Home MusicaJ-Ax: «Faccio rap anche per i settantenni»

J-Ax: «Faccio rap anche per i settantenni»

Torna con Michelle Hunziker in tv e si racconta a Sorrisi: «So che il mio pezzo estivo piace pure ai fan meno giovani: ne sono orgoglioso!»

Foto: J-Ax (vero nome Alessandro Aleotti) è sposato con l’ex modella statunitense Elaina Coker. Hanno un figlio di tre anni, Nicolas, a cui ha dedicato la canzone “Tutto tua madre“  - Credit: © Pigi Cipelli

09 Luglio 2020 | 8:00 di Alessandro Alicandri

Cosa si nasconde dietro una canzone dell’estate? Di solito, il desiderio di far divertire la gente. Dietro “Una voglia assurda”, il nuovo singolo di J-Ax, c’è invece un mondo. Nella nostra chiacchierata abbiamo parlato quasi solo del brano: vi sorprenderà quante cose si possono nascondere tra le pieghe di una canzone.

J-Ax, l’ho vista tempo fa sui social con una barba lunghissima, un po’ come Tom Hanks naufrago sull’isola di “Cast Away”. Cos’è successo?
«Dall’inizio della quarantena ho deciso di smettere di essere J-Ax. Il mio pizzetto, che ne è un po’ il simbolo, è sparito con la barba che cresceva. Non mi ricordo quando è stata l’ultima volta che mi sono trascurato così tanto. Lo scoraggiamento ha preso il sopravvento, non sono stato bene».

Il motivo?
«Ero pieno di paure per questa epidemia. Quando smetti di essere ciò che sei sempre stato, per il pubblico e per te stesso, cosa rimane? Ecco, ho fatto un po’ i conti con Alessandro, quello di oggi e del mio passato».

Che cosa ha capito?
«Che sono cambiato così tanto e così in fretta da sentirmi in qualche modo “slegato” dai brani realizzati per il mio ultimo album “ReAle”. Avrei potuto lanciare un nuovo singolo preso da lì, ma avevo bisogno di tracciare una riga e ricominciare da capo».

Che cosa le ha fatto abbandonare la stasi in cui si trovava?
«L’insistenza dei fan che mi hanno visto sparire dai social e hanno capito come stavo anche se non l’ho detto ad alta voce. Poi, una base musicale che mi è arrivata da Takagi & Ketra».

Il brano comincia con una frase provocatoria: «L’industria della musica è fallita».
«Dopo tutto quello che è successo nel mondo della musica e dei concerti ho mostrato quello che gli inglesi chiamano “l’elefante nella stanza”: un problema che tutti vedono, ma di cui nessuno vuole parlare».

Lei non ha mai nascosto i momenti “no” della sua carriera.
«Preferisco stare al numero dieci delle classifiche per 25 anni che al numero uno per sei mesi. Le classifiche interessano gli addetti ai lavori e chi sta su Twitter. Alle persone interessa la musica e a me interessa un successo che cresce come una volta, attraverso il passaparola. Le mie canzoni sono spesso partite bene ma non benissimo. Però dopo decenni le ricordano tutti».

Come “Tranqi funky”, che viene citata in “Una voglia assurda”.
«Sì, un brano estivo del 1996 che è decollato solo dopo mesi, addirittura a settembre».

Perché lo cita?
«È una canzone che mi ha cambiato la vita. Ricordo ancora quell’anno: ero a Napoli in Piazza del Plebiscito per il “Festivalbar”, il furgone in cui stavo passò in mezzo alla folla e c’era così tanta gente accalcata attorno che a un certo punto si è ribaltato».

Le piace ricordare il passato?
«Nel nuovo singolo dico: “Al futuro penso poco, perché mi manca il presente e il passato vorrei fosse remoto”. Onestamente, non sono uno che si guarda molto indietro. Il passato è importante solo se nel presente non vieni dimenticato».

A proposito di passato, è dal 2015 che ogni estate ci fa compagnia con una canzone. È solo un piacere o è anche un dovere?
«Dopo “Maria Salvador” sono arrivate “Vorrei ma non posto”, “Senza pagare” e “Italiana” con Fedez... poi “Ostia Lido”. Ormai per me è un rito. In più quest’anno è stato il mio modo per tornare in qualche modo alla normalità».

Nel testo cita il programma “Non è la d’Urso”. Barbara le ha scritto?
«Finora no! Non volevo essere polemico in realtà, io non guardo mai la televisione ma il video dell’inseguimento aereo visto a “Pomeriggio Cinque” mi ha fatto pensare a come avrei reagito io se fossi stato inseguito dalle telecamere per aver violato la quarantena. La cito per ridere».

In “Una voglia assurda” nomina anche il cantautore Brunori Sas, e nel brano realizzato con Alberto Urso, una versione moderna di “Quando quando quando”, si citano Roberto Benigni e Sophia Loren. Se sono amici o colleghi, li avvisa?
«Mai fatto. Devo dire che in tutti questi anni nessuno si è offeso. Al massimo mi fanno una battuta quando mi incontrano. La verità è che spesso sono felici di essere nominati. E poi il motivo per cui scelgo certi nomi e non altri è solo uno».

Quale?
«Suonano bene nel discorso e fanno rima con parole comuni. Questa è la grammatica del rap».

A fine marzo un’indagine pubblicata da “Il Sole 24 Ore” ha definito quali sarebbero stati i desideri, anzi, “le voglie assurde” degli italiani non appena finita la quarantena. Tra i desideri più citati c’era la voglia di fare festa.
«Una cosa che ancora non si può fare. O almeno, non come dico io».

L’impossibilità di fare concerti per lei è frustrante?
«Ho visto che tanti si sono arrabbiati perché i concerti con alta affluenza sono impossibili o quasi, ma le manifestazioni dove sembra tutto fuori controllo sì. La mia opinione è che io non posso divertirmi se so che chiamando a raccolta i miei fan magari li metto in pericolo».

Nel periodo di lockdown la tv è stata un aiuto per molti. In una recente intervista a Sorrisi, Michelle Hunziker ha detto che “All together now” tornerà forse il prossimo anno. Nell’attesa vedremo una puntata inedita registrata prima dell’emergenza sanitaria, in onda il 14 luglio su Canale 5. In futuro le piacerebbe rifarlo?
«Non ci devo nemmeno pensare: sì. Lo rifarei subito perché non c’è l’elemento del “dramma umano”. È raro vedere programmi così oggi... “All together now” sembra un talent, ma è a tutti gli effetti un varietà. Mi colpisce in particolar modo il fatto che i concorrenti, anche se vogliono vincere, non hanno alcuna angoscia addosso. Non è in gioco la loro carriera, c’è solo la voglia di divertire e di farlo ad alto livello. Per questo motivo, mi diverto anche io».

Di tv ne ha fatta in modo sempre misurato, diviso tra grandi format internazionali e sperimentazioni assolute. C’è qualcosa che le piacerebbe fare (o rifare) in tv?
«C’è uno sfizio che mi vorrei togliere ed è quello di presentare un quiz o un “game show”. Non scherzo: mi divertirei troppo nel riportare in onda uno di quei format storici come “La ruota della fortuna” o “Il pranzo è servito”».

Ora andrà in vacanza?
«Quando la situazione sarà più tranquilla, magari in agosto, mi sposterò con la famiglia su qualche bel lago della Lombardia o del Piemonte, ma niente di più. Come sostenevo l’anno scorso in “Ostia Lido”, qui in Italia non ci manca proprio nulla».

Parlando di “Ostia Lido” mi ha fatto venire in mente che in tantissime occasioni, e anche nel videoclip di “Una voglia assurda”, ci sono sempre persone anziane. È una sua costante, non può essere un caso.
«Da quando sono ragazzino non sopporto tutto ciò che è “alla moda” e sto dalla parte di chi è messo in disparte. A volte ricevo delle lettere di miei fan che hanno più di 70 anni e mi riempiono di gioia: sono la dimostrazione che si può essere moderni e vitali quando è la testa a comandare e non l’età scritta sulla carta d’identità. In un mio libro su di loro ho scritto che “la loro forza, resilienza, gentilezza e eleganza ci guidano sempre. Anche quando non ci sono più”. C’è un brano del 2002, “Gente che spera”, dove parlo del legame indissolubile con i miei nonni. Le cose importanti non cambiano mai».