L’anima e il mondo di Dolcenera

Un singolo e un disco per i 20 anni di carriera

15 Dicembre 2022 alle 07:55

La cantautrice Dolcenera festeggerà vent'anni di musica fra pochi mesi. Quando nel 2003 vinse la categoria “Giovani” del Festival di Sanremo (con il pezzo “Siamo tutti là fuori”) Emanuela Trane, in arte Dolcenera, divenne una delle promesse della musica italiana. Sull'onda delle note è rimasta per due decenni e ora è appena uscito l'album “Anima Mundi” che contiene sette pezzi già nel suo repertorio e sei nuove tracce, tra le quali il singolo “Lo-Fi”.

Dolcenera sono cominciati i festeggiamenti per l'anniversario?
«Sì, perché no?».

Vent'anni sono tanti?
«In realtà i festeggiamenti sono iniziati con l'uscita a settembre del vinile del mio primo album, “Sorriso nucleare”. Proprio a settembre di vent'anni fa vinsi “Destinazione Sanremo” con Pippo Baudo e Claudio Cecchetto e da lì guadagnai la prima partecipazione al Festival. Ci sono andata altre quattro volte. Tante o poche? Non saprei dire».

Il singolo del momento è “Lo-Fi”.
«È un pezzo che rappresenta la mia voglia di esplorare il mondo dei suoni, c'è una grande
ricerca di unisono tra synth, voci e fiati, e il testo riesce a rappresentare gran parte della mia visione del mondo che a volte ti sembra in bassa feeltà (appunto “low fi”) mentre altre volte per salvare la propria anima tutto dipende da come “lo fai”».

Questo mondo le piace?
«C'è un abuso di spettacolarizzazione e di estremismo, qualsiasi cosa sembra dettata dalla nuova realtà tecnologica e digitale, che porta all'emulazione, se una cosa funziona si tende a emularla. Anche nella musica può capitare di seguire delle mode dove tanti si copiano. Bisogna filtrare, avere la capacità di essere sinceri».

Perché il titolo “Anima mundi”?
«Nei miei dischi hanno trovato ospitalità il Brasile, l'Africa, i suoni del mondo, nel momento in cui mi approccio alla composizione delle canzoni cerco di esprimere dei concetti che raccontino la mia visione del mondo, che non è solo mia, ma di tutte le anime collegate alla grande anima della madre Terra e questi collegamenti non possono che essere armonici perché tutto funzioni. C'è una grande voglia di comunanza e condivisione».

I suoi brani sono stati utilizzati anche da Amnesty e Greenpeace, parlano di ambiente, pace, integrazione, libertà, tutti temi importanti.
«È un album pieno di vita, ma anche pieno delle contraddizioni del sociale, è l'album più sociale e politico di tutti quelli che ho fatto. “Calliope”, ad esempio, è un pezzo che inneggia alla pace, “Mediterraneo” parla dell'integrazione, “Un altro giorno sulla terra” è stato girato in Brasile e mostra le differenze sociali».

Musica impegnata?
«Per me la musica deve provare a dare una visione generale, universale e sognante della vita. Nel particolare ci siamo immersi tutti i giorni. Io vorrei alzare la testa dalle problematiche quotidiane e comporre degli “inni” della situazione attuale».

Nel pezzo “Piena di vita” ha inserito la voce di Gabriella Ferri.
«Ho sempre amato il suo modo di raccontare la vita come fosse un'allegoria teatrale e nel momento in cui stavo scrivendo questo pezzo a un certo punto mi sono venute in mente le parole della sua canzone, è un inno alla vita, che lei amava pur nella malinconia del clown, ho chiesto a suo figlio di poter usare la sua voce e me l'ha concesso».

Oltre all'album c'è pure un podcast che porta la tua firma.
«Si chiama “Una canzone, una storia - Psicografia di un’artista femminile”. Voglio raccontare le storie di 10 grandi artiste femminili che hanno cambiato la musica, prendo una canzone e la guardo dal punto di vista psicologico, filosofico, dello spirito guida, della vocazione. La racconto da tutti i punti di vista. Per ora ho fatto due puntate, una è dedicata a “Feeling good” di Nina Simone (che ho pure tradotto e cantato nella sigla della serie tv “Lea”) e un'altra a “Over the Rainbow” di Julie Garland».

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