto con la Rca (oggi Sony).
«Fu una grande emozione. Prima di allora in Rca c’ero stato solo quando facevo l’arrangiatore per altri artisti. Ero sprovveduto, non sapevo neppure che esistesse la casa discografica che ti produceva il disco, che “cacciava” i soldi. Ho scoperto un mondo: dal disco seguente avevo già creato una mia etichetta (all’interno di Rca, ndr), fatto le mie produzioni e le mie edizioni. Ho imparato molto».

Nel 2000 al Festival di Sanremo ci fu la svolta.
«Il 17 dicembre la Rca mi comunica che avrei partecipato al Festival: “Guarda che devi completare l’album. Tu ce l’hai l’album, vero?”. E io: “E come no!”. Non avevo niente, solo “Non dirgli mai”. Quindi ho dovuto scrivere le canzoni e consegnare un album tra il 17 dicembre e il 31 gennaio. In 40 giorni con in mezzo Natale, Capodanno, le feste e così via, dovevo fare le canzoni e inciderle. Eravamo in quattro produttori: io, Antonio Arnone, Adriano Pennino e Gennaro Cannavacciuolo (scomparso pochi giorni fa, ndr) che curava un pezzo dove duettavo con Peppe Barra e Lina Sastri. Avevo prenotato quattro sale d’incisione e io, col motorino, in una andavo a cantare, in una suonavo il pianoforte, in un’altra dirigevo gli archi e via così. Quell’album è stato un anno e mezzo in classifica e ha venduto due milioni e mezzo di copie. Non come oggi, che si fanno due milioni di streaming: c’è una bella differenza. Poi è venuto tutto il resto: il concerto al Radio Music Hall di New York, Raiuno con “Gigi, questo sono io”, gli altri show in tv... ma per me ogni cosa ha il suo merito, dalla prima festa di piazza è sempre stato un momento clou da cui ripartire per raggiungere un nuovo obiettivo».

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