I Ricchi e Poveri: «Accompagnateci in tour: potreste vederci litigare!»

Sono in partenza per una lunga estate di concerti e raccontano a Sorrisi una vita di grandi successi sul palco (ma non solo)

Ricchi e Poveri  Credit: © Andrea Ariano
28 Giugno 2024 alle 11:02

Non è scientifico, però funziona. Basta sentire cantare i Ricchi e Poveri e ti spunta il sorriso. Quando poi Angela e Angelo decidono di raccontarsi, come fanno con Sorrisi per presentare il tour estivo, trainato dal nuovo singolo “Aria” e da “Ma non tutta la vita”, successo sanremese ancora caldissimo, allora non si può che ridere con loro, visto che non fanno altro che scambiarsi battute e punzecchiature. «Perché siamo la nuova versione di Raimondo Vianello e Sandra Mondaini!» dice Angelo Sotgiu. «E siamo così da sempre! Se una telecamera ci seguisse tutti i giorni, sai che film verrebbe fuori?» continua Angela Brambati. «Io la prendo sempre in giro e lei si ribella» ammette lui «ma bisognerebbe inchiodarle i piedi per farla stare un po’ ferma!». Chiude lei: «Si spaventa quando esagero un po’! E che ci posso fare? Sono nata così».

A luglio tornate a fare concerti. Si parte il 3 luglio da Mirano (VE); le altre date sono sul sito ricchiepoveri.com. Avete mai contato i vostri tour?
Angelo: «Beh, siamo insieme da 57 anni e ogni anno abbiamo fatto un tour. Se calcolate che ognuno dura circa un anno…».

Tra voi, però, ci sarà uno più viaggiatore e uno più pantofolaio.
Angela: «Siamo tutti e due viaggiatori e pantofolai. Però, quando io sono a casa, non mi muovo proprio: me ne sto in bigodini e ciabatte. Giro solo dalla cucina alla sala, dalla camera all’orto, dove mi svago controllando la crescita dei pomodori».
Angelo: «Io invece sono un po’ più viaggiatore: mi piace andare in Sardegna e magari anche fare qualche giro con gli amici».

Prima del concerto avete qualche rito?
Angelo: «Un rito vero e proprio, no».
Angela: «Siamo solo nervosissimi e infatti non ci parliamo per non litigare. La verità è che non fai mai l’abitudine al palcoscenico: io ogni volta ho le mani ghiacciate… A te invece che cosa si ghiaccia?».
Angelo: «Se vuoi saperlo, il naso e le orecchie!».

Raccontateci il vostro concerto più strano.
Angela: «Una ventina d’anni fa, al Palazzo del Ghiaccio di Milano. Abbiamo fatto tre o quattro pezzi per due fidanzati che dovevano sposarsi. Erano arrivati dal Kazakistan e, circondati da una ventina di bodyguard, hanno iniziato a pattinare…».
Angelo: «Poi siamo arrivati noi, a sorpresa! Si erano innamorati con una nostra canzone, “Cosa sei”, e gliel’abbiamo cantata. Abbiamo fatto delle foto insieme e poi sono spariti. Insomma, c’è chi fa concerti per due milioni di persone; noi ne abbiamo fatto uno per due».

A Sanremo nel 2020 vi siete riuniti tutti e quattro: voi, Marina Occhiena e Franco Gatti, ed è stato un trionfo. Al Festival di quest’anno avete cantato “Ma non tutta la vita” ed è stato un boom su tutte le piattaforme. Come fate a unire i “nostalgici” e i giovanissimi?
Angelo: «Beh, c’è un pubblico che ci segue da sempre…».
Angela: «E poi ci sono i giovani che, secondo me, hanno scoperto in noi una cosa: che bisogna essere alla mano, solari, positivi, giocosi… Certe volte facciamo dei TikTok in cui siamo spettinati, struccati, brutti. Però riusciamo a essere comunque divertenti. La realtà è che noi “dobbiamo” essere sempre noi stessi».

“Aria” sta già andando molto bene. Visto che è l’ennesima hit, qual è l’ingrediente vincente di una “canzone da Ricchi e Poveri”? Le voci? La musica? L’energia?
Angelo: «È un mix di tutto questo: un brano deve avere personalità, ci dobbiamo credere, bisogna lavorare con la squadra giusta, e poi contano il testo e la melodia. Certe volte senti canzoni con testi bellissimi che musicalmente non valgono un granché e quindi non possono aver successo».

Uno dei primi a credere in voi fu Fabrizio De André. Dopo un provino andato male, vi disse: “Questi non capiscono nulla. Andate avanti, perché avrete successo ugualmente”. Non aveva pregiudizi su generi musicali anche molto lontani dal suo mondo.
Angelo: «È la grandezza di Fabrizio. Per lui non c’erano “musichetta” e “musica importante”: capiva chi avrebbe potuto aver successo facendo qualcosa di diverso da lui. Ci invitò a casa e per un pomeriggio cantammo per lui: De André era già De André, eppure volle ascoltare noi, degli emeriti sconosciuti».

Che cosa si è portata via la morte di Franco Gatti?
Angela: «Un amico e una parte di noi».

Angela, il mitico dualismo tra lei, la brunetta, e Marina, la bionda…
Angela: «Non c’è mai stato: eravamo così diverse! Per dire, lei si vestiva in modo molto particolare e io arrivavo con queste maniche a palloncino che mi facevano sembrare Heidi».

Credo che in Italia (e in tanti altri Paesi) vi conoscano proprio tutti. Ma se magari incontrate uno che non sa chi siete, come vi presentate?
Angela: «Io gli racconto la storia dall’inizio».
Angelo: «Magari non ha 50 anni da dedicarti (ride)».
Angela: «Va bene! Allora chiedo se è mai stato a una partita: “Ha sentito i tifosi cantare ‘Sarà perché ti amo’? Quelli siamo noi”».
Angelo: «Io direi che i Ricchi e Poveri sono un gruppo che amo molto. Mi basta così».

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