“La voce del padrone” di Franco Battiato non smette di parlarci

Con questo album nel 1981 cambiò la storia della nostra musica pop. Lo riascoltiamo e sembra fresco di stampa!

Franco Battiato
8 Ottobre 2021 alle 07:59

Ai primi d’agosto del 1981 Franco Battiato fa un concerto al campo sportivo di Moncalieri (TO). Ci sono 2.500 spettatori, è un successo. La musica che suona e la sobrietà della serata, però, dividono il pubblico. Secondo un anonimo cronista del quotidiano “La Stampa” ci sono tanti «esperti paganti» entusiasti e alcuni «profani» perplessi; a nome di questi ultimi, il giornalista pone una domanda: «Perché Battiato non inventa qualcosa di un
tantino più orecchiabile?». Due mesi dopo, il 21 settembre 1981, esce il nuovo disco di Battiato: “La voce del padrone”. È il disco del centro di gravità, della bandiera bianca, del cuccurucucù… È il primo album italiano a vendere un milione di copie.

“La voce del padrone”, dunque, ha 40 anni, e Sorrisi non può che cominciare da qui per portare in edicola tutta la musica di Franco Battiato. A chi già seguiva il maestro siciliano nell’81 e a chi lo scopre ora, proponiamo cinque cose che probabilmente non sapevate su quel capolavoro.

Di chi è questa “Voce”

Due sono i riferimenti principali. Il primo è un omaggio al nome italiano della storica etichetta discografica “His Master’s Voice”, il cui simbolo è un dipinto di Francis Barraud che ritrae il cane Nipper intento ad ascoltare un grammofono; il secondo ricorda un’immagine di Georges Gurdjieff, filosofo caro a Battiato: l’uomo può essere immaginato come un padrone (la coscienza, la volontà) che viaggia su una carrozza (il corpo) tirata da un cavallo (le emozioni) e guidata da un cocchiere (il pensiero).

Che cosa ne pensava lui

Del disco Battiato ha detto: «Non avevo idea di cosa fosse la fama. L’ho capito, con gli interessi, dopo il successo inaudito di “La voce del padrone”». Quali “interessi”? «Una scena come quella capitata in un locale emiliano, dove mi hanno letteralmente spogliato, mi ha scioccato al punto che non volevo più suonare» disse Battiato.

Il successo infinito

“La voce del padrone” sfondò il tetto del milione di copie vendute e fu uno choc. Oggi, in epoca di streaming e novità costanti, c’è qualcosa che può ancora stupirci: la “durata” di quel successo. Nel gennaio del 1982 l’album superò le 100 mila copie necessarie all’epoca per avere il Disco d’oro, ma la sua scalata era appena iniziata: occupò il primo posto della Superclassifica di Sorrisi per 18 settimane: 13 consecutive dal 13 maggio al primo agosto 1982, e altre cinque consecutive dal 19 settembre al 17 ottobre 1982, quindi un anno dopo l’uscita!

Citazioni perdute

Tutti ricordano le canzoni di “La voce del padrone” anche come collage di citazioni, sia dotte sia tratte dal mondo della canzonetta. È un’evoluzione del collage sonoro («È un altro tipo di composizione» spiegò Battiato) di “Ethika fon ethica”, ultimo brano dell’album “Clic” (1974): Battiato non assembla più “suoni” realizzati da altri, ma fa sue parole e suggestioni, e le reinterpreta. Ascoltando “Bandiera bianca” è facile collegare il “mister tamburino” a Bob Dylan e si sa perfino che i “minima immoralia” richiamano “Minima moralia”, testo fondamentale del filosofo Theodor Adorno… Meno agevole è ricordare che “Sul ponte sventola bandiera bianca” richiama “L’ultima ora di Venezia” (1849), ode risorgimentale di Arnaldo Fusinato sulla caduta di Venezia assediata dagli austriaci nel 1848. Il “minatore bruno” di “Summer on a solitary beach”, poi, è il lavoratore che muore nella canzone “Miniera” (1927)… Del “uacciu uari” di “Centro di gravità permanente”, invece, si può parlare per ore: è un riff vocale di origine ancora oscura, forse usato per la prima volta in “Little Darlin’”, una canzone in stile doo-wop del 1957.

E quei famosi cori…

“La voce del padrone” è uno dei progetti nati dalla lunga collaborazione di Battiato con Giusto Pio, violinista che suonò “tutto”, dalle canzonette alla musica classica e contemporanea. Altrettanta duttilità, però, va riconosciuta ai Madrigalisti di Milano, coro attivo tra il 1972 e l’83, specializzato in repertori italiani, inglesi e francesi del XVI e XVII secolo e guidato da Susan Lovegrove Graziano: ricordate i cori con i “vocioni” di “Bandiera bianca” o “Centro di gravità permanente”, quelli che tutti abbiamo imitato? Ecco, le voci erano loro.

Tutti i dischi del Maestro in edicola con Sorrisi

Appuntamento in edicola da venerdì 8 ottobre, e poi avanti per altre 35 settimane, con un’eccezionale iniziativa di Sorrisi: la discografia completa di Franco Battiato in cd, arricchita da tre dvd e un cd+dvd per rivedere l’artista siciliano in alcuni storici concerti. Ogni titolo (in formato maxidigipack, cioè 15 centimetri per 15) è arricchito da un libretto ricchissimo di informazioni e fotografie, per “entrare” nel backstage degli album e degli spettacoli.

Primo album ad arrivare in edicola è naturalmente “La voce del padrone” (con in regalo il cofanetto per conservare la raccolta); seguiranno “Fleurs” (15 ottobre), “Patriots” (22 ottobre), “L’era del cinghiale bianco” (29 ottobre) e poi tutti gli altri dischi che hanno dipinto l’incredibile affresco musicale di Battiato, tra avanguardia elettronica, canzone d’autore e rock. I cd singoli saranno in edicola al prezzo di € 9,99 (più il prezzo della rivista); i dvd, i cd doppi e il cd+dvd usciranno invece a € 12,99 (più il prezzo della rivista).

Susan e i Madrigalisti

Susan Lovegrove Graziano

«Ricordo che abbiamo registrato i cori in una mattina, poi sono rimasta solo io per fare la parte solista di “Cuccurucucù”. Quando ci siamo salutati, ho detto a Franco: “Sono convinta che avrai un grande successo con questo disco”. Lui mi ha guardata e ha detto “Speriamo…”».

Susan Lovegrove Graziano, americana del Connecticut, in Italia dal 1966, da anni è una figura di riferimento della musica vocale a Milano, come insegnante e come anima e guida di cori: ieri erano i Madrigalisti, appunto, oggi è il Laboratorio Corale di Milano. Ricorda il suo “lavoro” per “La voce del padrone” con divertimento e soddisfazione.

Signora Susan, come ha conosciuto Franco Battiato?
«Sarà stata la primavera del 1980. Una mia studentessa al Centro Educazione Musicale di Base lo conosceva e gli parlò del fatto che io insegnavo il “Do mobile”…».

Cos'è il “Do mobile”?
«È il cosiddetto solfeggio relativo, una tecnica di lettura della musica diversa da quella che si usa solitamente in Italia, cioè il solfeggio assoluto col “Do fisso”. È un metodo molto antico, risale a Guido d'Arezzo (il monaco che all'inizio dell'XI secolo “inventò” le sette note, ndr), ed è usato in Germania, Inghilterra e Stati Uniti, ma da secoli non più in Italia o in Francia, per esempio. È una tecnica che semplifica molto le cose».

Lasciamo ai lettori l'approfondimento di questo metodo e torniamo all'incontro…
«Mi telefona questo tale Franco e mi chiede se lui e il suo amico Giorgio possono studiare con me il “Do mobile”. Io non sapevo chi fossero, finché non sono entrati in casa: erano Franco Battiato e Giorgio Gaber. Abbiamo studiato insieme una volta alla settimana per un paio di mesi, poi in autunno Franco mi disse che purtroppo non potevano riprendere perché avevano molti impegni».

Battiato la richiamò, però, perché stava cercando le voci giuste per i cori di un nuovo disco, “La voce del padrone”…
«Durante le lezioni avevo sicuramente accennato ai Madrigalisti, ma lui non ci aveva mai sentiti. Aveva sentito la mia voce, però, perché cantavo con lui e Gaber, e avrà sperato che il gruppo fosse bravo, e così…».

Come fu organizzata la registrazione?
«Non ricordo che ci fosse musica scritta. Secondo me, Franco cantò per farci capire quel che voleva da noi, e noi abbiamo eseguito. Con lui avremmo poi registrato anche “L'arca di Noè” e “Milva e dintorni”, e ci fece molto piacere, perché altrimenti avremmo cantato solo e sempre musica rinascimentale. Facemmo anche diversi concerti con Franco».

Vi siete più risentiti?
«Dopo i concerti del 1983 lui andò in Sicilia e da allora non abbiamo più avuto contatti».
Forse la farò arrabbiare, ma come reagisce quando sente che la gente imita i vostri “vocioni” in canzoni come

“Bandiera bianca”?
«Di quelle esecuzioni ho discusso con tante persone, ma onestamente nessuno me le ha mai “ricantate”. In “Bandiera bianca”, comunque, Franco voleva valorizzare il suono dei bassi e dei baritoni, e così anche noi donne cantammo un'ottava “sotto”: il risultato è quell'atmosfera un pochettino più marziale».

Chi erano gli altri quattro Madrigalisti?
«Carole Manzoni, Marilyn Turner, Patrick Costeloe e Orazio Mori».

Avete qualche fotografia di voi in studio con Battiato?
«No, non ne facemmo: eravamo lì concentrati proprio sulla musica».

Seguici