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Il senso vero della vita secondo Orietta Berti

La veterana tra i Big in gara a Sanremo 2021 ci spiega lo spirito con cui affronta il Festival (e tutto il resto): «Io guardo sempre avanti!»

Foto: Orietta Berti

14 Gennaio 2021 | 8:28 di Giusy Cascio

Alle quattro del pomeriggio chiamiamo Orietta Berti a casa, ma il telefono squilla a vuoto. E Otis, secondo figlio della cantante, sempre gentile con i giornalisti, spiega su WhatsApp: «C’è un problema con la linea, ma ora risolviamo». Detto, fatto: all’altro capo del filo c’è “l’Orietta”, con la sua voce squillante: «Eccomi!».

Orietta, ci ha fatto preoccupare. La sera in cui Amadeus ha annunciato i 26 Big di Sanremo su Raiuno, lei si è collegata da casa, perché positiva al Covid. Ora come va? E come sta suo marito Osvaldo?
«Io mi sto riprendendo, il tampone è negativo. Anche Osvaldo non è più in quarantena, ma gli hanno consigliato di aspettare a fare il tampone. Lui ha altri problemi: ha fatto nove operazioni agli occhi, non sente da un orecchio. Bisogna avere pazienza, la malattia è lunga. Io ho preso il virus a novembre e ho ancora la tosse e tanta stanchezza. Sa, con una casa di due piani, nove gatti e due grossi cani da accudire...».

Manca poco al Festival, è pronta?
«Per forza! Ho preparato un cofanetto per quelli che considero i miei 55 anni di carriera e vorrei farlo conoscere al pubblico, dopo mesi senza concerti. Fabio, quando ha saputo la notizia, mi ha telefonato per prendermi in giro: “Orietta, non dirò più che hai fatto 11 Sanremo senza vincere mai. Da ora in poi dirò 12”».

Con “Fabio” intende Fazio?
«Sì, era con Marzullo e Frassica a “Che tempo che fa” e facevano finta di sapere già la canzone, cantavano parole a caso. “Orietta, sei squalificata”, scherzavano. “Devi tornare da noi”».

Dopo 55 anni di carriera, sarebbe potuta andare a Sanremo come ospite, non crede?
«Ma a Sanremo è bella la gara. Cosa fai lì da ospite? Canti una canzone vecchia, che hai cantato e stracantato? No, ti butti nella mischia. Spero solo che non ci mettano tutti su una nave».

Ma come?! Lo dice proprio lei che con “Fin che la barca va (il grillo e la formica)” ha venduto oltre nove milioni di dischi?
«Se è per quello ho pure fatto tante crociere di beneficenza. Ma adesso l’idea della nave non mi va tanto».

In gara tra emiliani e romagnoli siete in cinque: Gaia, Lo Stato Sociale, Extraliscio e Random, nato in Campania ma riccionese d’adozione. Farete comunella?
«Chissà se si potrà fare, con tutte le restrizioni. Ma è bello stare tra amici: con Lodo Guenzi e gli Extraliscio ho duettato in “Merendine blu”, poi c’è anche Arisa a cui voglio bene».

Il rapper Willie Peyote ha detto che il suo sogno è bere un bicchiere di vino con lei.
«Allora gli porterò il Lambrusco, che è leggero come l’aranciata».

La sua canzone si intitola “Quando ti sei innamorato”. Di che cosa parla?
«Di un incontro che diventa passione. Non è capitato solo a me di amare un solo uomo per tutta la vita».

Si ricorda la sua prima cotta?
«Paul Newman, l’ho scritto nella mia biografia. Noi ragazzine ci innamoravamo degli attori: Charlton Heston, Marlon Brando… Io preferivo Newman perché era una canaglia».

La sua autobiografia “Tra bandiere rosse e acquasantiere” (Rizzoli, 18 euro) sembra un libro di Guareschi: sua mamma Olga, comunista, la portava in piazza; suo padre Mafaldo, religioso, la portava a messa…
«Era proprio così a Cavriago (RE), il mio paese, tutto chiesa e casa del popolo, dove io andavo perché c’erano la biblioteca e la maestra di danza che ti insegnava il tango».

Da piccola però lei non voleva cantare.
«Già, volevo fare la maestra d’asilo, anche se all’asilo ci sono andata poco perché suor Vincenza mi costringeva a mangiare il baccalà che faceva una puzza terribile e quindi mio padre mi ritirò».

Le acquasantiere del titolo continua a collezionarle?
«Ho smesso di appenderle alla parete perché sono molto pesanti e ho paura che, se viene il terremoto, vengano giù tutte. Comunque quando arrivo a 90 pezzi di una collezione, poi mi stufo».

Su Instagram ha mostrato anche la sua collezione di lingerie e i fan sono impazziti. Dove ha comprato quelle meraviglie?
«A Los Angeles con Ezio e Sergio, una coppia di carissimi amici, che ogni anno mi portavano in giro per ristoranti e boutique frequentati da vip. Una volta ho visto DiCaprio a colazione al Four Seasons. Un’altra, Madonna in un supermercato. Mi sono caduti i mandarini e lei me li ha raccolti, ma non l’ho riconosciuta senza trucco. Ora è un po’ che non vado a trovarli in America, ma Ezio di recente mi ha spedito una guêpière».

Lei mette le guêpière?
«No, perché sono scomode! Meglio i pigiami. Io la notte carico la lavatrice».

Pensa anche a che cosa cucinare il giorno dopo?
«No, nonostante abbia partecipato a “Celebrity MasterChef”, io senza ricettario non so cucinare. Gliel’ho detto pure alla Vanoni, una volta a “Ora o mai più”, quando mi chiese la ricetta delle lasagne. Con Ornella ci sentiamo spesso al telefono. E pure con Iva Zanicchi, che devo ringraziare perché mi ha dato l’idea del libro: “Orietta, chiama la casa editrice, vogliono che faccia anche tu un libro come il mio”».

Fra tanti programmi da ospite, coach e concorrente, quando si è divertita di più?
«A “Il cantante mascherato”, travestita da unicorno, è stato divertentissimo. Peccato che mi hanno beccata subito».

Chissà quanto si diverte con lei la sua nipotina Olivia.
«La bambina, figlia di Otis e di mia nuora Lia, è un amore. A marzo compie 2 anni e parla una lingua tutta sua. È mangiona, va matta per “apizza”, come dice lei. Quando viene a casa mia, non vorrebbe andarsene più: disegna, dà la pappa ai gatti, giochiamo con i suoi pupazzi e le sue costruzioni».

Vorrebbe per lei un futuro da artista o piuttosto da scienziata?
«Sceglierà lei. Magari farà l’imitatrice, dato che le vengono bene le vocine. O l’infermiera e il medico, anche se è una vita di sacrificio. Sarà libera di decidere, questa è la mia filosofia».

È “La vita secondo Orietta”, come il titolo di un famoso libro di Tommaso Labranca.
«Tommaso, caro ragazzo, è mancato troppo presto. C’è una canzone, nel mio cofanetto, fatta con i titoli dei capitoli di quel libro. Lui aveva capito qual è il senso della vita per me».

Qual è?
«Accontentarsi di ciò che si ha per essere felici. E non voltarsi mai indietro: il passato va ricordato, certo, ma bisogna sempre guardare al futuro, perché la speranza è nell’oggi e nel domani».