Home MusicaLaura Pausini: l’intervista (completa) per Sorrisi

Laura Pausini: l’intervista (completa) per Sorrisi

Finalmente on line la versione integrale della nostra chiacchierata con SuperLaura

12 Giugno 2015 | 15:00 di Alessandro Alicandri

Laura è a Madrid, nel suo camerino in una pausa delle prove. Sta per registrare le ultime puntate della versione spagnola di «The Voice». «Abbiamo cominciato le “blind audition” nei primi mesi dell’anno e adesso siamo nella fase dei “live”. Manca poco alla finale» racconta.

Con tutti gli impegni che ha in questo periodo e per i prossimi mesi abbiamo ipotizzato di proporre alla Marvel un film con la Pausini protagonista. Qualcosa tipo «SuperLaura». In caso, ci approva l’idea?
«Ma certo! Già mi vedo con una tutina rosa (ride)».

Tre talent show all’estero, l’annuncio di un album, un tour negli stadi nel 2016. Ci faccia capire, qual è il suo superpotere?
«Mia figlia. Lei mi dà il doppio dell’energia che ho sempre avuto. È lei che mi ha spronato a viaggiare così tanto. Se stiamo più di una settimana in un posto inizia a scalpitare. Vuole sempre ripartire».

È una grande fortuna, visto il suo lavoro.
«Sì, davvero. Sono al punto che Paola vuole farsi raccontare solo favole in cui i protagonisti sono in aereo o sul treno per raggiungere i nonni. Sono le sue preferite prima di dormire».

Porta sempre Paola con sé?
«Sempre. Il primo viaggio l’ha fatto per un concerto di beneficenza a Londra nel 2013, pochi mesi dopo la sua nascita. Non ci separiamo mai».

Lei invece, Laura, come si sente?
«Una nuova me. Ha presente l’inquietudine di vivere che cantavo anni fa?»

Certo.
«Oggi se n’è andata via. L’infanzia e l’adolescenza sono i momenti nella vita che ti segnano di più e ti lasciano così per tanto tempo. A volte pure troppo. Quando diventi madre inizia una fase nella quale metti in discussione tutto, anche quelle che pensavi fossero le tue debolezze. Puff, le mie sono sparite».

Cosa la preoccupava?
«Avevo paura che le cose belle della vita finissero in fretta. Ai miei esordi non potevo immaginare di poter arrivare dove sono arrivata. E anche se sono successe tante cose, quella paura è rimasta in me per tanto tempo».

E oggi?
«Credo nelle strade alternative, nei mondi inesplorati, nelle sorprese che la vita ti può regalare. Sono queste le cose che ti danno un sacco di forza».

Come l’ondata di talent a cui ha partecipato: «The Voice» in Messico e Spagna, «La Banda» negli Usa.
«Esatto. Tutto è nato dopo la serata-evento ‘‘Stasera Laura’’ trasmessa da Raiuno. Dopo quel programma a metà strada tra uno show e un concerto mi hanno chiamata in tanti. Avevo già ricevuto molte proposte, ma ho accettato questa dei talent all’estero... le sembrerà strano... per riposarmi un po’».

Non credo di capire.
«Quando pubblichi un album in oltre 50 Paesi, può capitare che ogni due giorni ti trovi in un posto diverso del mondo e questa cosa può continuare anche per anni. È bella l’idea di stare un giorno in Brasile e uno a Parigi, ma avevo bisogno di ritmi più rilassati per mia figlia. La tv mi permette di restare nella stessa città per alcune settimane e avere, per così dire, una base fissa. Ora è Madrid, poi sarà Miami e infine tornerò in Italia. E i talent, in tutta onestà, li ho scelti anche per un altro motivo».

Quale sarebbe questo motivo?
«Per imparare a far bene televisione. Sto lavorando così tanto all’estero in vista di uno show tutto mio in Italia, quello di cui si sta parlando da anni e che vorrei davvero fare quando sarà arrivato il momento. Insomma, sto studiando...».

Quindi non è nelle sue intenzioni lavorare a un talent show in Italia?
«Girando il mondo mi sono accorta che siamo il Paese con il più alto numero di programmi sul talento musicale contemporaneamente in onda. C’è bisogno di far respirare il mercato anche se l’Italia, da quello che vedo, è piena di talenti affermati nati in tv».

Conferma a Sorrisi l’annuncio del nuovo album che si chiamerà «Simili»?
«Confermo! Arriverà in autunno»

Perché ha scelto questo titolo?
«Mi sono resa conto che più passa il tempo più è importante che le persone non vengano ostacolate per affermare la loro diversità. Le differenze sono pregi, non difetti. Bisogna ribadirlo con forza: ogni persona è unica ma siamo tutti esseri umani, in fondo siamo tutti... simili».

A che punto è con le registrazioni in studio?
«Ho già chiuso due canzoni, altre sono in lavorazione. C’è tanto materiale che sto scrivendo e selezionando, in italiano e in spagnolo. Devo consegnare l’album finito a settembre ma è da oltre un anno che lavoro sui brani. È una promessa: ce la farò!».

Cosa sta emergendo in queste prime fasi di lavoro?
«Mi sono accorta che tanti dei sentimenti che esprimo parlano di mia figlia ancor prima che di me. E ho capito di essere ancora tanto istintiva, come sono sempre stata. Non seguo troppo quello che mi viene suggerito, faccio sempre quello che sento. Anche a costo di sbagliare».

Cosa porterà dall’esperienza nei talent in questo suo nuovo disco?
«È presto per dirlo, ma mi sono accorta incontrando i giovani di ‘‘The Voice’’ che i loro punti di riferimento musicali sono totalmente diversi dai miei. Non sanno chi sono Sting o i Genesis, non conoscono la storia del rock. Ma da loro ho imparato l’interesse per nuovi suoni, come la musica pop influenzata dall’elettronica».

E sua figlia cosa pensa dell’album che sta per arrivare?
«Il materiale pronto lo canticchia già. Spesso le capita di sentire in giro una parola contenuta nel testo di una mia nuova canzone e via... non la fermi più».

È già possibile comprare i biglietti per il tour negli stadi del prossimo anno: il 4 giugno a Milano, l’11 a Roma, il 18 a Bari.
«L’annuncio è arrivato con così tanto anticipo che ho dovuto spiegare che saranno a giugno 2016 e non ora! Saranno concerti coloratissimi. Però ho un rammarico».

Quale?
«Nel 2007 speravo di aver aperto le porte degli stadi alle donne e invece questo non è successo. È un dispiacere ma anche una grossa responsabilità».

È una missione per SuperLaura.
«Va bene (ride) ma sia chiaro: vengo vestita da supereroe solo se si presenta in tutina anche tutto il pubblico. Così saremo simili anche in quello, no?».